Recensione e intervista: L’anno che è passato di Amanda Reynolds

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Buongiorno lettori,

oggi vi presento Amanda Reynolds e “L’anno che è passato”!

Amanti dei gialli, a me! 

Trama

«Con maestria Amanda Reynolds svela la verità dei fatti tenendo il lettore inchiodato alla pagina. Un bellissimo romanzo d’esordio.» Kathryn Hughes, autrice di La lettera

Quando Jo si risveglia in fondo alle scale di casa e vede suo marito chino su di lei, non ha memoria di quel che è successo. Per fortuna non si è fatta nulla di grave, ma la caduta le ha provocato  un’amnesia che copre gli ultimi dodici mesi. Jo comincia con fatica a mettere insieme i tasselli della propria vita, ma i ricordi sono confusi e il marito e i figli non sono di aiuto. Tutti sembrano volerle nascondere qualcosa. E in effetti, a mano a mano che Jo si riappropria di brandelli del suo passato recente, quel che vede la sorprende, la inquieta, la disturba, perché non collima con l’immagine serena di una donna appagata dalla vita famigliare, con un marito affettuoso, due figli ormai grandi e responsabili, una bella villa in campagna. Cosa è successo durante l’ultimo anno? Perché dai recessi della sua memoria emergono volti sconosciuti, situazioni inconsuete, sensazioni di pericolo incombente? Perché si sente così sospettosa di tutti, degli amici, dei figli, del marito… persino di se stessa?

Nel romanzo d’esordio L’anno che è passato, Amanda Reynolds mette la sua scrittura raffinata e incalzante al servizio di una protagonista costretta dagli eventi a svelare l’orrore che può nascondersi dietro la facciata di una vita «normale».

Intervista

“Questo romanzo racconta di una coppia, Jo e Rob, sposati da ventiquattro anni con una vita matrimoniale molto felice però ora si trovano in un momento di transizione: quel momento in cui i ragazzi sono cresciuti, hanno fatto una serie di scelte abbastanza discutibili, scelte che hanno iniziato a corrodere e distruggere il loro matrimonio. Quindi questo è il passaggio in cui si trova la coppia, a cui si aggiunge un trauma importante ed è qui che inizia la storia di “L’anno che è passato“.

Il libro inizia con la caduta: Jo cade dalle scale, si trova per terra e non ha ben capito cosa sia successo. Quando si sveglia si accorge di aver preso un colpo in testa ma ha anche la sensazione che ci sia qualcosa di strano, non lo capisce ma avverte questa sensazione. Il marito invece continua a dirle “sei caduta, non ti ricordi che sei caduta? Sei caduta! Non te lo ricordi?“. 
Allora Jo viene portata in ospedale e diciamo che da un punto di vista fisico non sta poi così male, si rimette in sesto abbastanza velocemente però il medico si rende conto che Jo ha perso i ricordi degli ultimi dodici mesi della sua vita.
A quel punto il libro comincia ad alternarsi in scene pre caduta e post caduta, con questa doppia linea temporale e il lettore scoprirà gli accadimenti dell’ultimo anno man mano che li scopre la stessa Jo.
 Questo è il mistero al quale si aggiungeranno diversi colpi di scena, situazioni che compongono il libro.

Una delle prime sensazioni che trasmette il tuo personaggio è che con la perdita dei suoi ricordi abbia perso una grossa parte della sua personalità. Quindi quanto siamo ciò che ricordiamo e quanto invece la nostra vera essenza va oltre? Al di là del nostro ricordo cosciente?

“Una domanda molto interessante e sicuramente un concetto che ho avuto presente dentro di me per tutta la stesura del libro. Noi effettivamente come dicevi tu siamo i nostri ricordi. La nostra esperienza è quella che ci porta al punto in cui ci troviamo oggi, non solo la nostra esperienza ma anche come noi la ricordiamo.
Alcuni di noi non se la cavano molto bene nel ricordare, ricordano in maniera alterata la realtà non solo perché vogliono dimenticarla e non soltanto a causa di un trauma ma semplicemente perché molti di noi preferiscono e desiderano ricordare le cose come meglio aggrada loro. Tutto questo lo si ritrova anche nel libro. Non soltanto da parte di quei personaggi che cercano un po’ di coprire e mascherare quegli eventi, ma anche perché alcuni personaggi reinterpretano le cose che sono successe loro – cosa che molti di noi fanno spesso, non sempre intenzionalmente ma è così. La storia in fondo viene scritta e riscritta tante tante volte.

