Review party: “L’ultima mano di burraco” di Serena Venditto

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Buongiorno lettori,

ieri vi ho presentato la mia intervista ai personaggi che popolano l’appartamento di Via Atri 36

e oggi vi parlo del bellissimo libro che li vede protagonisti!

L’ultima mano di burraco” di Serena Venditto.

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Trama

Chiaia, centro di Napoli. Dopo una tranquilla cena in famiglia con la moglie e i figli, che si è conclusa con una partita a burraco, Temistocle Serra, distinto professore universitario di Teoria dei giochi e delle decisioni, muore.

Omicidio, suicidio o morte naturale? Stabilirlo spetta alla polizia, ma c’è una cosa che le forze dell’ordine proprio non riescono a fare: interpretare una sequenza di carte da gioco che l’uomo ha lasciato sul tavolo prima di morire, in un ordine che non può essere certo casuale. Un messaggio in codice, forse, come nei romanzi di Agatha Christie e di Ellery Queen. E chi meglio di Malù, archeologa col vizio della letteratura gialla, può aiutare a risolvere l’enigma?

E così il commissario De Iuliis la coinvolge nel caso in qualità di consulente investigativo («Proprio come Sherlock Holmes!» esulta lei). E Malù a sua volta trascina nell’indagine la sua famiglia d’elezione, gli amici con cui condivide il caotico appartamento di via Atri 36, a due passi da Spaccanapoli: Ariel, traduttrice di atroci romanzetti rosa nonché esperta giocatrice di burraco; Samuel, rappresentante di articoli per gelaterie di origini sardo-nigeriane; Kobe, talentuoso quanto sgrammaticato pianista giapponese; e ovviamente il gatto nero Mycroft con il suo fiuto infallibile.

Cosa voleva indicare Temistocle Serra con quel codice: il nome del suo assassino? La localizzazione di un tesoro? Una misteriosa formula? E soprattutto: chi era davvero il professore, e quali segreti nascondeva? I quattro coinquilini proveranno a scoprirlo, e anche Mycroft avrà modo di miagolare la sua.

Serena Venditto ci conduce, con penna ironica e brillante, nel cuore di una Napoli frizzante e colorata e dentro le vite ingarbugliate di un gruppo di amici fuori dagli schemi, riuscendo a fondere con grazia la freschezza di una commedia romantica e una trama gialla finemente orchestrata.

Recensione

5/5 _ Eccellente

La libertà.
Ma se ti dicessi che la libertà è lo spazio che hai dentro, non quello in cui muoverti, probabilmente ci rifletteresti un secondo in più. Lo spazio che hai dentro, non hai bisogno di altro per essere libero davvero.
Chiudo gli occhi. Penso alla libertà.
Sì, la vedo chiaramente. E’ una città col vulcano e il mare, una casa tutta colorata al terzo piano senza ascensore, l’odore del caffè, tre amici veri, un grande amore, e un fatto nero che dorme su un divano rosso.

Come potevo resistere a una protagonista che nella descrizione principale riporta: “Archeologa di Cantalupo nel Sannio con la passione per il caffè e le investigazioni, letterarie e non. Vuole trasformare l’interno 5 di via Atri 36 nel 221B di Baker Street. E c’è chi l’aiuta.

Capite? Se siete appassionati di Sherlock Holmes come me, è un richiamo unico!

Nonostante il piccolo riferimento al grande Doyle, è stata anche la trama a intrigarmi e devo dire che per essere la mia prima esperienza con questa autrice ne sono uscita veramente soddisfatta!

All’interno di questo fantastico appartamento, abita anche Ariel, la nostra voce narrante: una traduttrice di romanzi rosa che odia profondamente, italo-americana trasferitasi a Napoli, città che ama e l’ha accolta a braccia aperte.

Ma bando alle ciance! Veniamo alla nostra trama: nel precedente romanzo “Aria di Neve” – che leggerò subito STASERA STESSA! – la nostra archeologa/detective è diventata una consulente del commissariato (il come lo dovremo scoprire nel romanzo precedente che ATTENZIONE non è necessario aver letto prima di questo ma ANDIAMO! NON NE POTRETE FARE A MENO!).

