Recensione e intervista: Gli eroi perduti – Le mura di Cartavel di Simone Laudiero

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Buongiorno, eroi di tutto il mondo! 

Ho avuto l’onore di incontrare dal vivo Simone Laudiero

e abbiamo parlato del suo nuovo romanzo

Gli eroi perduti – Le mura di Cartavel“.

Scopriamo insieme il suo nuovo romanzo!

Trama

«La nave non aveva né remi né vele, e si muoveva da sola. Sembrava sospinta dalla corrente del fiume, fino a quando non cominciò a decelerare e si diresse verso la banchina. Man mano che si avvicinava, la sua mole incombeva sempre di più sulla folla, che ammutolì. L’Isola di Ferro era più alta di una torre di guardia, e a prua culminava con un rostro che avrebbe mandato in pezzi due navi in un solo speronamento. Il messaggio che i Re con l’Itri rivolgevano al mondo era chiaro: nessuna battaglia navale poteva essere vinta contro questa mostruosità».

C’è un canto che risuona da millenni nei paesi affacciati sulla Croce Azzurra. È Il lamento degli eroi perduti, i paladini che hanno sconfitto le creature venute dal mare dando origine all’Era degli Uomini.
Ora le stesse terre salvate dagli eroi sono sotto il dominio di una terribile potenza: Sarmora, che ha creato uno sterminato impero grazie all’itri, una sostanza capace di rendere invincibili in battaglia. Solo Cartavel separa Sarmora dalla conquista del grande mare di mezzo, eppure la città resiste, protetta dalle sua mura inespugnabili. Inutili sono gli assalti della flotta sarmoriana, che da due anni la cinge d’assedio e che ora ripone le sue ultime speranze nell’Isola di Ferro, la più spaventosa nave da guerra mai costruita. Quando il varo è alle porte, però, voci di un imminente sabotaggio minacciano la riuscita dell’impresa. Sarà la coraggiosa e ingenua Rovaine a doverlo sventare, in una missione in cui il suo destino si intreccerà a quello di altri inconsapevoli eroi: Ronac, indomita cercatrice di tesori, Sahon, saggio tutore del futuro sovrano, e il giovano Asul, che dovrà sfuggire alla morte per consegnare una lettera in grado di salvare il mondo.

Intervista

L’autore saluta prima di tutto i lettori su Facebook: potete trovare il video in diretta QUI!

“Ciao, mi chiamo Simone Laudiero e ho scritto ‘Gli eroi perduti – Le mura di Cartavel‘ che è il primo di una saga di libri fantasy. Questo è un libro che io definisco fantasy mediterraneo, nel senso che ho letto tantissimo fantasy sin da quando ero piccolo e mi sono sempre posto questo problema: come arrivare al fantasy che fosse un po’ più italiano, senza per questo perdere di epica perché quando uno scrittore pensa alla propria storia gli sembra sempre che per avere le belle avventure debba andare per forza lontano.

Quindi mi sono sempre posto il problema di come creare questo fantasy italiano, fino a quando pensando a come scriverlo ho capito che forse la cosa giusta non era tanto concentrarmi sull’aspetto italiano ma mediterraneo perché in effetti tornando indietro a tanti anni il problema non era l’Italia ma piuttosto il mediterraneo. Da quel momento mi sono reso conto che in questo modo aprivo un sacco di immaginari nuovi: le crociate, le guerre puniche, la Grecia; esplodeva tutto, non era più un problema di quattro comuni che facevano a botte nell’Italia medievale ma improvvisamente si sbloccavano tantissimi scenari fantastici.

Dato che un fantasy si inizia partendo da una mappa – sembra un’affermazione da stupidi ma la mappa è fondamentale – ho pensato di crearne una che non fosse un continente, come per esempio la Terra di Mezzo, ma che fosse un mare; non l’ho inventato io, ma volevo provare a farlo anch’io e al meglio possibile. Quindi ho pensato a questo mare che si chiama la Croce Azzurra che è composto da quattro bracci – settentrionale, meridionale, orientale e occidentale – intorno a cui si svolgono queste vicende.

(foto handmade 😁)

Questa è stata la genesi, poi io sono di Napoli quindi sono abituato a castelli affacciati sul mare però girando li trovi in Marocco, in Israele, in Turchia.. e pensi subito che siano paesaggi epici che non hanno nulla da invidiare ai castelli in cima alla collina, corvi, torri che spuntano da vulcani e tutte gli altri aspetti a cui siamo abituati; quindi ho deciso di intraprendere questa direzione.