Per quanto riguarda la personalità, è vero: Jo sicuramente è cambiata molto in seguito agli accadementi dell’ultimo anno e io ho voluto lasciare al lettore la possibilità di capire da solo cosa sia successo. È vero Jo si ritrova con questo colpo in testa e il lettore si chiede: è il colpo il testa che la cambia o queste sue caratteristiche sono sempre state dentro di lei e semplicemente aveva bisogno di qualcosa che le riportasse a galla, che la aiutassero a cambiare; secondo me è più questa seconda possibilità che non la prima. Comunque è vero che grazie a questo trauma, Jo cambia completamente e diventa una nuova persona.”

Io sono curiosa riguardo a Jo: un personaggio molto controverso che ho anche un po’ odiato. Sono curiosa di sapere quanto di te c’è in questo personaggio, anche per quanto riguarda l’ambito del matrimonio. 

“Sono contenta che tu non l’abbia detestata per tutto il libro ma sono anche contenta che ci siano dei punti in cui tu l’hai detestata perché è esattamente quello che volevo. Volevo creare un personaggio controverso. La mia idea per un libro che sia ben scritto è proprio questa: rappresentare la vita reale, le persone come sono. Le persone non sono un tutt’uno, sono un mix di cose belle e cose brutte, di aspetti positivi e negativi.
La stessa cosa riguardo al matrimonio. Oggi, anche a causa dei social media, c’è la tendenza a voler proiettare e mostrare al resto del mondo soltanto le parti più belle della nostra vita, perfino quella matrimoniale.

Ecco, invece, la gioia come lettrice e soprattutto come scrittrice per me sta proprio nel voler sbirciare dietro le tende, cioè spiare nella vita intima e vera, non quella che si mette in mostra sui social quindi sono contenta che in questo modo forse sono riuscita a creare un personaggio di questo tipo.

Al di là del cambiamento del rapporto con i figli, è l’unico amore di cui non dubita mai. 

“Sono felice che sia passata quest’idea perché è così: Jo ha dedicato tutta la sua vita ai figli ed è stata una sua scelta, ha voluto costruirsi la sua vita così. Il problema è che così facendo si è un pochino messa in attesa per tutto il resto della sua vita, quindi questo le ha fatto un pochino perdere la sua identità quindi non solo c’è il tentativo di recuperare i ricordi ma c’è anche il tentativo di capire chi è. Ma chi è questa Jo? Chi è la Jo che non deve più badare agli altri e di cui gli altri non hanno bisogno?

Come è nata l’idea di questo libro? Hai preso ispirazione da qualcosa in particolare?

L’ispirazione mi è venuta da un mio forte interesse nei confronti del tema della perdita di memoria, tema che mi ha sempre affascinato tantissimo.
Vi racconto un piccolo aneddoto che risale a tanti anni fa, molto prima che diventassi una scrittrice. Io e mia mamma eravamo andate a un festival letterario e, in particolare, questa sessione era condotta da un ex detective poi diventato giallista che voleva fare un esperimento e io e mia mamma ci siamo offerte come volontarie. Allora saliamo sul palco e il detective ci ha fatto mettere spalla contro spalla. Eravamo state tutto il giorno insieme, abbiamo pranzato insieme quindi siamo state sedute una di fronte all’altra per diverso tempo.. eppure quando ci ha messo spalla contro spalla e ci ha chiesto di dire come fosse vestita l’altra ce la siamo cavata malissimo! Il detective voleva dimostrare come in un caso penale i testimoni, in realtà, non servano assolutamente a niente perché i loro ricordi sono falsati. Quindi quest’idea dei ricordi, della memoria mi ha sempre affascinato; figuriamoci nella situazione di una perdita drammatica, forte come in questo caso.
La mia vita è molto diversa da quella di Jo però anche io mi sono ritrovata in quel momento in cui i ragazzi erano cresciuti e avevano lasciato casa.. quindi mi sono ritrovata a fare una nuova valutazione della mia stessa vita.  C’è da dire un’altra cosa: quando si diventa mamme, improvvisamente tutti ti vogliono aiutare e ti ritrovi circondata da persone che ti aiutano perché in questo momento di passaggio hai effettivamente bisogno di una mano; però quando i figli se ne vanno, sei altrettanto in un momento di passaggio ma lì nessuno ti aiuta, sei da sola e cosa fai?
Ecco io ho cinquantun anni e magari davanti a me ho trenta/quarant’anni di vita ancora davanti a me e deve essere una vita bella, interessante, piena di cose; non devo passare per forza i prossimi anni a pensare a come era bello quando i bambini erano più piccoli e li crescevo.
Quindi io vorrei proprio fare questo: ispirare le altre donne della mia età a capire che c’è una vita dopo la famiglia altrettanto intensa e altrettanto bella.”

