Segnalazione #8: Homeron Etark di Francesco Giuffrida

Homeron Etark di Francesco Giuffrida

È il tempo di Ilio e degli Dèi. Gli etark, il popolo nativo dell’Oltreoceano, coloro che abitano oltre le Colonne d’Ercole, vedono la propria terra sconvolta da un avvenimento terribile che li condurrà alla distruzione, se non saranno in grado di riscattarsi nei confronti dei loro fratelli umani. Sotto gli intrecci a loro riservati dal Fato, affideranno le loro ultime speranze alla giovane Catlyn e a suo fratello Hero: saranno loro ad intraprendere un epico viaggio che li porterà ben oltre i loro compiti e doveri. Amicizie, scontri, lotte e amori piomberanno su di loro in un mondo crudo e terribilmente diverso da casa. Incontreranno un eroe elleno senza passato, alla ricerca di imprese e gloria, come loro mandante di un compito senza una fine certa. Si imbatteranno in un nemico temibile. Se riusciranno a vincere questa sfida sarà forse possibile per gli etark salvarsi, altrimenti non rimarrà altro che l’oblio. Le loro azioni daranno il via ad una serie di eventi che echeggerà nel futuro, anche il più lontano, di tutto il popolo dell’Oltreoceano…

“[…]
Ci fu un momento nel quale Catlyn riacquistò i sensi. Galleggiava con il volto rivolto al cielo stellato. Le nubi parevano essersi diradate, la tempesta finita. Grida si levavano intorno a lei, ma non erano di dolore o paura, i timbri delle voci erano cavernosi, decisi e rassicuranti. Non riuscì a identificare di chi fossero, neppure a comprendere le parole lanciate al vento: non erano di lingua ellena. Il suono soave delle onde calme e basse la circondava, le entrava nei timpani e poi usciva, entrava e usciva, freddo ma delicato… era il rumore della dolce risacca vicina alla spiaggia. Non riusciva a muoversi, però l’Atlantide aveva perso, si era ritirato di fronte alla sua tenacia.
Qualcosa le passò sotto la schiena, facendole riaffiorare il ventre e poi le ginocchia. Sentì un respiro caldo e profondo sopra di sé. Due braccia possenti la cinsero alla schiena e sotto le gambe. Un odore che mai aveva inspirato la rilassò e le corse giù nei polmoni, liberandola dal bruciante salato marino.
Si sentì sollevare dall’acqua, gocce fredde le scivolarono sulla pelle fino alle punte delle dita di mani e piedi. Percepì rumori diversi, di passi sulla sabbia, di onde contro scogli e relitti. Sbuffi di cavalli, correre di zoccoli e lo strepitare accogliente di un falò. Poi di nuovo passi, sulle sterpaglie. Il soffice frusciare di una pesante tenda… infine la quiete e il caldo.
Vide un volto…
[…]”