Recensione: “Il contratto” di Elle Kennedy

 

Trama:

Hannah Wells è una studentessa modello. Una di quelle ragazze intelligenti che al college non godono di nessuna popolarità. Ora si è presa una bella cotta per il ragazzo più fico della scuola, ma c’è un problema: per lui Hannah non esiste. Come fare per farsi notare?
Garrett Graham è un bad boy, ed è anche uno dei ragazzi più popolari della scuola, grazie alle sue imprese sul campo da hockey. Ma le speranze di un grande futuro rischiano di andare in fumo perché i suoi voti sono troppo bassi. Avrebbe bisogno di un aiuto per superare l’esame finale e poter diventare un giocatore professionista…E allora è naturale che i due stringano un patto. Hannah sarà la tutor di Garrett fino alla fine dell’anno. In cambio, Garrett fingerà di uscire con lei per accrescere la sua fama: a quel punto tutti la noteranno di sicuro. Ma qualcosa va storto e quel bacio in pubblico, tra Hannah e Garrett, non sembra poi così falso…

 

Recensione:

❤️❤️❤️❤️❤️

La bacio profondamente, perdendomi nel suo sapore e nel suo calore, e in tutto ciò che fa parte di lei. Non me lo sarei mai aspettato. A volte una persona ti entra dentro di soppiatto, e all’improvviso non riesci a capire come tu abbia potuto vivere senza di lei fino a quel momento. Come abbia fatto a trascorrere le giornate e a uscire con gli amici, e a scoparti qualcun altro senza che nella tua vita ci fosse quella specifica persona importante. Hannah interrompe il bacio con una tenera risata. «Scegli una stanza», mi provoca.
Decido che potrebbe essere arrivato il momento di rivedere la mia posizione sulle fidanzate.

 

Il contratto” vede come protagonisti Garrett, bellissimo giocatore di hockey, e Hannah, studentessa di canto.

Hannah è una ragazza riservata che non ama partecipare alle feste perché a quattordici anni è stata drogata e stuprata proprio durante una festa. I colpevoli sono riusciti a farla franca grazie ai soldi e a buoni avvocati e ora Hannah si destreggia tra lo studio, le prove di canto e il lavoro per poter alleggerire il più possibile le spese dei suoi genitori.

Le feste non mi piacciono.
Sono stata stuprata a una festa.
Dio, odio quella parola. Stupro. È una delle poche parole della nostra lingua che quando la senti ha un effetto viscerale. Come uno schiaffo brutale in pieno volto, o il freddo di quando ti versano dell’acqua ghiacciata sulla testa. È brutta e demoralizzante, e io cerco con tutte le mie forze di evitare che prenda il controllo della mia vita. Ho lavorato su ciò che mi è accaduto. Credetemi, l’ho fatto.

Per questo motivo quando il famoso atleta dell’ateneo Garrett Graham le chiede aiuto per recuperare un brutto voto in Etica filosofica, rifiuta categoricamente.
Per non parlare dell’antipatia innata che prova per quel giocatore di hockey sciupafemmine sempre così sicuro di se stesso.

Ai miei amici piace moltissimo parlare male dell’élite della Briar. Di solito io non partecipo (preferisco pensare di essere al di sopra del gossip), ma… ammettiamolo: la maggior parte dei ragazzi più popolari sono dei coglioni.
Un esempio emblematico è Garrett Graham: l’altro celebre atleta di questo corso. È un tipo che se ne va in giro come se questo posto fosse suo. Immagino che in un certo senso sia così.

Garrett, però, è molto più furbo di quanto sembra e accorgendosi della cotta che Hannah ha per il giocatore di football Justin Kohl, la usa a suo favore per offrirle un patto: se lei lo aiuterà in Etica filosofica, lui la aiuterà a farsi notare da Justin.

«Cosa?»
«Ah. Ho conquistato la tua attenzione».
«No. Hai conquistato il mio disgusto. Davvero credi che voglia uscire con te?»
«Tutte vogliono uscire con me».
Lei scoppia a ridere.
Forse dovrei sentirmi offeso da quella reazione, ma mi piace il suono della sua risata. Ha un qualcosa di musicale, e un tono rauco che mi solletica le orecchie.
«Giusto per curiosità», dice lei, «la mattina, dopo esserti svegliato, ti ammiri allo specchio per un’ora o due ore?»
«Due», rispondo allegramente.
«Ti dai il cinque da solo?»
«Certo che no». Sogghigno. «Bacio ciascuno dei miei bicipiti, poi punto lo sguardo verso il soffitto e ringrazio quel grand’uomo del piano di sopra per aver creato un esemplare di maschio tanto perfetto».
Lei sbuffa. «Ehm… Sì, be’, mi dispiace scoppiare la tua bolla, Mister Perfetto, ma non sono interessata a uscire con te».
«Credo che tu abbia frainteso, Wellsy. Non punto ad avere una storia d’amore con te. So che non ti interesso. Se ti fa sentire meglio, neanche tu mi interessi».

