Recensione: Nightcrawlers di Tim Curran

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Buongiorno lettori, vi voglio augurare un buon inizio settimana

consigliando agli amanti del genere horror

un romanzo davvero bello! Siete pronti? 

Trama:

Duecento anni fa, il villaggio di Clavitt Fields fu raso al suolo. Si sperò che i suoi abitanti fossero periti nel fuoco. Ma non morirono. Andarono sottoterra…

Per generazioni, hanno vissuto e si sono riprodotti nell’oscurità, adattandosi a un’esistenza sotterranea. Ora stanno tornando in superficie e ciò che sono diventati è un orrore al di là di ogni comprensione, un incubo strisciante di malvagità e violenza votato alla distruzione.

La notte è viva… e appartiene a loro.

Recensione:

❤️❤️❤️❤️❤️

Una piccola città e i suoi orrendi segreti.
Nessuno avrebbe mai potuto conoscere, mai potuto sospettare, il genere di cose che strisciavano sotto la sua superficie.
E la maggior parte delle città aveva dei segreti, Kenney lo sapeva, oscure e terribili verità sepolte in modo che i cittadini potessero dormire la notte.
 

Quando la Wisconsin Electric decide di installare una nuova linea elettrica che passa anche dal piccolo paese di Heymarket, sa che dovrà lavorare anche in terreni abbandonati popolati da ex fattorie ormai alla deriva o capanni abbandonati. Tutto regolare, no?
I problemi sorgono quando, scavando in un campo della contea, il grosso bulldozer della compagnia elettrica dissotterra moltissimi corpi. I lavori si fermano ed entra in gioco il tenente Kenney, assegnato al macabro caso.

Pensò: ‘ne abbiamo trovati otto finora, otto maledettissimi corpi’.
Erano distesi sotto incerate di plastica vicino alle fosse da cui erano stati estratti. Cinque donne, due uomini, un bambino. Finora. Finora.
Quella parola continuava a risuonargli nella testa. Otto corpi lì, in una fattoria del Wisconsin, di tutti i dannati posti. Quando chiuse gli occhi, rivide le facce massacrate, che a volte non erano affatto facce, ma tele d’osso scolorite e senza carne. E quello era brutto abbastanza, sicuro, fino a quando non si notavano le condizioni dei corpi, i segni su di essi, e allora tutto diventava sensibilmente peggio.

Tutti i poliziotti assegnati alle indagini sono visibilmente scossi dal terribile numero di corpi rinvenuti e la situazione inizia a peggiorare quando uno di loro sparisce: Kenney con l’aiuto dei suoi colleghi, lo sceriffo e altri agenti si allontanano dal luogo del ritrovo e si addentrano nella foresta oscura per poi raggiungere il villaggio di Clavitt Fields ma dell’agente Riegan non c’è traccia.

Hyder scosse il capo. «Per favore», disse, il volto madido di sudore. «Andiamocene. Andiamocene e basta.»
Kenney decise che il momento era arrivato. Ci vollero cinque minuti per uscire dal villaggio. Altri cinque prima che la foresta oscura lo bloccasse dalla visuale. E per tutto il tempo Kenney continuava a pensare e a pensare. A pensare che qualcosa di orribile fosse accaduto in quelle rovine, che qualcosa di orribile stesse ancora accadendo. Quel posto era diventato cattivo, era stato avvelenato fino alle radici. L’essenza stessa del villaggio era diventata rancida e contaminata, il suo sangue ormai nero e tossico come bile. Un uomo poteva far finta di non sentirla, ma era lì. Una presenza fisica abominevole.
Consapevole, viva, e mortale.

Tim Curran trasporta il lettore in un’atmosfera cupa e piena di tensione che mi ha conquistata sin dal primo capitolo.
La narrazione in terza persona gli permette di cambiare spesso punto di vista per fornire al lettore una visione più ampia dei diversi personaggi che si buttano in quest’avventura.

Lo stile di Curran è il suo tratto distintivo e ciò che mi ha affascinato di più: scorrevole, intenso e suggestivo.
E proprio grazie a questo riesce a creare un’ambientazione tetra e viscida che strega e si impossessa dell’animo del lettore fino allo sconvolgente finale.

La foresta cominciava a premere da tutti i lati. Era buia, umida e ruvida, il vento che faceva risuonare i rami più alti come ossa. Arbusti cresciuti in forme innaturali e alti come un uomo spezzavano la griglia di ricerca. Più di una volta Kenney ebbe l’impressione che un cespuglio si fosse mosso all’angolo del campo visivo e fu colpito dalla sensazione folle e irrazionale che fossero vivi e senzienti. Spostandosi, cancellando le impronte della compagnia, facendo girare tutti quanti a vuoto, mischiandoli come carte in modo che non ritrovassero più la via.
Pensieri di quel tipo gli lasciavano la gola secca come cenere.
Erano pensieri folli, sicuro, ma non si biasimava per come si sentiva o per come si sentivano gli altri, con i volti tirati e tesi, quasi che i teschi sottostanti stessero cercando di liberarsi. Quel posto ti entrava dentro e, per quanto potessi provarci, era difficile capirlo. Ma c’era. Nelle tue viscere e nella tua testa, strisciando lungo la spina dorsale. Forse Hyder aveva ragione: magari era l’aria. Forse c’era qualcosa di negativo, per quanto poco scientifico potesse essere.

I personaggi e il lettore stesso avvertono questa presenza malvagia al limitare dei propri pensieri ma senza riuscire a individuarla, senza capire che cosa – o chi – popola la notte.

Nightcrawerls” è un horror acutamente costruito, un romanzo che tiene alta la tensione senza porvi mai fine.

Questo è l’incubo di Clavitt Fields e potrebbe diventare anche il vostro.

Era come se la pelle dell’universo conosciuto fosse stata lacerata e lui stesse osservando la lesione, pur sapendo che c’era qualcosa là fuori, in quell’oscurità senza fondo, che lo avrebbe fatto impazzire se lo avesse visto.
Pensò che, se fosse stato da solo, probabilmente sarebbe scappato urlando nella notte.