Recensione e intervista: Maria accanto di Matteo B. Bianchi

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Buongiorno lettori, oggi vi parlo di un romanzo unico nel suo genere

e della bellissima chiacchierata con l’autore Matteo B. Bianchi

Trama

Immaginate una commedia romantica senza love story.
Prendete la Santa Vergine Maria e trattatela come una di noi: jeans di H&M e scarpe da ginnastica.
Poi lasciatevi stupire.
Non è un racconto sul sovrannaturale ma una storia d’amicizia non convenzionale.

Elisabetta, detta Betty, è una ragazza di venticinque anni senza particolari pretese né ambizioni. È di Milano, vive con la madre nel quartiere di Lambrate e fa la segretaria in uno studio dentistico con un contratto a tempo indeterminato, una vera fortuna se paragonata alle situazioni precarie in cui versano Vero, la sua migliore amica, e Luchino, il suo più stretto confidente. Si divide tra lavoro, fidanzato e serate in compagnia. Una normalità rasserenante. Ma una sera, dopo piccoli accadimenti a cui non dà troppo peso, le appare Maria, la Madonna, proprio in camera sua.
È un’apparizione esclusiva, a carattere privato. Nessun segreto da rivelare, nessuna profezia di catastrofi imminenti. Maria ha bisogno di un’amica.
Di una persona semplice, quasi banale, da frequentare e con la quale condividere esperienza quotidiane. Vuole essere una ragazza qualsiasi, ciò che non è mai potuta essere.
Maria accanto è un romanzo speciale come speciale è l’amicizia che racconta.
Con uno stile brillante e ironico, Matteo B. Bianchi ci fa riflettere su cosa conti veramente, su quanto le differenze servano a rinsaldare e fortificare i rapporti. E le amicizie, comprese quelle divine, sono sostanzialmente fatte di poche cose: sostegno, condivisione e partecipazione. Con o senza miracoli.

Intervista

Come è nata l’ispirazione di un romanzo così particolare?

“L’idea, in realtà, era quella per un cortometraggio e non per un libro.
Io ho fatto diversi cortometraggi con un regista che si chiama Max Croci, che adesso ha fatto anche diversi film, e l’idea è nata proprio attraverso questo modo: eravamo a Palma di Maiorca per un festival in cui c’era in concorso un nostro cortometraggio e una mattina eravamo su questo lungomare desolato del periodo autonnale e ci siamo fermati ai tavolini di un bar chiuso. Abbiamo iniziato a parlare pensando ai nostri futuri progetti e Max mi ha detto “Vorrei lavorare con questa ragazza..“, mi ha citato il nome dell’attrice con cui avrebbe voluto lavorare e, ti giuro, come nelle migliori tradizioni letterarie mi è venuta in mente questa storia, così dal nulla perché non aveva niente a che vedere con il luogo in cui eravamo, con quello di cui stavamo parlando.. però ho avuto quest’idea della Madonna che appare a una ragazza qualsiasi per nessun motivo specifico e che cosa può nascere da una situazione di questo tipo.
Il cortometraggio non è stato fatto anche perché ci siamo accorti che era una storia troppo complessa per produrlo e mi sono accorto che questa era la storia per un libro; e devo dire che, nonostante abbia scritto diversi libri, raramente sono contento di una cosa mia quanto in questo caso. Ne sono proprio entusiasta.

E non pensi se ne possa fare un film?

“Io spero vivamente se ne possa fare un film! La stessa storia è una storia in qualche modo molto poco incasellabile perchè ha degli aspetti di commedia, degli aspetti drammatici, è a tematica religiosa ma non è spirituale.. è veramente uno strano oggetto da qualunque parte lo si guardi e questo secondo me è la sua caratteristica principale, quello che mi piace di questo libro: è anomalo da tanti punti di vista.

Quanto è stato difficile riuscire a non farlo diventare un libro religioso e renderlo, allo stesso tempo, attuale e vero?

