Blog Tour “La biblioteca sull’oceano” di Ashley Hay ∼ Recensione

 

Buongiorno lettori!

Oggi vi presento una recensione un po’ particolare.

Stiamo parlando di “La biblioteca sull’oceano“,

un romanzo davvero meraviglioso di Ashley Hay.

Innanzitutto vi presento la mia recensione e poi..

scoprirete qualcosa in più su di me!

Trama:

In una piccola città affacciata sull’oceano, c’è una biblioteca dove gli abitanti vanno in cerca di pace e di sogni. Affidano le loro richieste ad Ani, bibliotecaria alle prime armi, una giovane donna già segnata da un destino crudele, che le ha strappato un pezzo di cuore e l’ha lasciata sola a crescere la sua bambina. Quell’impiego le è stato offerto per aiutarla ad andare avanti e, se lei ha accettato, è anche un po’ per il ricordo che serba della prima biblioteca mai visitata: una sala meravigliosa in cui aveva trovato rifugio in un giorno di pioggia, un luogo solenne che l’aveva incantata. Ora, tra le pagine dei libri, cerca le risposte che non sa darsi da sola e spera di rivivere almeno un briciolo di quella lontana magia. Tra quei vecchi scaffali, anche il dottor Draper vorrebbe ritrovare la sua vita di un tempo, di quando ancora non aveva conosciuto la guerra e il senso di colpa per tutti coloro che non è riuscito a salvare. Mentre il suo amico Roy, che al fronte si è scoperto poeta, vaga alla ricerca delle parole perdute, quell’ispirazione venuta meno proprio ora che è circondato da tanta pace e bellezza. Finché una poesia anonima ricevuta da Ani irrompe in quel tempo sospeso e riavvia il corso di quei tre destini, ormai intrecciati per sempre in un’unica trama.

Struggente e poetico, La biblioteca sull’oceano è un romanzo che parla di nuovi inizi e del potere salvifico della letteratura. Una storia di ritorno alla vita, che trafigge il cuore di speranza.

 

Recensione:

❤️❤️❤️❤️❤️

Posti affascinanti, le biblioteche. Chiude gli occhi. Basta entrare per trovarsi coinvolti in un delitto, una storia d’amore, nel resoconto accurato della vita di qualcun altro, o in un ammutinamento in mare aperto. Un ventaglio infinito di possibilità, di avventure; mettersi nei panni altrui ha il fascino del proibito. 

Anikka e Mackenzie Lachlan vivono con la loro figlia Isabel nella piccola cittadina di Thirroul a pochi passi dal mare. Siamo alla fine del 1948, a tre anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e nonostante l’Australia abbia vissuto meno l’impatto di questa tragica guerra, sono molte le vite che sono state spezzate.

In questa storia ci sono tre anime perdute nel dolore che si intrecciano: Anikka Lachlan che perde il marito durante un incidente ferroviario, Roy McKinnon e Frank Draper che tornano nella loro città natale dopo le terribili esperienze che hanno vissuto in guerra.

Anikka è una donna così felice e soddisfatta della sua vita che assistere alla sua perdita è una sofferenza che mi sono portata dietro per l’intero libro.

La porta in fondo al corridoio è la sua ultima speranza: Ani da una parte e gli uomini, la sera, la notizia dall’altra. Se tengo gli occhi chiusi, immagina chiudendoli subito, forse quando li aprirò scoprirò che sto dormendo. Che sto dormendo profondamente e che è soltanto un sogno.
«Signora Lachlan?» la chiama il pastore. «Possiamo entrare?»

Per fortuna, l’intero paese le si stringe attorno e la aiutano in un momento così difficile offrendole anche un lavoro presso la biblioteca. È lì che, un passo dopo l’altro, giorno per giorno torna a respirare, pur vivendo una vita a metà.
La biblioteca è anche ciò che la unisce agli altri due personaggi di questa storia: il tormentato poeta Roy e lo scontroso e spezzato dottor Draper.

