Recensione: Golden son di Pierce Brown

 

Buongiorno cupcakes, in occasione del blog tour dedicato a “Golden Son”

vi propongo la recensione in attesa della mia tappa! 

 

Trama:

Come la sua gente, i Rossi, Darrow è stato un minatore costretto a scavare nelle profondità del pianeta Marte a temperature intollerabili. Per dare una nuova terra alle future generazioni, credeva lui. Ma la Società che serviva l’ha tradito, nella maniera più crudele. Gli ha portato via la sua innamorata, Eo, e si è rivelata per quello che è, una casta di privilegiati che vivono di bugie e sopraffazioni. La decisione più difficile e pericolosa è ora alla sua portata: infiltrarsi tra gli Oro e diventare uno di loro, per riscattare il sacrificio di Eo e dei suoi, per portare il proprio popolo alla liberazione. “Golden Son” è il secondo volume della saga.

Recensione:

❤️❤️❤️❤️❤️

Mi aspettavo di essere accolto a braccia aperte. Di trovare un esercito. Un piano grandioso. Che Ares si togliesse l’elmo famigerato, mi accecasse col suo bagliore e dimostrasse che tutta la mia fiducia era stata ben riposta. Dannazione, volevo solo ritrovarli per non sentirmi più solo. Eppure, seduto qui nella stanza di cemento con queste tre figure pallide sulle loro sedie di plastica sgangherata, mi sento più solo che mai.

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Il secondo capitolo della saga inizia pochi anni dopo la presa dell’Olimpo all’Istituto: Darrow Au Andromedus è ufficialmente entrato nella famiglia di Nerone Au Augustus e detiene i favori del mondo degli Oro.
Troviamo Darrow nel pieno di una battaglia presso l’Accademia, dove gli Oro vengono addestrati ancora più ferocemente che nell’Istituto.

All’Istituto, ci addestrano a sopravvivere e conquistare. Qui all’Accademia ci insegnano la guerra. Saggiano la nostra destrezza. Comando una flotta di navi da battaglia contro altri Oro. Combattiamo con munizioni finte e ci lanciamo in incursioni e arrembaggi alla maniera dei combattimenti astrali degli Oro. Non c’è motivo per distruggere una nave che costa grossomodo il prodotto interno d’una dozzina di città, quando puoi invia- re una Sanguisuga, una navicella d’assalto piena di Ossidiana, Oro e Grigi, a conquistare i suoi organi vitali e farla tua.
Insieme alle lezioni di combattimento stellare, gli istruttori ci martellano con le massime della loro razza. Solo i forti soprav- vivono. Solo i più gloriosi governano. Poi se ne vanno e ci la- sciano a cavarcela da soli: a balzare d’asteroide in asteroide, in cerca di viveri, basi, braccando gli altri studenti fino a che non rimangono due flotte, e nient’altro.
Sto ancora giocando una partita. È solo la più micidiale, finora.

L’autore gioca con Darrow e con il lettore stesso perché se troviamo un protagonista pieno di speranze, di gloria e progetti per distruggere il tanto odiato mondo Oro.. saremo ben presto delusi, quando Darrow perde la battaglia contro i Bellona presso l’Accademia e “cade in disgrazia”.

Per Nerone niente è più importante dell’orgoglio e della gloria e non si fa alcun scrupolo ad abbandonare Darrow al suo destino rinnegandolo dalla casa di Andromedus.

Fossi ancora l’uomo che Eo conosceva, sarei raggelato per l’orrore. Ma quell’uomo non c’è più. Ogni giorno compiango la sua morte. Dimentico sempre più chi ero, i miei sogni, i miei amori. Adesso c’è solo una tristezza inebetita. E vado avanti nonostante l’ombra che mi getta addosso.

Darrow è perso, non ha contatti con i Figli di Ares e non sa come sopravvivere in un mondo che lo sta calpestando ma come è accaduto anche nell’Istituto, quando Darrow cade e sembra che per lui non ci sia più alcuna speranza è in quel momento che risorge ancora più forte.

Eo disse che, se fossi salito verso l’alto, altri mi avrebbero seguito. Ma non sono ancora salito. Non ho ancora compiuto ciò che mi ha chiesto. Non sono un esempio. Sono un assassino. Non ho scuse per arrendermi. Per lasciare il suo sogno ad altri. Ares non ha mai conosciuto Eo. Non ha mai visto la scintilla che covava in lei. Io sì. Prima di esalare il mio ultimo respiro, devo costruire il mondo in cui voleva crescere i nostri figli. Questo era il suo sogno. Ecco perché si è sacrificata, perché altri non dovessero farlo. E non permetterò che altri decidano il mio destino. Non adesso. Non mi fido di Ares, se ciò vuol dire rinnegare Eo.
Non mi fido, se quello che devo sacrificare è la fiducia in me stesso.