“Allora non è stato difficile non farlo diventare un libro religioso perché la figura che io tratteggio di Maria è una figura quasi bidimensionale, cioè Maria appare a questa ragazza e le dice sin da subito che non può fare nulla. Quindi è una Maria osservatrice.”

Vedi, ogni tanto io sento il bisogno di tornare ad avere un contatto con la gente, col mondo di tutti i giorni, ma silenziosamente, senza alcun clamore Tipo viaggi in incognito, ecco. E in questi casi scelgo una donna giovane, come te, che mi possa accompagnare e illustrarmi come sia cambiata la realtà.
– Ma io sono una ragazza qualsiasi!
Maria scuote le spalle. – Oh, siamo tutte ragazze qualsiasi. Sono le esperienze a renderci speciali.
[..] Non sono qui per valutare la tua religiosità. A me basta che tu abbia voglia di passare un po’ di tempo con me ogni tanto. Che mi permtti di tornare a trovarti.
[..] Vuoi essere mia amica? – le chiede Maria.

“Quindi in questo senso diciamo che il libro è poco religioso perché prendiamo la figura di Maria in una visita privata quindi non può dire nulla, non può mischiarsi con le questioni terrene. In fondo questo libro è tutto sulle spalle di Betty perché è lei che deve subire questa presenza, è lei che deve in qualche modo infilare questa presenza nella sua vita di tutti i giorni ed è a lei che crea veramente problemi in un modo o nell’altro.”

Quanto è stato difficile calarsi in una ragazza, persino di venticinque anni?

Non mi sono posto tantissimo il problema dell’età, quanto quello della normalità.
Maria accanto” parla di una ragazza che fa quelle cose che forse facciamo un po’ tutti, anche un po’ vergognandoci, come andare al centro commerciale di sabato pomeriggio per prendere due cose, andare a fare la spesa, comprare vestiti in Corso Buenos Aires.. Insomma un po’ le cose di una persona qualsiasi.

Il problema per Betty è vedersi da fuori: improvvisamente tutto quello che fa, avendo Maria accanto, le sembra stupido, troppo banale.
C’è una scena in cui vanno a un concerto insieme e lei si guarda intorno e pensa che chiunque altro potrebbe essere più adatto di lei, perché forse è l’effetto che avremmo tutti: perché io?

Tutte hanno una storia più interessante della sua. Forse, più drasticamente, tutte hanno una storia, punto. 
Betty no.
Cos’ha da raccontarle una che cerca tra gli appuntamenti sul giornale le cose interessanti da fare, perché di suo non ha alcuna idea?
Che tristezza.
Che pena.
Che spreco.

La vera sfida di Betty è proprio quella di reggere questo rapporto. A un certo punto lei ne prende atto e lo accetta.
Non ho voluto scrivere in nessun modo una favola morale. Non c’è una morale in questo romanzo, non c’è una redenzione, lei non fa un percorso spirituale tale per cui… no. Betty è quella che è e così rimane. Ci sono ovviamente delle differenze, ma perché nella vita tutte le esperienze ci segnano in qualche modo – e anche questa la segna in un certo modo – ma non è che aver incontrato la Madonna la spinge a farsi suora.

[..] Riassumendolo in maniera molto semplice: Maria non è spaventata dalla banalità che invece terrorizza Betty perché le sembra quasi uno spreco avere lì la Madonna e farle vedere H&M, ma in realtà la vita di tutti noi è fatta così, di questo tipo di banalità. Non abbiamo mediamentamente esperienze eccezionali però se lo fossero, allo stesso tempo, sarebbero meno significative per Maria perché rappresenterebbero delle eccezioni.
La frase che ho scelto da inserire sul retro della copertina è: Siamo tutte ragazze qualsiasi. Sono le nostre esperienze a renderci speciali.
E questa frase secondo me è proprio la chiave del libro: sono le esperienze che ci formano e ci rendono unici ma in sè siamo tutti sulla stessa barca, siamo tutti un po’ banali, un po’ ingenui, spaventati dal mondo e così via – che è quello che è Betty.

