Recensione e intervista: Leonardo – Il romanzo di un genio ribelle di Massimo Polidoro

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Buongiorno lettori affamati di novità, 

oggi vi racconto della nostra chiacchierata con Massimo Polidoro

in occasione del suo ultimo romanzo:

“Leonardo – Il genio ribelle”!

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Trama

«Quando qualcuno mi chiede se c’è una persona che vorrei intervistare, se avessi la bacchetta magica, rispondo sempre: Leonardo.» dalla prefazione di Piero Angela.

È l’alba del XVI secolo. L’Italia è divisa in una miriade di regni litigiosi e incapaci di opporsi alle mire delle grandi potenze. Tra quelle corti soggette ai capricci della guerra si aggira un personaggio bizzarro e affascinante, che sembra uscito dalla penna di uno scrittore. È un pittore e scultore che come nessun altro riesce a catturare l’anima di ciò che raffigura. È un inventore in grado di concepire monumenti di prodigiosa bellezza, architetture così ardite da superare ogni immaginazione, macchine belliche che sembrano provenire da un futuro lontano. È uno scienziato che di ogni fenomeno dell’universo vuole indagare i meccanismi profondi: il moto dei pianeti, dell’aria e dell’acqua, il volo degli uccelli, il corpo umano. Quasi non esiste disciplina in cui non dimostri una maestria senza pari.
Si chiama Leonardo da Vinci. Intorno al suo nome fioriranno leggende, miti, storie fantastiche. Eppure, sono ancora molti gli enigmi e le zone d’ombra nella sua biografia. Servirebbe una macchina del tempo o lo sguardo di un testimone oculare, per poter finalmente risolvere il rompicapo di colui che da secoli rappresenta, nell’immaginario comune dell’umanità, l’incarnazione del Rinascimento.
Il libro che avete in mano è esattamente questo. Attraverso le memorie – immaginarie, ma scrupolosamente documentate – di Francesco Melzi, 
che del maestro fu per anni amico e allievo prediletto, Massimo Polidoro ci conduce in un incredibile viaggio nella turbolenta Europa di cinquecento anni fa.

Cammineremo accanto a Leonardo, seguiremo gli stupefacenti sviluppi del suo ingegno, lo ammireremo nell’attimo irripetibile della creazione delle sue opere immortali, e ascolteremo dalla sua viva voce i pensieri e le intuizioni del più grande talento universale della storia.

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Intervista

“L’idea che avevo era di creare un libro che raccontasse un Leonardo che non era quello della solita biografia, ce ne sono di ottime però si parla sempre di Leonardo artista, Leonardo inventore, le sue macchine.. Tutti quegli aspetti sicuramente interessanti e affascinanti che però lasciano un po’ da parte il Leonardo uomo, la persona che era.
Da quando iniziano a scrivere di lui dopo la sua morte, ad esempio, Vasari fa un ritratto di Leonardo che sembra uscito da un altro pianeta: quest’uomo bellissimo, dotato di talento in tutti i campi, che sapeva raccontare, cantare, suonare. Divertiva perché era anche una personalità ricercata a corte e poi sapeva dipingere come nessun altro, era ingegnere, urbanista, architetto.. e allora già Vasari dice che evidentemente gli influssi celesti, gli dei, hanno deciso di premiare Leonardo e donargli tutte questi talenti.

Diciamo che oggi è un ritratto che facciamo fatica ad accettare, nonostante continuiamo a leggere cose in cui Leonardo è fuori dal mondo, è una figura anomala. È vero lo è, ma non bisogna dimenticarsi che era davvero un uomo, non veniva da un altro pianeta, era un uomo che cresceva e viveva in un ambiente che non era proprio congeniale a uno come lui.

Nonostante tutto sommato fosse un periodo di tranquillità – non cerano grandi guerre, la persecuzione religiosa era forse in pausa prima dell’arrivo dell’Inquisizione – ciò nonostante arriva con delle caratteristiche che non sono quelle di un vincente sulla carta.

Figlio illegittimo – suo padre era un notaio ma non poteva seguire la sua carriera – scriveva con la sinistra, quasi sicuramente era omosessuale, non mangiava carne, disprezzava la guerra nonostante per trovare lavoro disegnasse macchine da guerra, la considerava una pazzia bestialissima.

Ecco nonostante tutto questo, lui riesce a diventare una leggenda giù da vivo, perché già da vivo si rendono conto che è qualcosa di mai visto: Raffaello lo adora e lo mette al centro della sua scuola di Atene; e altri ne parlano tutti come di una figura straordinaria. Tutti lo cercavano, tutti lo volevano nonostante i difetti che gli rinfacciavano, uno dei quali era quello di essere inconcludente, di non portare a termine i suoi lavori.