Ora, seduto in aria, vorrebbe volatilizzarsi nella luce chiara del meriggio.
‘Quanti uomini hai ucciso, Roy? Quante volte hai alzato il fucile per sparare?’
All’orizzonte vede una nave sulla rotta per Melbourne, la stessa che, finalmente, da Sydney lo ha riportato a casa, appena una settimana prima. Per gran parte di quei tre anni, dalla fine della guerra, ha gironzolato nelle regioni più remote del Paese, standosene alla larga dalla gente che conosceva, da sua sorella e dalle sue domande. Ha provato uno strano sollievo nel sapere che i suoi genitori erano morti mentre lui era oltreoceano: se suo padre l’avesse messo alle strette e gli avesse chiesto una cifra precisa, non avrebbe potuto negargli una risposta sincera.

Tra paesaggi meravigliosi, riflessioni, poesie e il grande amore per la letteratura, Anikka scopre una nuova forza, Roy torna a scrivere le sue amate poesie e Frank tenta di sotterrare i suoi peggiori incubi.

Se è impossibile starsene seduti in una tranquilla sala di parole e pagine senza sviscerare il concetto di dolore accidentale, né le strategie di difesa più illogiche e imprevedibili: quanto dev’essere difficile trovarsi in mezzo alla guerra e non chiedersi perché quel proiettile ha colpito una data persona, perché quella mina era proprio lì e perché si continua a camminare illesi?
«Voglio saperlo», dice infine sorpresa dalla forza della propria voce. «Voglio sapere come si fa a capirlo.»
Ma sente solo il battito del cuore che le romba nelle orecchie.

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Lo stile di Ashely Hay è veramente unico: con una delicatezza disarmante descrive paesaggi, sensazioni, dolore e sorrisi. 
Usa le parole come se fossero delle note musicali che risuonano; sono colte e poi semplici, prima delicate e poi dure.

È come se le parole avessero un proprio suono, una musica soave e malinconica che ci trasporta lungo la lettura. 

All’orizzonte, esplodono chilometri di luce che restano lì sospesi, luminosi, più di quanto Ani non si aspetti. Rimane senza respirare fino a che non si spengono; c’è qualcosa di trionfale, magnifico, in quello spettacolo, come un coro di voci celesti o lo squillo delle trombe angeliche. ‘Poiché egli comanderà ai suoi Angeli di custodirti in tutte le tue vie; essi ti porteranno nelle loro mani, perché il tuo piede non inciampi in alcuna pietra.’ Il salmo le viene in mente di punto in bianco e, nell’istante in cui ci pensa, il lampo si riaccende ed è sicura di veder salire la superficie di terra e mare insieme a quel fulgore.

La guerra è un punto cruciale dell’intero romanzo: scandisce ogni attimo, talvolta viene citata talvolta no, rimane sempre sullo sfondo delle vicende, come uno spauracchio che fatica ad andarsene.

C’era un uomo che ballava in Martin Place quando è finita la guerra… l’ho visto al cinegiornale; ballava di gioia. Ma cosa stavamo festeggiando? L’atrocità con cui è finita? Quegli articoli sulla guerra che ancora avvelenano i nostri quotidiani a distanza di tre anni: non è ancora un capitolo chiuso, vero? La storia deve ancora essere scritta.

Un altro merito da dare a questa bravissima autrice è la sua capacità di descrivere l’ambientazione: le parole prendono forma, i colori, il vento, il sapore del mare e delle lacrime – tutto diventa reale e la sua penna disegna paesaggi unici.

