Recensione: Un po’ santi e un po’ peccatori di Marie Sexton

Trama:

Levi Binder è un barista di Miami al quale interessano solo due cose: il sesso e il surf. Ostracizzato per la sua omosessualità dalla sua famiglia di fede mormone, Levi è determinato a vivere la vita a modo suo, ma tutto cambia quando incontra il massaggiatore Jaime Marshall. Jaime è abituato a stare da solo. Ossessionato dagli orrori del suo passato, ha come unico amico un cane: la fedele Dolly. E non ha idea di come gestire un uomo splendido e vivace come Levi. Completamente agli antipodi in superficie, sia Levi che Jaime desiderano qualcosa che possono trovare solo stando insieme. Attraverso l’amore e il potere terapeutico del tocco delle mani, troveranno un modo per guarirsi l’un l’altro e impareranno a vivere come peccatori in una famiglia di santi.

 

Recensione:

❤️❤️❤️❤️❤️

«Il tuo stile di vita è un peccato.»
«Continui a ripeterlo e so che ci credi, ma devo dissentire.» «Sai che la dottrina dice che…»
«Sì, lo so, ma penso sia sbagliata.»
«Cosa ti fa pensare di sapere più cose della Chiesa?»
«Perché penso che sia il volere di Dio. Penso che mi abbia mandato da Jaime per una ragione.» Vide lo scetticismo negli occhi del padre e sospirò. «Non mi aspetto che tu mi creda, ma è la verità. Qualche mese fa ho pregato per la prima volta in anni. Ho chiesto a Dio di darmi l’opportunità di fare la cosa giusta e lui ha risposto alla mia preghiera. [..] Ecco come so che non è un peccato. Almeno non uno terribile. Perché Dio sapeva che Jaime aveva bisogno di aiuto. E ha mandato me.»

 

Levi Binder è un mormone che rifiuta la religione con cui è cresciuto perché la sua omosessualità è considerata un peccato. E’ un uomo che fugge dal giudizio dei propri famigliari, rifugiandosi nel suo lavoro di barista in un locale gay di Miami e in tante, troppe, relazioni occasionali.

Era sempre così. Amavano lui ma non le sue scelte. Odia il peccato, ama il peccatore. Sapevano che non era gay per scelta e avevano accettato che fosse nato così. [..] Eppure, anche sapendo che era un qualcosa che non avrebbe potuto cambiare, continuavano a credere che fosse peccato. Era una prova alla quale Dio lo aveva sottoposto e lui stava fallendo. Perché l’unico modo per passare la prova, secondo loro, era negare i suoi sentimenti. Passare la vita rifiutando di cedere ai suoi bisogni. “Rigettare lo stile di vita omosessuale”. In poche parole, vivere la vita da solo e non allo scoperto.

 

Jamie Marshall è un massaggiatore che ha paura di tutto, non ama essere toccato, è un maniaco del controllo e il suo cane Dolly, è l’unico amico che ha. Fatica a dormire, è ossessionato dagli incubi della sua infanzia e chiude a chiave persino la porta della sua camera da letto.

Alla fine, cercava di non pensarci. C’era poco altro che si potesse fare. Soprattutto quando i mostri peggiori erano nella tua testa. Le paure erano così strane e, a volte, dovevi combatterle. Ma Jaime aveva anche imparato che a volte dovevi semplicemente mettere il catenaccio alla porta e cercare di continuare a respirare fino al mattino dopo. A volte combatterle peggiorava solo le cose.

 

Quando Levi prende l’appuntamento per una seduta rimane subito affascinato dall’affascinante massaggiatore, ma scopre ben presto che i suoi modi espansivi non sono affatto graditi. Con il passare dei giorni, Levi inizia a comprendere la complessità di un uomo come Jamie, intuisce i problemi del suo passato, sente dei veri sentimenti verso di lui e la loro amicizia cresce forte e salda.

Jamie ha paura di ciò che prova ma vede in Levi un porto sicuro in cui rifugiarsi, tra le sue braccia, nel suo letto, finalmente si sente protetto e la notte riesce a dormire tra il profumo delle sue lenzuola.

La loro è una relazione che cresce tanto forte, quanto lentamente nel tempo. Levi lascia il lavoro, smette di fare sesso con sconosciuti nello sgabuzzino del bar, perché l’unica persona a cui pensa è Jamie, l’unico uomo per cui vuole essere migliore e che vuole proteggere dal mondo intero.

«Una volta che le persone sanno che sei debole, niente le ferma dal farti male.» Guardò Levi e il dolore era evidente nel suo sguardo. «Non potrei fermarli.»

«Allora li fermerò io,» disse Levi.

Il loro è un rapporto che incontrerà diverse difficoltà lungo il proprio percorso, ma quanto Jamie ha bisogno di lui, Levi ha bisogno dell’altro e ciò contribuisce a formare un legame imprescindibile.

Amava Jaime. Lo amava così tanto che a volte pensava di essere sul punto di perdere la testa. Era difficile credere che il suo cuore potesse battere minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, quando lo sentiva così distorto ed enorme e fragile. Ma continuava a battere. E lui poteva solo sperare che ogni battito lo portasse un secondo più vicino a stare con Jaime.

[…] Sì, Levi era il suo punto luminoso. E Jaime poteva giurare di sentire la sua luce riempirlo.

 

La storia è molto coinvolgente, intensa e appassionante, con una narrazione in terza persona e uno stile scorrevole e semplice.

