Recensione e intervista: L’amore addosso di Sara Rattaro

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Buonasera lettori,

oggi recupero la recensione di “L’amore addosso”,

ultimo splendido romanzo di Sara Rattaro.

Ho avuto l’occasione di incontrarla con altre colleghe blogger

e vi riporto la nostra intervista!

Trama

«La verità è quasi sempre una storia raccontata a metà.»

Una giovane donna attende con ansia fuori da una stanza d’ospedale. È stata lei ad accompagnare lì d’urgenza l’uomo che ora è ricoverato in gravi condizioni. È stata lei a soccorrerlo in spiaggia, mentre passava per caso, dice. Non dice – non può farlo – che invece erano insieme, che sono amanti. Lo stesso giorno, in un’altra ala dell’ospedale, una donna è in attesa di notizie sul marito, vittima di un incidente d’auto. Non era con lui al momento dell’impatto; non era rintracciabile mentre la famiglia, da ore, cercava di mettersi in contatto con lei. E adesso, quando la informano che in macchina con il marito c’era una sconosciuta, non sembra affatto stupita.
La prima donna è Giulia. La seconda è ancora Giulia. E il destino, con la sua ironia, ha scelto proprio quel giorno per fare entrare in collisione le due metà della sua vita: da una parte, quella in cui è, o sembra, una moglie fortunata e una figlia devota; dall’altra, quella in cui vive di nascosto una passione assoluta e sfugge al perbenismo di sua madre – alle ipocrisie, ai non detti, a una verità inconfessabile. Una verità che perseguita Giulia come una spina sotto pelle; un segreto che fa di lei quell’essere così tormentato e unico, luminoso e buio; un vuoto d’amore che si porta addosso come una presenza ingombrante, un caos che può soltanto esplodere. Perché l’amore è una voce che non puoi zittire e una forza che non puoi arrestare. L’unica spinta che può riportarti a ciò che sei veramente.

Sara Rattaro torna con L’amore addosso, una storia potente e sincera, che parla di famiglia e amore, amicizia e desideri inafferrabili. Una storia che mette a nudo gli alibi dietro cui ci nascondiamo per paura di ferire o essere giudicati, le bugie che diciamo per amore ma che solo un amore vero potrà poi perdonare. L’amore addosso è un romanzo in cui è la nostra stessa vita a raccontarsi tra le pagine e le emozioni ci arrivano dritte al cuore.

L’intervista

“Questa è una storia che è arrivata un po’ all’improvviso con questo segnale che è un po’ quello delle mie storie: improvvisamente ho sentito il desiderio di raccontare di Giulia.
Giulia è una donna di quarant’anni che improvvisamente, in un giorno, si trova a dover gestire la sua vita pubblica, la sua vita privata e la sua vita segreta – perché io sono fermamente convinta che ognuno di noi abbia queste tre vite e la nostra vita è più complicata proprio a seconda di quanto queste diventino predominanti.

Giulia in una giornata qualunque si ritrova su una spiaggia e l’uomo con cui è, di cui è follemente innamorata, ha un malore e quindi lei con la forza della disperazione fa di tutto per soccorerlo.”

Il tempo di un battito di ciglia ed ero lì accanto a te, sulla nostra sabbia, vicino al nostro mare e con la salsedine che ci colpiva il viso portata dal vento.
Ho urlato mentre ti sbottonavo la camicia.
Ho urlato mentre cercavo il cuore che spingeva ostinato sotto la tua pelle.
Ho urlato perché puoi attraversare una vita intera e accorgerti troppo tardi che ti basta una manciata di secondi per capire di amare qualcuno, e questo può fare solo molta paura.

“Una volta arrivata l’ambulanza che lo porta all’ospedale, le chiedono -Signora, lei è la moglie?- e lei risponde -No, mi sono ritrovata lì per caso.-
Quindi si ritrova a dover dire questa grossa bugia/finta verità perché lei non è la moglie ma non è neanche passata di lì per caso.”

Quando la porta si è aperta davanti al Pronto Soccorso, ti hanno portato via.
“Signora, lei è la moglie?”
Ci avevamo scherzato su almeno un paio di volte. Se ci fossimo mai trovati in una situazione simile, sapevamo esattamente come comportarci, anche se non pensi mai che si possa avverare sul serio.
“No, io passavo di lì per caso e l’ho solo soccorso. Non lo conosco”, ho risposto e, con quella sciocca bugia, ti ho lasciato andare.

“Contemporaneamente in questo tragitto in cui vanno in ospedale, c’è un ingorgo del traffico perché c’è stato un incidente e la persona che lo ha causato è il vero marito di Giulia, Emanuele, il quale si ritroverà nello stesso ospedale e neanche lui era da solo in macchina.