Il prossimo libro di cosa parla?

“Sto scrivendo il secondo libro e sono nella fase di editing. Uscirà nel Regno Unito l’anno prossimo e non so se uscirà anche in altri paesi quindi se volete che esca in Italia dovete sostenermi e lavorare per la mia causa! È un libro che ha un cast di personaggi completamente diversi e anche la storia stessa lo è.”

Recensione

❤️❤️❤️❤️❤️

Pensavo di conoscermi: una moglie, una madre. Fedele, affidabile. Definita. La dissonanza tra la vita che credevo di aver vissuto e quella che mi trovo di fronte adesso è incomprensibile. Io e Rob siamo così diversi, adesso, guardinghi e distaccati. Deve essere successo qualcosa che ha spezzato la fiducia che riponevamo l’uno nell’altra, qualcosa di così terribile da spazzare via tutto ciò che avevamo condiviso prima, sostituendolo con l’inganno e la diffidenza.

Prima e dopo la caduta. È così che Amanda Reynolds scandisce la vita di Jo Harding.
L’attimo in cui tutto cambia è quando Jo cade dalle scale, provocandosi diverse contusioni e una brutta botta in testa che le provoca una strana amnesia: non ricorda più l’ultimo anno della sua vita; Jo pensa che suo figlio sia appena andato al college, che con sua figlia Sash vada tutto bene e che il suo matrimonio è felice e sereno. Cosa è successo durante l’anno che è passato?

I ricordi stentano a tornare e Jo è terribilmente confusa, spazientita e debole. Attorno a lei si affannano per renderle la convalescenza il meno traumatica possibile, più di tutti suo marito che fatica a raccontarle gli eventi dell’ultimo anno e la riempie stranamente di troppe attenzioni.

“Va’!” gli grido. “Adesso vattene al lavoro!” Vorrei aggiungere altro, e cioè che non ne posso più di sentirmi come sotto la lente di un microscopio, analizzata in ogni parola e in ogni movimento. Neanche fossi il suo esperimento scientifico da pungolare e gestire, sorvegliare e ispezionare. Tutte le sue cautele mi tolgono il fiato. Ma vedendo lo stupore ferito dei suoi occhi preferisco tacere.
Rob arretra di un passo e mi guarda pieno di rammarico e non con malanimo, come invece mi sarei aspettata.
[..] Le sue scuse mi ricordano il modo in cui si comporta dopo un grosso litigio.
[..] Mi domando quale fosse la causa dell’alterco in cima alle scale che ha dato il via al suo atteggiamento contrito, ma la mia memoria è troppo offuscata. A cosa sarà dovuta una simile espiazione?

Amanda Reynolds con l’alternanza dei giorni pre e post caduta ha creato un ritmo serrato che tiene con il fiato sospeso. Ogni nuovo capitolo è un piccolo ricordo in più per Jo e un indizio in più per il lettore che si riscopre avido di conoscere e capire cosa è successo durante l’anno dimenticato.
Inoltre, la narrazione in prima persona crea un collegamento empatico molto forte con chi legge. Questo filo che mi ha tenuta legata alla protagonista è stata una lama a doppio taglio perché per quanto mi sia sentita dispiaciuta per la perdita di memoria di Jo, dall’altra parte l’ho avvertita come una donna debole e vulnerabile che quasi mi infastidiva.

L’autrice non ha indorato la pillola, ha reso Jo una protagonista vera, reale e piena di difetti che la rendono una di noi. Jo è una donna che ha dedicato la sua vita ai figli e ora che loro non sono più sotto la sua ala protettiva si ritrova spaesata e ancora più in balia di un marito autoritario e assente.

“L’anno che è passato” è un concentrato di emozioni e tensioni.
Lo stile scorrevole, i dialoghi serrati e le continue domande senza risposta accompagneranno il lettore e Jo alla scoperta dell’anno che è passato. 

Mi concentro in cerca di risposte autentiche, sapendo che, se dovessi forzarlo, il ricordo non verrà. Come è già successo in passato, la memoria si ritrae, diventa un’invenzione del presente anziché un resoconto del passato. Devo essere paziente, attendere gli stimoli, che invece sono onesti e affidabili. I ricordi, al contrario, sono come lampi di colore che mi seducono e io non riesco a opporre resistenza, sono un attimo in technicolor che evapora davanti ai miei occhi mentre allungo la mano verso la verità: uno sprazzo di sole circondato dalla pioggia.