Sono al buio, il frastuono è assordante, la velocità sembra aumentare adesso che non si vede più niente. E poi escono, alla luce, all’aperto, alla calma apparente.
E finalmente l’oceano, la sabbia, la punta di quella minuscola penisola che si è insinuata, sottile, tra terra e mare. È una giornata serena, l’oceano è calmo e nero come la pece, la parete rocciosa del promontorio pare tinta d’oro e arancio, rosa e marrone. Mentre il treno curva e si inclina sui binari, i versanti della montagna somigliano agli enormi monoliti dell’Isola di Pasqua, poi assumono le fattezze geo- metriche di un tempio nel deserto. Ecco quindi gli squarci rosso fuoco delle cokerie; lo spazio sottile dove c’è posto soltanto, o così pare, per una stradina o una mulattiera, in mezzo alle pretese di mare e roccia. Poi il guazzabuglio di toponimi; semplici descrizioni, termini stranieri o nomi vetusti e originali: Coalcliff, Scarborough, Wombarra, Austinmer. Infine, Thirroul.

L’autrice entra nell’animo di una donna rimasta vedova troppo presto e di un uomo che soffre ancora per una guerra così ingiusta e devastante, trasportando il lettore in un’atmosfera malinconica e struggente.

“La biblioteca sull’oceano” è un romanzo intenso, vivo, toccante e semplicemente bellissimo.

«Forse bisognerebbe interpretare tutto questo come una linea continua», dice il poeta. «Non c’è niente di bello nel presente e niente di brutto nel passato, solo gli eventi che seguono il loro corso. Il che probabilmente significa che ci sono argomenti di cui si può scrivere e altri che è meglio non toccare.» Osserva il lento avanzare dell’autobus che si accosta, fa salire i passeggeri e riparte, diretto a sud. «È consolante vedere che tutto va avanti: gli uccelli continuano a cantare, gli autobus a viaggiare. Ma se si vuole che tutto vada avanti si deve accettare il verificarsi di eventi infelici, persino orribili. Ed è difficile.» 

Eccoci alla fine di questa recensione e, come vi ho anticipato, vi svelerò la mia “biblioteca ideale” e il luogo dove leggo sempre! 

Con me ci sono altre 8 colleghe blogger, quindi ricordatevi di passare anche da loro per scoprire cosa ne pensano di questo bellissimo romanzo! 

Nella mia biblioteca personale non possono mancare moltissimi libri di cui non potrei fare mai a meno, ma se devo citarne due che mi hanno salvata.. sono “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman e “Livelli di vita” di Julian Barnes

Livelli di vita” è lontano dal mio solito genere ma è così coinvolgente, cinico, sofferente e disarmante che mi ha conquistata in ogni sua minima parte.

Gli scrittori credono nei disegni prodotti dalle loro parole che sperano possano arrivare a compirsi in idee, storie, verità. È quella la loro salvezza, in assenza come in presenza di dolore.
(Livelli di vita)

L’acquisto di “Che tu sia per me il coltello” è stato alquanto singolare: mi aggiravo per la Feltrinelli di Parma in cerca di qualcosa che mi potesse emozionare, continuavo a pensare – “vorrei qualcosa di diverso, di unico” – fu così che mi girai e vidi su un tavolino da lettura questo viso di donna ritratto in copertina, senza un sorriso, con occhi fissi su di me, come se fosse lì ad aspettare “proprio me“. 
Sarà una mia fantasia, ma mi piace pensare che fosse un segno del destino. Con una cover e un titolo così attraenti è stato amore a prima vista e quando ho letto la trama ho capito che era il libro di cui avevo proprio bisogno in quell’esatto momento della mia vita (e così è stato).

Se è davvero così, se ti senti tra parentesi, permettimi allora di infilarmici dentro, e che tutto il mondo ne rimanga fuori, che sia solo l’esponente al di fuori della parentesi e ci moltiplichi al suo interno.
(Che tu sia per me il coltello)

Fatemi sapere i due libri che vi hanno salvato! 

Seconda curiosità: voi dove leggete?

Io ovviamente ovunque mi trovi ma se mi posso rilassare con un buon libro..

il luogo in cui leggo sempre è il letto

 

Grazie per essere passati, fatemi sapere cosa ne pensate e.. buone letture!