Sono convinta che la vita abbia più fantasia di noi quindi a volte le cose vengono scoperchiate per una banalissima serie di inidizi o coincidenze e Giulia, in questo caso, si ritrova di fatto in ospedale con al piano di sotto il marito e al piano di sopra il suo amante.

Ha una serie di cose da sistemare perché ovviamente il marito non è lì da solo e questa cosa crea un sacco di problemi non tanto perché realmente lui abbia un’altra vita, o eventualmente un’amante, ma quanto perché se diventa pubblico tu devi avere una reazione, invece se rimane nella fase privata tu puoi continuare a fare la tua vita; invece il fatto che lo sappiano gli altri incomincia a diventare davvero un problema da gestire.”

“Emanuele ha un’amante!”
Per un attimo, il desiderio di godermi lo spettacolo di lei che cambiava espressione mentre le rispondevo che ne ero a conoscenza da più di due anni mi è salito addosso come un rampicante. Ma non era quello che dovevo fare, perché, ora che lo sapeva anche lei, la relazione extraconiugale di mio marito era diventata un problema vero. Un problema da affrontare. Un altro.
[..] La mia sofferenza era autentica, ma per il motivo sbagliato.
Così, tra le braccia di mia sorella, non ho pianto Emanuele bensì Federico, la sua espressione assente e la mia impotenza.

L’amore addosso è un romanzo legato a tutto quello che noi siamo e dobbiamo essere.
Io contesto sempre molto e cerco di scriverne. Il fatto che, soprattutto per quanto riguarda le donne, dobbiamo essere sempre “qualcosa“: siamo una moglie, una mamma, una donna che lavora, una dipendente, abiamo sempre un ruolo e non c’è mai un momento in cui possiamo permetterci il lusso di essere noi e basta. Ruoli che ovviamente sono dominanti nella nostra vita, perché se sei una mamma e una moglie non puoi fare un sacco di cose, se per caso non sei una moglie o non sei una mamma e hai un’età “al limite” la società ti si rivolta contro – siamo sempre sbagliate in qualche modo.

Ogni fase, ogni età ci porta a riconoscerci come perennemente sbagliate, che è poi la grande causa della maggior parte delle nostre sofferenze, dei nostri problemi e soprattutto di quella grandissima voglia che abbiamo di fare le cose lo stesso e di non dirle perché molte volte ci rende semplicemente la vita più facile.

C’è anche un altro grande personaggio accanto a Giulia ed è sua madre. Io la chiamerò solo “Madre” e mi sono accorta di non averle mai dato un nome solo dopo aver finito il romanzo.
Lei sarà la madre che rappresenta insieme a Giulia uno scontro generazionale molto preciso che non è lo scontro generazionale tipico di tutte le madri con le figlie, ma sono proprio le loro date di nascita ad essere importanti. Perché la mamma di Giulia è una donna che nasce alla fine della seconda guerra mondiale e le donne nate in quel periodo a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta sono donne che hanno lavorato tantissimo.
Intanto perché escono da una situazione sociale dove la guerra aveva tolto tutto, soprattutto l’affettività, la condivisione degli affetti, il concetto di famiglia che non fosse legato al “costruiamoci qualcosa e togliamoci le macerie” e sono tutte donne, soprattutto quelle che hanno lavorato fuori da casa, che hanno davvero lavorato tanto perché lavorare in quel periodo per una donna era difficilissimo perché di fatto poi non ti era proprio molto concesso – erano delle vere pionerie. Dall’altra parte lavorare fuori non ti alleviava dal lavororare in casa perché dovevano comunque gestire i loro lavori una volta tornate a casa.”

Se mio marito aveva un’amante era solo colpa mia e dovevo rimediare. Questo era quello che mi avrebbe detto mia madre. Quindi il primo passo del mio maldestor piano fu non dire nulla. A nessuno.

“Quindi sono donne che hanno fatto una gran fatica e che in molti casi hanno restituito alle loro figlie – che sono le figlie nate nella mia generazione, le figlie degli anni settanta – un messaggio un po’ ritorto, quasi contorto che il “è troppo faticoso fare quello che faccio io, vedi di sistemarti meglio“. Quindi molte madri di quella generazione hanno chiesto poi alle figlie di andare a cercare il buon partito, di andare a sistemarsi nel migliore dei modi, cioè di non fare la sciocchezza del femminismo, la sciocchezza dell’emancipazione femminile.
E la madre del mio libro è questa madre, che ama moltissimo sua figlia, come tutte le madri, ma ha degli obbiettivi molto ferrei per sua figlia; gli obbiettivi che pensa siano adatti a permetterle una vita felice.”

Mamma era così, non sarebbe mai uscita sconfitta. Non importava quanto le cose non tornassero, quanti fossero i dubbi o le frustrazioni. L’unica cosa fondamentale era che tutto rimanesse tra le frange del tappeto del salotto.