Scusate, continuo a sviare, quindi.. Malù consulente più o meno ufficiale e la coinquilina Ariel insieme a tutti gli altri sono parte integrante del tutto.

La nostra storia inizia quando il commissario De Iuliis le convoca per un nuovo omicidio: è stato ritrovato morto in casa sua il professore universitario Temistocle Serra. A poche ore prima di morire, la vittima stava giocando a burraco con la sua famiglia, una passione di tutti, e l’ultimo pensiero prima di spirare è stato quello di lasciare un messaggio con le carte da gioco.

Il commissario può dedicarsi al caso, ma decide di affidarsi a Malù per decifrare il mistero delle carte!

Non le avevo notate prima, nella confusione. Sul panno verde giacevano diverse carte sparpagliate, ma proprio al centro, messe in fila, erano disposte con cura una quindicina di carte francesi in sequenza: Donna di cuori, Asso e 3 di fiori, 3 e 6 di picche, 3 e 7 di quadri, 3 di cuori, 6 di quadri, Asso di cuori, 8 di picche, 2 di quadri, 4 di picche, 3 di fiori e 9 di quadri. Seguivano poche altre carte: un 2 di picche, un 3 di cuori e un 4 di fiori, ma la loro sequenza appariva scombinata. Non si capiva se Temistocle le aveva spostate cadendo o se non erano mai state disposte in qualche ordine. Ma quello che si leggeva bene era: QA3363736A82439.

Da qui si parte con un’indagine appassionante, intrigante e anche divertente!

Malù si avvale delle conoscenze di collaboratori come Ariel, Samuel, Kobe, Ayumi, la Signora Parararo (che, inutile dirlo, assomiglia a Mrs Hudson) e.. Mycroft, il suo adorabile e intelligentissimo gatto.

Si accomodò sul divano con il kit investigativo (caffè e sigarette) e diede inizio alla sessione: “Bene, miei sodali, ora che abbiamo goduto di una cena degna di Nero Wolfe, possiamo proseguire il nostro lavoro; procederemo in ordine cronologico, per quanto possibile, in base alle informazioni parziali che abbiamo raccolto finora, in modo da evidenziare lacune, carenze e informative, interrogativi, dubbi”, e tamburellando con le dita convocò il gatto, che si stese con le zampette incrociate sotto il mento, con gli occhioni fissi su Malù, tanto che temetti che l’evidenziare lacune, carenze informative, interrogativi e dubbi dovesse essere appannaggio esclusivo di Mycroft.

Il romanzo di Serena Venditto è un giallo che mi ha colto di sorpresa più volte e l’autrice è stata bravissima a giocare con il lettore, a scoprire solo determinate carte in modo da svelare solo ciò che la sua diabolica mente ha progettato.

I piccoli riferimenti all’intramontabile mondo di Sherlock Holmes non devono portarvi sulla cattiva strada: l’autrice semina qualche collegamento qua e là ma la sua idea dell’interno 5 di via Atri 36 è particolare e davvero appassionante. Scrivo “appassionante” perché vi troverete vostro malgrado a provare affetto per i suoi inquilini, a ridere e indagare con loro.

Personalmente vorrei vivere in un posto così!

Inoltre, ultima ma non meno importante, l’ambientazione è un grande pregio del romanzo – non tanto perché è Napoli ma per come è riuscita a descrivere una città che, ahimè, non ho mai visto eppure me ne ha fatto innamorare.

Prima di seguirla, lanciai istintivamente lo sguardo verso la guglia dell’Immacolata e il bugnato a punta di diamante della chiesa del Gesù Nuovo. E in mezzo il cielo, azzurro come è giusto che sia un cielo, con le nuvole. Bianche, morbide, grandi, soffici.. veniva voglia di affondarci la faccia dentro.
“Vedi?” dissi indicando in alto.
“Il cielo? La madonnina?”
“No, le nuvole. Altrove puoi avere una bella giornata di sole, ma se ci sono le nuvole sono nere, grigie, portano pioggia, neve. Qui invece decorano il cielo illuminandosi con il sole, e sono candide, di compagnia. Sono il motivo per cui non voglio andare via da questa città.”

E ora corro a leggere “Aria di neve” perché mi mancano tutti tantissimo! 

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