A volte faceva scelte artistiche rischiose come con l’Ultima Cena che si è rovinata quasi subito, altre volte è stato fortunato come il cavallo qui a Milano: lui era pronto a fondere il bronzo, aveva pronto il modello, aveva fatto i piani e poi è arrivata la guerra e gli hanno portato via tutto quel bronzo per fare dei cannoni. Quindi l’accusa di essere inconcludente non è pienamente meritata ma i contemporanei pensavano che perdesse tempo dietro follie come la matematica, le piante, le foglie, gli animali.. quindi non lo capivano.

Questo è il grande ripianto e soprattutto il fatto che tutte le cose che ha scritto e documentato con l’idea un giorno di trasmetterle agli altri e farne tanti libri – quello era il suo sogno – non vede la luce perché morirà prima di chiuderne anche solo uno e il suo discepolo Francesco Melzi, che è colui a cui do voce all’interno del libro, pur conservando tutte queste carte come reliquie preziose lavora tutta la vita su un solo libro che vedrà la stampa, “Il trattato sulla pittura“, e molte di quelle carte preziosissime andranno disperse dopo la morte di Francesco perché i figli erano completamente disinteressati a Leonardo e due terzi ce li siamo proprio giocati così.

E forse ancora più triste è il fatto che di quelle carte che rimanevano, i collezionisti se le accaparravano ma non per leggerle e studiarle ma come cimeli del grande artista e solamente a fine Ottocento iniziano a leggerle e a capire che forse non era solo un pittore bravissimo ma anche altro, rendendosi conto della sua genialità. Peccato solo che a quell’epoca tutte le sue scoperte erano state già fatte.”

Secondo te se fosse vissuto nel nostro periodo, con le potenzialità di oggi, con gli strumenti di oggi, con le menti che ci sono in giro: che cosa avrebbe combinato Leonardo? 

“Forse tantissimo, forse niente. Perché il rischio è questo qui. Perché oggi forse da un lato tutto è acessibile quindi diventa difficile trovare qualcosa che vada ancora scoperto, dall’altro chi lo sa magari avendo a disposizione quello che è disponibile oggi avrebbe fatto dei salti mentali che a noi sfuggono. È impossibile da immaginare però se alla sua epoca è riuscito a vedere e immaginare così tante potenzialità probabilmente l’avrebbe fatto anche oggi.”

Cosa pensi sul mistero che aleggia intorno a Leonardo?

“Diciamo che è uno di quegli argomenti facili attorno ai quali creare mistero: basta vedere il successo de “Il codice Da Vinci” che parte proprio da lui. Proprio perché è talmente ricco di spunti e tanti aspetti della sua vita talmente poco conosciuti che diventa quasi facile per uno che vuole inventarsi o immaginare dei misteri: scriveva da destra a sinistra, e già quello era vista come una cosa misteriosa, doveva nascondere chissà quali segreti: era mancino, semplicemente non voleva sporcare il foglio ed è cresciuto scrivendo così. Bastava mettere uno specchio e guardardando in controluce leggevi quello che aveva scritto; però ecco il fascino del mistero e di voler vedere cose che non ci sono accompagna tante cose figuriamoci se non accompagnava uno come Leonardo.

Quindi pensi che non ci sia niente di vero in tutte queste analisi dei suoi misteri?

“Ci sono tanti aspetti misteriosi su Leonardo che non sappiamo semplicemente perchè non abbiamo documenti, conferme. Lui non ci dice quasi niente della sua storia personale quindi dobbiamo raccogliere briciole qua e là per cercare di ricostruire qualche cosa; per quel che riguarda Leonardo esoterico e Leonardo che fa parte di sette direi che non ci siamo.”

Che cosa si prova a fare la raccolta di queste briciole? Io non posso immaginarmi l’emozione di riscostruire soprattutto una storia come quella di Leonardo.

“È la parte difficile ma più esaltante perché vuoi essere fedele ai fatti. Anche se c’è scritto “il romanzo“, il romanzo sono le situazioni ricreate, il contesto, il colore, l’umore, le voci, le persone che parlano ma la storia è quella lì, quella vera.
Quindi si parla sempre di andare a cercare degli spunti storici concreti poi però a volte per forza di cose devi immaginare: quando ci sono i dialoghi tra Francesco e Leonardo ho cercato il più possibile di usare le parole che Leonardo ci ha lasciato; è chiaro che la battuta può essere che sia capitato che me la sia dovuta inventare, pur basandomi sul suo modo di esprimersi.
Per cui è divertente e per me è divertente anche vedere alla fine il risultato finale del memoriale perchè me lo immagino proprio come il memoriale di Francesco che si mette lì e ci racconta del suo maestro con tanto amore e affetto.”

Io invece sono rimasta affascinata dalla struttura del romanzo, mi piace che tu abbia scelto questa modalità perché lo discosta da un “testo scolastico”: la tua scelta è derivata dall’idea di renderlo più “accessibile”?