Tra nuove alleanze, giochi di potere, tradimenti e battaglie sanguinarie, Darrrow deve portare a termine la sua missione perché il sogno di Eo arde ancora dentro di lui ed è la fiamma che lo tiene ancora in vita.

Eo diceva che le persone mi avrebbero sempre guardato.
Credeva che possedessi una qualità, un’essenza che infondeva speranza. Raramente l’ho sentita dentro di me. Non c’è niente adesso. Solo timore. Dentro mi sento un tale ragazzino – spaventato, petulante, egoista, colpevole, triste, solo – eppure è me che guardano. Sotto il peso dei loro sguardi sono sul punto di spezzarmi, rattrappire e chiedere che qualcun altro prenda le redini. Non posso farlo. Sono piccolo. Sono solo un bugiardo in un corpo scolpito. Ma quel sogno non deve essere spento.
Perciò agisco e loro guardano.

 

Pierce Brown prosegue magistralmente la serie “Red Rising” e ci dona un secondo capitolo, se possibile, ancora più avvincente. 

Lo stile è tagliente e diretto e l’ambientazione si espande e diventa più complessa e articolata: scopriamo altri pianeti, altre famiglie Oro, conosceremo Ottavia au Lune, l’eterna sovrana della Società e tantissimi altri personaggi.

Come molti miei lettori sapranno, non amo particolarmente i romanzi distopici ma Pierce Brown è l’eccezione che conferma la regola perché ha creato un mondo così complesso e coinvolgente che mi ha rapito subito.

Il sogno di Darrow, i suoi dubbi, la sua sofferenza diventa la mia ed è stato impossibile non affezionarmi a un personaggio così complesso e sfaccettato. E’ solo un ragazzo ma sulle sue spalle ha un peso enorme: il sogno della sua giovane moglie morta, uccisa da quegli Oro che hanno reso la sua gente in schiavitù. 

E’ anche affascinante come l’autore non lasci nessun dettaglio al caso: Darrow è un Rosso con un corpo modellato a somiglianza di un Oro, le miniere e tutto ciò che rappresenta la sua vera casa sono lontani e vive una quotidiana battaglia per non annegare in un mondo in cui tutti ti possono voltare le spalle da un momento all’altro e il più debole muore.

Brown non trascura nemmeno l’amore per la giovane Eo e l’affetto profondo per Mustang, sua compagna nelle battaglie all’interno dell’Istituto; due donne che convivono nel cuore di Darrow anche se in diversa misura.

Ma non posso pensare solo alla Ragazza Rossa. Quando vedo la luna, penso al sole. Mustang brucia nei miei pensieri. Se Eo profumava di ruggine e terra, allora la ragazza Oro è fuoco e foglie autunnali.
Una parte di me vorrebbe ricordare solo Eo. Che la mia mente appartenesse solo a lei, come uno di quei cavalieri leggendari. Un uomo così innamorato di una donna perduta da chiudere il cuore a tutte le altre. Ma non sono quella leggenda. Per tanti aspetti, sono ancora un ragazzo, smarrito e spaventato, in cerca di affetto e amore. Quando sento la terra, onoro Eo. E quando vedo il fuoco, ricordo il calore e il tremolare delle fiamme sulla pelle di Mustang mentre giacevamo nella nostra stanzetta di ghiaccio e neve.

Non posso smettere di ammirare e amare Darrow: è un eroe atipico, una figura tragica ma tanto forte da riuscire sempre a rialzarsi quando tutto sembra perduto.

Se state leggendo questa recensione e avete letto “Red Rising” vi confermo che “Golden Son” è all’altezza del primo libro; se siete capitati qui per caso.. Correte a leggere la recensione del primo volume (QUI) e combattete con Darrow la sua battaglia più importante.

A fine lettura avverto ancora una stretta intorno al cuore, la passione e la forza di Darrow sono senza fine e Pierce Brown è un sadico, lasciatemelo dire.
Non vedo l’ora di leggere “Morning Star” perché questa saga crea davvero dipendenza. 

«Qualcuno deve spezzare le catene.»

Lettori adorati,

ricordatevi che siamo nel bel mezzo del blog tour e ci sono molte tappe da visitare! 

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