In questo modo Garrett e Hannah passeranno del tempo insieme: lui si renderà conto della bellezza di un vero rapporto e lei di quanto le apparenze l’abbiano portata fuori strada..

Per quanto, onestamente? A volte non mi sento figo la metà di quanto la gente crede che io sia, e sono quasi certo che se ognuno di loro prendesse del tempo per conoscermi davvero, probabilmente cambierebbe idea. È come quello stagno su cui pattinavo da ragazzino: da lontano, il ghiaccio sembrava liscio e lucido, finché non ti ci avvicinavi abbastanza, e all’improvviso tutte le imperfezioni e il groviglio di solchi lasciati dai pattini diventavano visibili. Io sono così, immagino. Coperto di solchi di pattini che nessun altro sembra notare.
E cavolo, è chiaro che stasera mi sento decisamente troppo filosofico.

 

Il contratto” è un libro davvero bellissimo: un new adult divertente, coinvolgente, emozionante ma non struggente.  Una lettura d’obbligo. 

Garrett è vivace, pieno di passione, determinato a vincere e diventare un giocatore professionista ma con un piano B sempre pronto perché non è quell’atleta stupido che Hannah crede che sia.
Piuttosto il vero segreto di Garrett è il suo rapporto con un padre ex giocatore di hockey, un uomo violento e irascibile che durante la sua adolescenza gli ha lasciato diverse cicatrici sia fisiche che mentali.

E adesso vi rivelerò una cosa: io odio mio padre. No, lo disprezzo. La cosa buffa è che il bastardo pensa che tutto ciò che ho fatto l’abbia fatto per lui. L’intenso allenamento, i lividi su tutto il corpo, ammazzarmi venti ore a settimana per migliorare il mio gioco. È abbastanza arrogante da credere che io sia disposto a fare tutto questo per lui.
Ma ha torto. Lo faccio per me stesso. E, in misura minore, lo faccio per sconfiggerlo. Per fare meglio di lui.
Non fraintendetemi: adoro il gioco. Vivo per il clamore della folla, l’aria frizzante che mi gela il viso quando sfreccio sul ghiaccio, il sibilo del disco quando sferro un colpo secco che fa illuminare il tabellone. L’hockey è adrenalina. È eccitazione. È… rilassante, addirittura.

Hannah, invece, è una ragazza forte, tenace, piena di vita e che è riuscita con il tempo a superare la violenza che l’ha vista protagonista. Eppure con il tempo si rende conto che seppur abbia affrontato le sue paure e i ricordi, c’è ancora un muro di sfiducia che la blocca durante i rapporti sessuali: si sente rotta, irreparabile, incapace di vivere la propria sessualità come una ragazza normale.

Di solito sono molto sicura di me in altri settori della mia vita. Canto, studio, amicizie. Quando si tratta di relazioni sentimentali, regredisco a quella ragazzina traumatizzata di quindici anni che ha avuto bisogno di tre anni di terapia prima di riuscire a sentirsi di nuovo normale.

Il rapporto tra i due protagonisti è semplicemente adorabile, dolce e divertente:

Garrett sale sul letto e si sdraia, appoggiando la testa su una montagna di cuscini. Non ho mai conosciuto qualcuno che dorma con così tanti cuscini. Forse ne ha bisogno per cullare il suo ego smisurato.

Elle Kennedy ha mantenuto i toni delle “tragedie” dei protagonisti su un piano molto “soft”: le loro esperienze li hanno forgiati, cambiati e segnati per diventare ciò che sono ora ma non sono le sofferenze il punto centrale del romanzo.

 

Il contratto” è un romanzo che consiglio davvero tanto a tutte le amanti del genere romance e new adult. Inoltre, ho conosciuto gli amici di Garrett e sono sicura ne vedremo davvero delle belle con i prossimi volumi della serie!