“Indubbiamente c’è questo elemento perché come dicevamo ci sono tante biografie e se uno le legge scopre tante cose su Leonardo però chiaramente sono delle biografie che hanno dei vincoli perché non possono spaziare come in un romanzo, devono restare fedeli ai fatti, con un impianto di note e fonti.
Sono più asettiche perché magari il contesto c’è ma non più di tanto e a me quello che mi sarebbe piaciuto da lettore era dare la possibilità a chi non è lo studioso di Leonardo, a chi non si mette a leggere la biografia da seicento pagine, la possibilità di conoscere Leonardo in una maniera che fosse piacevole che però allo stesso tempo desse delle informazioni corrette e che ti facesse magari alla fine venir vglia di conoscere di più, di approfondire e allora lì magari vai a cercarti la biografia dell’esperto che ti da tante altre informazioni ma un punto di accesso mi sembrava che mancasse da questo punto di vista.

Secondo te Leonardo ha subito in qualche modo il suo essere omosessuale? Il fatto che della sua vita sappiamo veramente poco, è stato perché i suoi contemporanei non hanno voluto dirci qualcosa di più?

“Diciamo che forse l’ha subito nel senso che lui si è reso conto da ragazzo che potesse essere un problema grosso: lo arrestano, no? Finisce in questa retata da una segnalazione anonima di qualcuno che probabilmente era un amante respinto. Deve passare probabilmente delle giornate non belle in questa situazone, anche perché lui si sente responsabile nei confronti del padre, dei suoi amici e della sua famiglia e poi scrive proprio che bisogna evitare di rendere esplicite le proprie passioni ed è quello che fa per il resto della vita perché al di là di ritrarre modelli maschili non fa come Michelangelo – anche lui omosessuale, che dedicava delle poesia al proprio innamorato, pur con tutti i sensi di colpa che poteva avere Michelangelo, cattolico convinto. Leonardo non aveva sensi di colpa ma era solo cauto e aveva paura di finire nei guai per quelle che erano le sue inclinazioni e le sue passioni.

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Recensione

4/5_Ottimo

Massimo Polidoro ha voluto portare alla luce il grande personaggio di Leonardo Da Vinci differenziandosi dai suoi colleghi scrittori con una escamotage letterario: è l’autore stesso a raccontarci in prima persona del misterioso ritrovamento di un manoscritto intitolato “Vita di Leonardo Da Vinci – Dalle memorie di Francescho da Melzo“.

Per una serie di strani eventi il manoscritto non è più nelle sue mani, ma la voce narrante decide di donare la trascrizione di quel volumetto:

E dunque, nonostante tutti i dubbi che ancora mi accompagnano, ho deciso di dare alle stampe la trascrizione realizzata quella notte di tanti anni fa. Per non appesantire la lettura ho cercato di alleggerire lo stile involuto e il linguaggio arcaico tipico dei letterati e degli umanisti rinascimentali, chiedendo sin d’ora perdono per le inevitabili semplificazioni e per le integrazioni a cui alcuni passaggi poco chiari e di difficile decifrazione nel testo originale mi hanno costretto.
Confido che i contenuti di questo memoriale, al di là delle questioni filologiche su cui ci sarà tempo e modo di discorrere con gli studiosi interessati, aiuteranno a mettere meglio a fuoco la straordinaria figura di Leonardo da Vinci, troppo spesso circondata da un’aura leggendaria, a volte dai
risvolti quasi soprannaturali, che poco ha a che spartire con le gioie e i dolori, i successi e le frustrazioni di quello che fu prima di tutto un uomo. Un uomo fuori dal comune e dotato di straordinari talenti, indubbiamente, ma pur sempre un essere in carne e ossa, che a volte doveva fare fronte alle
angherie di un lavorante o di un committente e che spesso era costretto a tenere con cura i conti della spesa per non rischiare di fare debiti.

Da questo momento è la voce di Francesco Melzi a raccontarci la vita di Leonardo con uno sguardo attento ma non asettico, dettagliato ma non scientifico.

Lo stile utilizzato da Massimo Polidoro è chiaramente ben strutturato e studiato: l’autore ha costruito un’ambientazione storica che accoglie l’occhio del lettore e lo abitua agli usi e costumi dell’epoca; anche lo stile e le scelte linguistiche sono da ammirare perché con il potere di un camaleonte, l’autore cambia pelle e voce per ogni personaggio che descrive e interagisce con il resto dell’ambiente.

Leonardo – Il romanzo di un genio ribelle” è una lettura dedicata a coloro che vogliono conoscere meglio una figura così importante della nostra eredità, a coloro che desiderano sporgersi oltre alla “vetrina” dietro la quale Leonardo Da Vinci ci viene presentato, a coloro che vogliono scoprire il velo e conoscere i pregi e i difetti di un grande uomo che ha fatto la storia e senza il quale, chissà, ora non saremmo quello che siamo.

E la sua esistenza fu proprio così, un interminabile procedere e avanzare, un continuo risolvere problemi che all’improvviso si interrompe perché la carta è finita, la candela si spegne, la minestra si fredda, la vita finisce.