Per il personaggio di Betty hai preso spunto da qualcuno?

“No, assolutamente no. Betty è un po’ il concentrato di quello che vedo, a volte avevo paura che fosse un concentrato di luoghi comuni perché ha degli amici con lavori precari, lei è l’unica con un lavoro fisso, comunica con gli altri quasi solo tramite social.. non ho preso ispirazione da qualcuno in particolare ma da quello che mi sembra sia lo standard odierno.”

Parli di una morale che non c’è, non vuoi trasmettere insegnamenti a nessuno ma a qualcuno parli. Avevi in mente un lettore in particolare a cui rivolgerti?

Parlavo a me. Forse l’ho scritto perché spero ci siano altri come me, un modo per capire se là fuori c’è qualcuno che mi capisce.”

Come ti sei sentito alla fine della stesera del romanzo?

“Per la prima volta in vita mia non ho mai avuto la sensazione che fosse finito perché ne ho scritto una versione che era ancora più breve, consapevole che non fosse sufficiente però ho dovuto confrontarmi con l’editor della casa editrice, con un po’ di persone, perché io capivo che sarei dovuto andare avanti per questra strada ma avevo bisogno che qualcuno dall’esterno mi desse dei riscontri effettivi.
Io poi sono anche uno che non scrive in ordine cronologico: cioè io non scrivo dall’inizio per arrivare alla fine, sono capace di scrivere prima il quinto capitolo poi il ventesimo e poi l’ottavo perché devo mettere giù dei punti importanti e poi dopo, come nella Settimana Enigmistica, unisco i punti e capisco cos’è successo. Quindi in questo caso ho fatto lo stesso: ho posto i punti fondamentali per poi sistemare il resto. Sono andato avanti a sistemarlo praticamente fino al momento in cui è andato in stampa e avevo proprio la sensazione che avrei potuto continuare all’infinito. Ora, però, mi sembra concluso e ne sono soddisfatto.

Recensione

Questa è la storia di Betty, a cui di punto in bianco le appare la Madonna.

Come avrete notato dall’intervista, “Maria accanto” non è assolutamente un libro religioso e non si prefigge di esserlo.
Maria appare a una ragazza qualunque, che potrebbe essere ognuna di noi. Betty ha venticinque anni, lavora come segretaria in uno studio dentistico e non si lamenta perché sa di essere fortunata ad avere un lavoro stabile in questo momento di crisi. Vive ancora con la madre, ha un ragazzo da qualche anno e ha diversi amici con cui esce la sera a Milano.
Sembra tutto nella norma, finché una sera non le appare Maria in tutta la sua splendida gloria.

Spegne la luce in corridoio e, ancora al buio, apre la porta della sua camera.
La Madonna è in piedi al centro della stanza, che la attende. Indossa una tunica bianca e un mantello azzurro. Ha uno sguardo sereno e radioso ed è completamente circondata dalla luce: miliardi di piccoli raggi che riempiono la camerata di colori brillanti e mai visti prima.
Sente il cuore fermarsi, il respiro strozzarsi in gola, le gambe tremare.
E poi, la visione parla.
– Ciao, Elisabetta.
Dice solo questo: un saluto e il suo nome. Ma è sufficiente perché Betty perda ogni contatto con il presente e si afflosci a terra, svenuta. 

Betty è sconvolta e solo dopo molte rassicurazioni da parte di Maria, inizia ad accettare che la Madonna ha scelto di apparire proprio a lei. Maria, però, è una presenza atipica rispetto a quello che Betty si aspetta: l’apparizione è incorporea e le chiede soltanto un po’ di amicizia. Non ci sono miracoli né rivelazioni, Maria vuole solo un’amica.
Così Betty porta Maria a una mostra d’arte, a un concerto e anche per negozi per del sano shopping tra amiche.

