Review party: L’ultima volta che ti ho vista di Alafair Burke

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Buongiorno cupcakes al limone,

oggi parliamo dell’ultimo thriller di casa Piemme!

“L’ultima volta che ti ho vista” è il nuovo romanzo di un’autrice sensazionale, 

scopriamo perchè! 

❣️

Trama

L’ultima volta che l’hai vista è stata dieci anni fa. E adesso è tornata.

Metropolitana di New York. Un video sgranato, girato col cellulare da un passante, mostra una donna che salva un ragazzo da una caduta fatale sui binari. Una notizia che fa gola ai giornali locali, perché la donna, subito dopo, scompare senza lasciare traccia.
Come i suoi colleghi, anche la giornalista McKenna Jordan è a caccia di storie. D’altra parte, dopo un passato da assistente procuratore distrettuale che non ama ricordare, questa è la sua vita adesso: cercare notizie barcamenandosi tra fonti inaffidabili e scoop passeggeri. Ma quando le capita tra le mani quel video, ciò che vede la lascia senza fiato.
In quella donna ancora senza nome, McKenna riconosce qualcuno. Susan Hauptmann. Un nome che appartiene al passato suo e di suo marito Patrick. Una vecchia amica di cui da dieci anni non si hanno più notizie. Se è lei, e se è ricomparsa, vuol dire che forse vuole essere trovata.
Per McKenna è arrivato il momento di cercarla davvero, come nessuno ha mai fatto, e di rintracciare il detective Scanlin, che all’epoca aveva velocemente archiviato il caso. Ben presto McKenna si accorgerà, però, che ci sono molte cose che non ha mai saputo di Susan. Perché non sempre sappiamo tutto di quelli che amiamo di più…

Dall’autrice de La ragazza nel parco, un nuovo thriller psicologico in cui ogni certezza viene smontata, ogni verità capovolta, e ogni paura moltiplicata per mille. Alafair Burke, come ha scritto Michael Connelly, è decisamente «un’autrice che continua a sorprendere.»

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Recensione

5/5 _ Eccellente

La storia di cui vi parlo oggi inizia con Nicky Cervantes, un giovane borseggiatore della metropolitana di New York. Quando prende di mira il costoso telefono tra le mani di una bella donna che attende la prossima corsa della metro, Nicky con uno scatto lo afferra e scappa via. Ciò che non si aspetta – e nessuno di noi si avrebbe immaginato – è che la donna lo rincorre a perdifiato con uno scatto da velocista e lo ha quasi raggiunto quando Nicky si scontra con una passante e cade sui binari.
Dopo è un sussegguirsi di grida di sgomento, paura, adrenalina e la misteriosa donna che lo mette in salvo sulla banchina, recupera il cellulare e corre via.

I giornali locali urlano al miracolo, alla salvatrice e nessuno sospetta di ciò che è accaduto prima che Nicky cadesse, ma c’è una giornalista che non crede nella versione ufficiale dei fatti, McKenna Jordan, e che decide di indagare con l’obbiettivo di un buon articolo da presentare al New York City.

Le sarebbe piaciuto poter dire che con quell’articolo stava incoraggiando la cittadinanza a un maggior impegno civico, ma la verità era che stava soltanto svolgendo il suo solito lavoro, preparando il consueto mix di notizie, voyeurismo e gossip. I suoi erano articoli di intrattenimento, e quelli buoni avevano bisogno di un protagonista. Per il momento la copertura mediatica della “tragedia sfiorata” si era concentrata sulla fortuna di Nicky Cervantes.
Lei, invece, voleva saperne di più sulla donna che l’aveva salvato per poi fuggire a gambe levate.

Proseguendo nella sua ricerca, McKenna riesce a mettere le mani su un video di bassa qualità ma che indubbiamente mette in luce le dinamiche del salvataggio e riprende, anche se in maniera poco chiara, il volto della donna.

Per McKenna è un schock ma ne è certa: quella donna è Susan Hauptmann.

Susan Hauptmann era scomparsa nel nulla da circa dieci anni.
[…] Se era ancora viva, dov’era stata per tutto quel tempo? Perché non aveva detto niente a nessuno? E perché era tornata?

La scomparsa di Susan è collimata con un periodo molto brutto sia a livello personale che professionale per McKenna: prima di diventare una giornalista era un giovane procuratore distrettuale in cerca di giustizia. Dopo tanti casi di droga, la svolta lavorativa diventa il caso di un poliziotto che per autodifesa ha ucciso un giovane delinquente. Tutto ruota intorno alla pistola ritrovata tra le mani del ragazzo, arma che giustifica l’azione del poliziotto accusato ma quando McKenna indaga sul numero di serie della pistola, uno strano collegamento la porta a pensare che la pistola sia stata messa successivamente lo sparo.

L’accusa finisce nel nulla ma ormai il polverone è stato alzato e McKenna, odiata da tutta la polizia di New York, è costretta a dare le dimissioni e si rifugia dopo qualche anno nel campo del giornalismo.

Quello stesso anno Susan scompare dal nulla, senza lasciare alcuna traccia, alcun presentimento di fuga né alcun segno di lotta nel proprio appartamento, niente che faccia pensare che se ne sia andata contro la sua volontà.

La perdita di Susan, il ciclone che la vede coinvolta nell’ufficio del procuratore, sono vicende che la segnano nel profondo e quando dieci anni dopo appare un video di una donna che assomiglia moltissimo a Susan sembra che tutto torni a galla e per McKenna diventa un’ossessione provare che quella donna è Susan, provare che è ancora viva ed è a New York.

Sembrava facile: niente promesse, nessuna regola. Seguire le intuizioni come per gioco. Se la melodia non funzionava, in fondo, ci si poteva sempre allontanare dal pianoforte. Ma cercare risposte non era come buttare là qualche nota su una tastiera. Una volta che inizi con le domande puoi non riuscire più a fermarti, neanche quando ti rendi conto che dovresti.

Nella sua ricerca McKenna interpella anche il detective Scanlin che era stato incaricato del caso dieci anni prima e ora che McKenna gli mette la famosa pulce nell’orecchio ammette con se stesso che potrebbe essergli sfuggito qualcosa. Può essere che a distanza di dieci anni riesca a trovare un indizio che non ha visto prima? Quello di Susan Hauptmann non è soltanto una scomparsa misteriosa, è un cold case che intende risolvere una volta per tutte ma quale sarà il prezzo per i due protagonisti?

Ma quella fotografia le aveva chiarito una cosa: non conosceva davvero Susan. Erano amiche, uscivano insieme, si divertivano, andavano alle feste, si lamentavano dei loro lavori. […] Cos’altro le aveva tenuto nascosto?

 

Alafair Burke ci regala un thriller come solo lei sa fare: suspance, intrighi e zone grigie difficili da interpretare.Con il suo stile coinvolgente, l’autrice trascina il lettore nelle sabbie mobili di un thriller che non lascia scampo e da cui è difficile uscirne.

L’ossessione di McKenna diventa quella del lettore e la domanda che esige una risposta è: che fine ha fatto Susan Hauptmann?

Come in “Una perfetta sconosciuta“, Alafair Burke crea personaggi che si nascondono dietro diverse maschere e si avverte a ogni pagina il suo talento e la sua cultura nel campo sia artistico che giuridico.

Leggete “L’ultima volta che ti ho vista” e scoprirete cosa intendo!

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