Review party: Il giardino delle rose di Dot Hutchison

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Buongiorno amanti dei thriller,

oggi vi parlo di una delle migliori autrici thriller che abbia letto! 

Il suo romanzo “Il giardino delle farfalle” mi ha conquistata

e fatta a pezzi

e “Il giardino delle rose” non è stato da meno.

Trama

Un pericoloso serial killer che circonda di fiori i corpi delle sue vittime sta per uccidere ancora.

Sono passati quattro mesi dall’esplosione al Giardino, il posto dove giovani donne chiamate “le farfalle” erano tenute prigioniere. Gli agenti dell’FBI devono ancora fare i conti con le conseguenze del trauma, aiutando le sopravvissute a ricostruirsi una vita. Con l’inverno che sta per volgere al termine, per le farfalle si prospettano giorni più lunghi e più caldi per riprendersi. Per gli agenti, invece, l’imminente arrivo della primavera viene annunciato da una scoperta raccapricciante, uno schema che si ripete: giovani donne trovate morte in chiesa, con uno squarcio all’altezza della gola e il corpo interamente circondato da fiori. La sorella di Priya Sravasti è stata una delle vittime, anni prima. Adesso Priya e sua madre vivono da fuggiasche, spostandosi ogni pochi mesi alla ricerca di un nuovo inizio. Ma quando la ragazza finisce nel mirino del maniaco, la ricerca degli agenti diventa una corsa contro il tempo. Purtroppo l’unico modo per catturare l’assassino è farsi aiutare da Priya, anche se ciò significa mettere a repentaglio la sua vita.

Dall’autrice del thriller più terrificante del 2017
Un nuovo inquietante viaggio nella mente contorta dell’assassino
Quando l’inverno finisce un’altra donna muore

Recensione

4/5 _ Ottimo

Dopo la scoperta del Giardino delle Farfalle nuovi crimini sconvolgono l’America, come se il male volesse ricordare a tutti che la vita va avanti, lui va avanti, è ancora lì a ghermire le menti delle persone.

Mentre lo stesso gruppo di agenti dell’FBI che si è occupato del Giardino è alle prese con l’iter giudiziario che ne consegue, un altro caso infiamma le loro scrivanie: un nuovo serial killer diffonde il panico per il Paese e ancora una volta delle ragazze diventano le protagoniste di atroci crimini. Il crimine avviene sempre in una chiesa, sconsacrata o meno; a volte vengono violentate e uccise in modo più passionale, altre i loro abiti vengono depositati in modo ordinato poco lontano e vengono lasciate nude e inviolate. Tutte le sue vittime sono uccise con un netto taglio alla gola, ognuna di loro è sempre attorniata da fiori e i crimini si ripropongono sempre di Primavera.

Cinque anni fa, una delle sue vittime è stata Chavi Sravasti, sorella della nostra protagonista Priya. Da quell’orribile notte, Priya e sua madre vagabondano per lo stato senza mai fermarsi troppo a lungo in un luogo.

Stando al rapporto ufficiale, Chavi era morta tra le nove e le dieci di lunedì sera.
Il resto della nostra famiglia morì intorno alla mezzanotte, solo che ci volle del tempo per gli accertamenti. Io e mamma eravamo fenici e abbiamo trovato il modo di risorgere. Papà ha continuato a bruciare finché non è rimasto più niente.

Dopo l’omicidio della sorella, Priya ha sviluppato un rapporto di amicizia molto profondo con il trio dell’FBI che le sono a loro volta molto affezionati.
Mentre Priya affronta ogni giorno con forza e determinazione, l’FBI naviga nell’incertezza e nell’impotenza da una parte a causa del serial killer e dall’altra a causa delle “farfalle”, ancora incapaci di rapportarsi al mondo e di superare ciò che è accaduto loro, se mai lo potranno fare.

Proprio per questo Victor Hanoverian supporta un contatto tra una delle farfalle e Priya, perché tutte e due hanno sofferto, tutte e due hanno un carattere forte e combattivo e possono trovare nell’altra un aiuto, una mano a cui aggrapparsi.

Era facile essere forte nel Giardino. Le altre contavano su di me e io glielo permettevo, perché sapevo come restare a galla e potevo tenerle mentre imparavano. Ma ora siamo fuori e loro continuano a contare su di me, pretendendo che io sia forte com’ero nel Giardino, ma non so come, mi sento sotto pressione.
Non so come comportarmi in questa situazione. Sono sempre stata incasinata, ma mi stava bene così. Ero quel che ero. Ora la gente pretende di vedere come sono guarita, ma io non voglio guarire. Non avrei dovuto permetterlo. Se voglio restare incasinata, non è una mia scelta?

[…]

Mi sta chiedendo come fare qualcosa che non sono sicura di aver fatto. Scommetto che questo è proprio il motivo per cui Vic ha mandato la lettera: perché lei ha ragione. Non dovremmo essere costretti a guarire se non vogliamo. Non dovremmo essere costretti a mostrarci forti, coraggiosi, pieni di speranza e altre stronzate. Mamma ha sempre affermato con enfasi che va bene non stare bene. Non lo dobbiamo ad altri che a noi.

Dot Hutchison questa volta ci regala un romanzo composto non solo da un caso terribile e all’apparenza impossibile da risolvere, ma ci dona anche la visione del “dopo giardino”: cos’è successo a tutte quelle farfalle liberate? Pensavamo che tutto fosse finito per il meglio?
Con una visione interna, una caratterizzazione unica e molto delicata, l’autrice entra nell’animo delle vittime e dei sopravvissuti, come Irina e Priya, e non si dimentica di intrigarci con piccoli sprazzi della mente del serial killer che ci rendono partecipi della sua follia.

Ho amato il personaggio di Priya perché è una ragazza forte, che non si lascia abbattere dalla sofferenza, non rinnega ciò che prova ma fa forza comune con sua madre, affronta i suoi incubi e con giorni bui e altri meno bui, ma tutti importanti.

Dopo “Il giardino delle farfalle“, è dura leggere un romanzo ad esso collegato e non cadere nella tentazione di confrontarli. Non ci sarebbe gara, perché il romanzo precedente è stato un colpo al cuore, scava un buco che difficilmente può essere colmato nuovamente. Eppure “Il giardino delle rose“, tenuto lontano da questo inutile confronto, guadagna un posto tutto suo nel mio cuore di lettrice perché nonostante sia stato meno agghiacciante e soverchiante del precedente, l’autrice ha scritto un thriller forte, inquietante, coinvolgente e soprattutto unico.

Questo è un aspetto che tengo a precisare perché è importante: dopo un tale successo, come fare a non cadere nella trappola del terreno già battuto? “Il giardino delle rose” ha sempre lo stile che contraddistingue l’autrice, ma le voci narranti sono varie e analizzano più punti di vista differenti e questa è l’ennesima prova della maestria con cui Dot Hutchison scrive.

Se non avete letto “Il giardino delle farfalle” vi consiglio di rimediare e poi non potrete non dedicarvi a “Il giardino delle rose“, ma se preferite leggere quest’ultimo senza avere letto il precedente potete farlo lo stesso anche se perderete qualche emozione per strada.