Sarà anche un essere divino, ma di amicizia femminile odierna se ne intende davvero poco. Forse anche Betty comincia a capire perché le serva rinfrescarle i meccanismi di tanto in tanto. Un’amica che non sa dirti se stai bene con un top attillato, diciamocela tutta, che razza di amica è?
Distoglie lo sguardo dallo specchio e si volta verso Maria. – Dimmi una cosa. Qual è la prima caratteristica che una buona amica deve avere?
– Direi l’affetto, ma anche la lealtà, l’altruismo, la condivisione..
Betty la interrompe, agitando una mano come per scacciare un fastidio. – Tutte cose che vengono dopo.
– Ah. – Maria appare mortificata, e confusa.
Betty alza il dito indice della mano destra e lo punta verso l’alto: – Allora, requisito numero uno fondamentale per essere una buona amica è consigliare i vestiti giusti. Se non sei capace, devi imparare.

Il loro è un rapporto che non è destinato a durare, lo possiamo comprendere sin da subito, però è un’esperienza che cambierà Betty nel profondo, non come persona di fede ma come una donna che sta diventando grande e prende atto del mondo che la circonda.

Matteo B. Bianchi ha uno stile essenziale, diretto e scorrevole che sa parlare a tutti i tipi di lettori. La narrazione è in terza persona, nonostante la protagonista assoluta sia sempre Betty.

Betty è una ragazza comune, in cui è facile immedesimarsi. Di fronte a Maria si sente sempre impacciata, inopportuna e si preoccupa dell’impressione che può fare a Maria tutto ciò che la circonda: il centro commerciale, gli amici con le loro battute volgari, la coppia che si bacia in modo un po’ troppo spinto.. Maria, invece, non si preoccupa di queste cose perché è proprio ciò che vuole vivere e conoscere. Eppure Betty in più momenti si domanderà perché è capitato proprio a lei, pensando che ci siano persone sicuramente più meritevoli.

Un personaggio secondario che ho apprezzato tantissimo è sicuramente il migliore amico di Betty, Luchino. Una figura secondaria ma importante ai fini di Betty come protagonista perché è l’unico a cui lei confiderà il suo segreto.
Luchino, inoltre, è anche protagonista di qualche piccola scena che mi ha fatto sorridere e sarà un amico molto saggio per Betty.

– Starai mica diventando saggia?
Betty scuote il capo. – Invece è tutto il contrario, è questo che mi preoccupa. Voglio dire, a una appare la Madonna e per lei dovrebbe cambiare tutto, no? Invece Maria insiste che non deve cambiare nulla.
[..] – Beh, è come la fede.
Il concetto di fede si basa sulla fiducia, sul credere in qualcosa senza averne le prove, no? Un credente si fida del messaggio di Dio e basta questo a modificare la sua esistenza. Il fatto che Maria non ti dia spiegazioni o risposte non significa che tu non puoi modificare la tua vita. 

Matteo B. Bianchi disegna una Milano piena di vita, bellissima e luminosa che fa da sfondo alla storia di Betty e Maria.

Via Tofane, sulla sinistra, invece è perfetta: la pavimentazione a mattonelle; le abitazioni basse rigorosamente in giallo Milano; i portoni che si aprono su cortili circondati da case di ringhiera; i piccoli laboratori artigianali che danno sulla strada; il ristorante greco coi tavolini grezzi di legno e le tendine bianche; i lampioni in ferro, alti e ricurvi come giunchi, lungo tutta la riva. Come le sia venuto in mente di utilizzare questo habitat come sfondo per il loro incontro non sa dirlo. Forse aveva solo voglia di bellezza. 

Maria accanto” mi ha fatto sorridere, mi ha commosso e mi ha fatto sentire speciale, come un lungo abbraccio. Un romanzo pieno di positività, crescita e amicizia.
È unico nel suo genere e non è catalogabile, quindi non avete scuse per non leggerlo. Non ne rimarrete delusi.