Levi è un mormone, la sua famiglia è molto numerosa e unita ma non riescono ad accettare la sua omosessualità perché secondo il loro credo è un gravissimo peccato. Nonostante ciò vogliono il meglio per lui e nel corso della storia, quando hanno l’opportunità di capire il cambiamento di Levi e come i suoi bisogni vengano messi in secondo piano rispetto a quelli di Jamie, capiscono che non potranno mai cambiarlo e si sforzano davvero di accettarli in funzione dell’amore che li lega.

«Abraham,» continuò Jaime, «penso che lei voglia distinguere le cose come se ci fosse solo il bianco e il nero, rendendoci tutti o peccatori o santi. Ma non è così semplice. Penso che lei abbia bisogno di accettare che forse siamo tutti qualcosa di diverso. Forse siamo tutti una sorta di via di mezzo.»

 

Jamie è un uomo a cui è stata strappato tutto in tenera età quando all’età di otto anni ha subìto abusi da suo zio. Cresciuto nella vergogna e nella solitudine, è un uomo “danneggiato”, ha paura di moltissime cose ma l’incontro con Levi, lo porterà a vivere di nuovo, ad assaporare il vero amore.

La paura rimase. Stabile. Non migliorò. Non peggiorò. Restò semplicemente lì e quel pensiero fu come una rivelazione. Un trionfo.
Era così bello che Jaime rise apertamente. Aveva provato a combattere la sua paura, ma c’era qualcosa di liberatorio nell’arrendersi e ammettere che la paura era parte di lui.
Non era qualcosa da esorcizzare. Non era qualcosa a cui obbedire. Doveva essere solo riconosciuta. Era come sapere che il proprio corpo era composto quasi completamente di acqua. La chiave era: quasi completamente. E la domanda che seguiva era: e di cos’altro?
Così Jaime accettò la paura. Sì, c’era. Così sia.
Improvvisamente la paura non fu un mare che aspettava di farlo annegare se mai vi fosse caduto. Era più come la neve a Cleveland quando era bambino. A volta era così dura e ghiacciata che poteva camminare sulla superficie a mezzo metro da terra. E anche se si fosse rotta qual era la cosa peggiore che poteva capitare? Che il piede sprofondasse fino alla caviglia? Al ginocchio? Probabile. Ma se anche fosse successo, avrebbe tirato fuori la gamba e avrebbe ripreso a camminare. L’unico modo per sprofondare del tutto sarebbe stato permettersi di cadere e scavarsi un buco in essa.

L’autrice ha scelto due argomenti diversi ma complessi da affrontare e penso ci sia riuscita molto bene. Ho riso, ho pianto e ho riflettuto: un’altalena di emozioni contrastanti.

Leggere è anche sognare e io sogno che un uomo come Jamie, vittima di abusi, possa tornare ad amare, possa tornare a fare l’amore con un uomo, o donna che sia, senza più vergognarsi o senza essere vittima di incubi orribili; sogno che un uomo come Levi, un’anima in pena, alla ricerca di se stesso, lontano dalla famiglia per la sua omosessualità, possa trovare qualcuno da proteggere, da amare e per cui cambiare in meglio, tanto da poter vivere finalmente in pace con se stesso e la propria famiglia; e sogno che anche i più fedeli religiosi possano capire che l’omosessualità non è un peccato né una malattia.

Quindi, grazie Marie Sexton per questo bellissimo romanzo a lieto fine, sperando che altrettante persone lo possano avere nella vita reale.

 

[..] «Non le sto dicendo questo perché si dispiaccia per me. Glielo sto dicendo perché voglio che capisca cosa intendo dire quando dico che Levi mi ha restituito la mia vita. Anzi più di quello, visto che ciò implicherebbe l’averne avuta una, cosa che non era. Ma ce l’ho ora.
La vostra Chiesa dice che il nostro comportamento è peccato e forse è vero, ma se lo è, lo è come lo è bere birra o desiderare la moglie del tuo prossimo ma senza cadere in tentazione. Ma deve capire che non è niente di più di questo. Perché io so cos’è il vero peccato. L’ho visto e l’ho sentito. E ho dovuto conviverci. [..] Ora, potrebbe dire che alla fine avrei trovato una donna che avrebbe fatto per me le stesse cose che ha fatto Levi, ma posso dirle con assoluta certezza che non sarebbe mai successo. Non in un milione di anni. Che lei possa accettarlo o meno, è una cosa che non posso controllare. Ma se, per caso, riesce ad accettare il fatto che io non avrei mai potuto avere una relazione con una donna, allora vedrà che per definizione, solo un peccatore avrebbe potuto aiutarmi nel modo in cui lo ha fatto Levi. E non vedo come aiutare qualcuno possa essere peccato.»
Abraham non disse niente per alcuni minuti. [..] «Quindi,» disse alla fine, «stai dicendo che devo accettare che mio figlio sia un peccatore, ma che nel peccato è d’aiuto?»
«Sì,» disse Jaime con ovvio sollievo. «È ciò che sto cercando di dire.»

 

Questa è una recensione diversa dal solito per me perché dando per certa la bravura di un’autrice come Marie Sexton, dal cuore vi dico quanto questo romanzo sia una buona lettura per le amanti del genere.

Complimenti anche alla traduttrice, Barbara Cinelli, direttore della Triskell Edizioni, per l’ottimo lavoro!

[..] «Pensavi davvero quello che hai detto?» gli chiese Jaime mentre lo tirava a sé per abbracciarlo. «Pensi che Dio ci abbia fatto finire insieme?»
«Non ho dubbi.»
Jaime sorrise, rilassandosi contro di lui, sciogliendosi sotto il suo tocco
.