Recensione: L’ultimo di noi di Adélaide De Clermont-Tonnere

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Buongiorno, cupcakes ai mirtilli!

Oggi vi parlo di un romanzo che mi ha stregata: 

“L’ultimo di noi” è un romanzo intenso e coinvolgente..

scoprite cosa ne penso!

Trama

Dresda, 1945. Sotto un diluvio di bombe, una ragazza muore dando alla luce un figlio. Nell’affidarlo alla carità di estranei, consegna loro anche il nome del neonato, come una promessa di futuro.
New York, 1969. Nella Manhattan di Andy Warhol e Jimi Hendrix, un giovane imprenditore rampante è pronto a tutto pur di conquistarsi un posto nel mondo e nel cuore dell’unica donna che è riuscita a farlo innamorare. Lui, Werner, orfano di genitori ignoti, è convinto di poter scrivere la propria vita da zero. Lei, Rebecca, figlia di uno degli uomini più facoltosi d’America, è uno spirito libero. La passione li travolge senza limiti. Ma la felicità ha le ore contate. Una rivelazione inattesa strappa a Werner quel futuro che credeva di avere già in pugno. C’è qualcosa, nelle sue origini oscure, che rischia di separarlo per sempre da Rebecca. Se vuole davvero lottare per il suo amore, Werner dovrà fare i conti con il passato, ripercorrendo a ritroso la storia alla ricerca della sua vera identità, la cui unica traccia è cucita da sempre dentro i suoi vestiti di bimbo: “Si chiama Werner Zilch. Non cambiategli il nome, è l’ultimo di noi.

Recensione

❤️❤️❤️❤️❤️

Era una notte di febbraio, l’ennesima notte tragica per l’umanità. Un’immensa distesa di rovine bruciava sotto una pioggia acre, color cenere. Per ore e ore Dresda era stata un rogo immane che inceneriva corpi, speranze e vite. La città, in questo periodo di desolazione mondiale, era l’incarnazione del caos, a perdita d’occhio. I bombardamenti erano stati così intensi che in tutto il centro non restava in piedi un solo edificio. Le bombe avevano spazzato via case e palazzi come foglie morte.
[..] Le tenebre si illuminavano di un crepitio di lampi, come uno spettacolo da luna park. Nell’oscurità totale, il cielo aveva assunto le tinte scarlatte e dorate di un tramonto annuale. Poco a poco, le fiumane di luce si erano riunite in un mare incandescente. Anche a migliaia di metri di altezza, i piloti che seminavano morte sentivano, sotto le carlinghe, il calore del rogo.
Sembrava destinata a non finire mai. Nel corso delle ore, il fumo e le ceneri si innalzarono fino al cielo e coprirono come un sudario la Firenze sull’Elba. In quella opacità diurna che aggrediva i polmoni e gli occhi, solo la chiesa di Nostra Signora, dal profilo barocco e spettrale, era ancora in piedi. Alcuni superstiti della Croce Rossa vi avevano radunato una gran folla di feriti.

Adélaide De Clermont-Tonnere ci introduce nella città di Dresda, afflitta dalla guerra, distrutta dai bombardamenti; una città sanguinante e priva di speranza. Tra il fuoco, i crolli e le bombe, i superstiti tentano di fuggire e trovare riparo in luoghi all’apparenza più sicuri e solidi. Per questo motivo la Croce Rossa raccoglie i feriti e i malati sotto le mura protettive della chiesa di Nostra Signora ed è proprio lì che la nostra storia inizia.

E’ proprio lì che Louisa Zilch, incinta e ferita gravemente dopo il crollo della sua casa, compie l’ultimo sforzo per far nascere il proprio bambino prima di spirare davanti a un dottore e ai due soldati che l’hanno tirata fuori dalle macerie. Le sue ultime parole sono:  Si chiama Werner Zilch. Non cambiategli il nome, è l’ultimo di noi.

Werner affidato tra le mani di un giovane soldato, ha bisogno di calore umano e protezione, ma soprattutto di latte per poter restare in forze e non perire. Così viene passato il messaggio per tutte le vie, per i vari paesini limitrofi, e tra i sopravvissuti si vocifera di un bambino nato durante i bombardamenti e alla ricerca di una balia.

Dai bombardamenti a Dresda passiamo alla New York in fermento dei fine anni ’60 e a un giovane Werner, cresciuto in una famiglia affidataria e pronto a conquistare il mondo degli affari con il suo migliore amico Marcus. Werner è un giovane rampante, astuto uomo d’affari durante il giorno e donnaiolo la sera, per questo motivo quando i suoi occhi incontrano quelli di Rebecca Lynch in un ristorante newyorkese sembra solo una passione passeggera ma Werner è irremovibile: ha incontrato la donna della sua vita.

La divorai con occhi febbrili, in un modo che evidentemente la divertì, perché mi sorrise prima di voltarmi le spalle. La desideravo. Volevo conoscere tutto di lei, il suo profumo, la sua voce, i suoi genitori, le sue amiche; volevo sapere dove abitava, con chi, com’era arredata la sua camera, che vestiti indossava, di che stoffa erano le sue lenzuola, se dormiva nuda, se parlava di notte. Volevo che mi confidasse i suoi crucci e i suoi sogni, i suoi bisogni e i suoi desideri.

Adélaide De Clermont-Tonnere con uno stile ricco e travoltente ci trasporta attraverso la tormentata e romantica storia d’amore tra Werner e Rebecca e attraverso i dolori e i segreti oscuri della guerra, un lato di essa che raramente viene messo in luce.

La storia di Werner va di pari passo a quella della sua nascita con capitoli che si alternano tra New York e la Germania nazista. Un terribile passato lo potrebbe segnare per sempre e dividerlo anche dalla donna della sua vita.
Rebecca è un punto fermo, colei che può distruggere e tenere insieme Werner con il suo amore e la sua unica presenza. Werner e Rebecca non sono solo i protagonisti di questa storia ma sono due anime che si incontrano e si scontrano con passionalità, rabbia, amore e sofferenza e noi siamo gli spettatori travolti da tutti questi sentimenti ambivalenti.

Mi detestavo per questa mia ossessione per Rebecca. Avrei voluto soffocare i miei sentimenti, ma parevano indistruttibili. La città mi era diventata ostile. In qualsiasi momento un luogo, una canzone, un’immagine potevano mandarmi il cuore in tilt e lasciarmi lì, ansimante, solo per la strada, ad aspettare che l’ondata di dolore cambiasse frequenza, prima di riprendere il cammino. La mia impotenza mi faceva orrore. Avevo tentato tutto quello che era in mio potere per cancellare quella donna dalla carta della mia esistenza, ma lei l’aveva irrimediabilmente macchiata con il suo inchiostro.

“L’ultimo di noi” è un romanzo sapientemente scritto, coinvolgente e intrigante grazie ai misteri e alle domande che sorgono dopo ogni pagina.

Solitamente non amo questo genere, ma “L’ultimo di noi” è molto di più di un semplice romanzo storico: è amore e dolore; è un male terribile e soverchiante ma è anche speranza, perdono e rinascita.

Werner Zilch è “L’ultimo di noi” e “L’ultimo di noi” è un romanzo da leggere assolutamente.

Il male esiste, i sadici esistono. Inutile cercare delle scusanti, non ne hanno. È la loro indole profonda. Provano piacere a infliggere dolore. Bisogna evitarli o, se si hanno i mezzi, eliminarli, ma spesso, noi che siamo persone con una coscienza abbiamo limiti che gente come quella non conosce.