“Giulia invece è una ragazza degli anni settanta: siamo state tra le prime a vivere la vera parità quindi il concetto del poter fare, poter viaggiare e quindi lei con quello che sua madre le sta raccontando non c’entra assolutamente niente. Però lei verrà molto schiacciata da quest’immagine della mamma che prenderà delle decisioni per lei troppo importanti e di fatto le nasconderà una grande verità. Quindi c’è una sorta di mistero che lega queste due donne.

Ci sono tanti pesonaggi secondari oltre la madre, come il marito Emanuele – in macchina con una donna che nessuno conosce e romperà anche lui uno schema e che darà adito al pensiero più semplice. È una figura che poi si rivaluterà perché io nei miei scritti, nonostante sia una fautrice del concetto di famiglia personale – cioè ognuno di noi ha il suo concetto di famiglia e va bene così perché l’importante è che funzioni – nei miei romanzi, in realtà, salvo sempre il matrimonio e l’unione, al di là del fatto che sia un’unione legale, perché, nonostante tutto quello che può succedere, rimane quel qualcosa a cui poterti aggrappare ed Emanuele sarà la sua ancora di salvezza finale, nonostante all’inizio del libro penseremo delle cose terribili su di lui.

Abbiamo, inoltre, un’amante: un altro personaggio molto complesso perché ha una vita, una famiglia, una moglie che si scontrerà con Giulia perchéi lei sarà in ospedale come salvatrice di quest’uomo e si ritroverà a confrontarsi con l’altra donna che è la moglie di Federico, la quale non capirà ovviamente che lei è l’amante del marito e anzi le sarà addirittura grata.”

Qual è il significato del titolo?

“Il significato del titolo è proprio il concetto dell’ “addosso“. Avevo un disperato bisogno di un titolo che fosse avvolgente sulla mia protagonista. Quindi ho pensato al concetto dell’amore addosso proprio come tutte le cose che puoi avere addosso e che simboleggino l’amore: l’amore materno, l’amore nei confronti di una marito o di un amante e lei le ha proprio tutte addosso quasi come se fossero rovesciate.

Ci puoi dire tre aggettivi per la protagonista?

“Giulia è smarrita. Giulia è seducente. Giulia è sofferente, di una sofferenza autentica.
Lei ha davvero una grossa ferita che deriva dalla madre; una ferita da cui noi donne non rimarginiamo mai. Lei è una vera vittima.”

Dov’è ambientato?

“In realtà è un po’ Genova. Io non sono un’autrice che descrive molto però c’è un mare, c’è una spiaggia quindi si, mi ricorda casa.”

Recensione

❤️❤️❤️❤️❤️

L’amore è energia, frastuono e forza. Assomiglia alla migliore delle cure, lenisce ogni ferita e ci rende migliori. Sì, l’amore è il più potente degli dei, il più abile dei prestigiatori e il più convincente tra gli illusionisti.

L’amore addosso” è un romanzo che testimonia ancora una volta la bravura di Sara Rattaro.

Dopo avervi riportato la trama raccontata proprio dall’autrice stessa, non mi rimane che parlare di come la storia sappia coinvolgere ognuno di noi al di là del proprio “bagaglio” personale.

Non sono una moglie e non sono una madre, eppure ho provato simpatia per Giulia, ho provato compassione e, soprattutto, comprensione. Nonostante i suoi errori, ho compreso le sue scelte, anche quelle più sbagliate, e avrei solo voluto abbracciarla e rassicurarla perché ciò che manca a questa protagonista è proprio un’amica. Quella figura femminile che ti segue per gli anni della tua vita, che ti supporta, che ti critica con amore e saggezza e che ti abbraccia quando non c’è altro da dire.

Lì, nascosta sul sedile posteriore mentre la periferia della mia città mi passava accanto, ho iniziato a singhiozzare silenziosa, perché esiste una cosa sola peggiore del dolore che stai vivendo: non poterlo raccontare a nessuno.

Come giustamente ha detto Sara Rattaro, Giulia è la vera vittima e lo scopriremo pagina dopo pagina perché seppur è l’amante di Federico, è anche una donna sola, persa e alla deriva; nel momento in cui perde l’appiglio che Emanuele rappresenta per lei, quando il suo equilibrio viene meno, si aggrappa all’amore per Federico e lo vive, lo tiene stretto addosso come il salvagente che la ancora alla realtà.
Pensavo che non l’avrei compresa, che non avrei accettato le sue discutibili scelte e, invece, Sara Rattaro riesce a renderla umana, descrive un personaggio in cui ogni lettore si può facilmente immedesimare.

Il nuovo romanzo di Sara Rattaro ci trasporta attraverso l’amore, il dolore, la solitudine e la maternità.
È un romanzo che vi conquisterà.

“Lei tiene tutto addosso, anche l’amore. È l’unico modo per non perderne il controllo.”