La seconda parte è dominata dalla scelta di un personaggio femminile forte, un’idea che avevo da tempo: creare un Indiana Jones femmina, ovvero un personaggio che fosse totalmente avventuroso senza risultare ‘pesante’. Nel senso che Indiana Jones al femminile per tutti è Lara Croft, ma in realtà Lara Croft a parte l’abitudine di scavare tombe non fa molto di quello che faceva Indiana Jones. Indiana ci piace non perché va a disturbare i faraoni ma perché è simpatico, ha tutto un suo stile cialtrone, coraggioso, picaresco, che poi quando viene tramutato in donna automaticamente si perde perché la donna invece deve essere un po’ più cupa, un po’ più seria, con i suoi traumi passati.
Quindi mi sono detto di voler creare un personaggio che fosse una ragazza ma che allo stesso tempo fosse anche una che affronta la morte con il sorriso sulle labbra, per quanto sia possibile. La protagonista è la cacciatrice di tesori Ronac che è anche una scombinata, non ne azzecca quasi nessuna però sempre con uno spirito positivo, un po’ come Indiana Jones.

I tuoi personaggi non sono usuali e mi incuriosisce sapere da dove sono nati, se hai scelto di renderli così tanto particolari o sono nati spontaneamente.

“Io ho cominciato a leggere fantasy in terza elementare e ho letto veramente tantissimo; in più videogiochi, cinema, giochi di ruolo.. ho provato tutti i modi di esporsi al fantasy. Non è il genere dell’innovazione per eccellenza quindi una volta che si scopre che tira, che la principessa si traveste e di notte esce sui tetti.. mille volte questo. Quindi ovviamente quando sono arrivato a scriverne uno in età adulta mi sono posto proprio l’obbligo morale di fare dei personaggi che fossero sempre un po’ diversi da quello che ci si aspetta, del tipo ‘andiamo a dire qualcosa di nuovo‘.

Come nasce l’itri e come mai hai scelto di inserire questo potere nella storia?

“L’itri è l’idea più vecchia di questo libro, l’ho avuta quindici anni fa quindi sono in difficoltà perché non mi ricordo bene come sia nata. Penso che arrivi da un punto di vista proprio brutale, arriva dall’energia mako di Final Fantasy VII, questa è stata la scintilla proprio. Poi in realtà, conoscerete di più questo regno che ha bisogno di scavare continuamente per nutrire i soldati che devono conquistare altro itri.. mi sembrava una metafora anche abbastanza facile della guerra, intesa come ‘scaviamo, andiamo lì a menare la gente per scavare il petrolio per poi mandare degli aerei per ammazzare altra gente e prendere altro petrolio‘; la metafora di questa macchina che si autoalimenta, una ruota che va spezzata. Più avanti scoprirete di più su questo Itri.

I nomi dei personaggi e dei luoghi sono molto particolari, come li hai scelti?

“È un misto di tutto, nel senso che sicuramente c’è la consapevolezza che i nomi inglesi sono più belli non so se perché siamo italiani e automaticamente ci suonano più fighi. Quando apro dei fantasy italiani e trovo ‘montebrutto, poggiostorto..‘ dopo un po’ mi stanco perché ci deve essere una sensazione di meraviglioso, di esotico, che ti attira. Se tutto sembra dietro casa, non ti prende. Contemporaneamente mi sono dato l’obbiettivo di non utilizzare l’inglese. Quindi nel romanzo ci sono nomi un po’ arabeggianti o altri come Sarmora e Cartavel. Cartavel richiama a Cartagine in un modo che ti risulta esotico e allo stesso tempo che ti risulta familiare ed è questo il gioco in cui mi muovo: creare qualcosa che ti sembri riconoscibile e di un altro mondo.

Ci hai detto che hai viaggiato tantissimo all’estero, c’è qualcosa che ti ha influenzato particolarmente durante la creazione del romanzo o qualcosa, al contrario, da cui ti sei tenuto distante?

“Sicuramente la cosa che mi ha influenzato di più è rendermi conto del fatto che il Mediterraneo è un unico posto. È difficile da spiegare questo aspetto, ma il senso è che ritroviamo tanto di noi in molti luoghi del Mediterraneo. Per quanto riguarda le ispirazioni mi sono basato su diversi luoghi come Essaouira in Marocco che è tutta sul mare – tra i posti più belli del mondo per quanto mi riguarda – o Acri in Israele.

Dato che sei un grande amante del fantasy, hai un autore preferito tra tutti o che ti emoziona più di tutti?

Tolkien è sicuramente il migliore, come i Beatles. Non è la questione se ti emoziona o no, il punto è che ha fatto tutto lui – lui ha preso e ha inventato. Non c’è molto da discutere, un lettore può sostenere di annoiarsi però è innegabile la sua bravura.

Quando invece avevo sedici anni ero impazzito per Tad Williams che ha scritto una serie che si chiama ‘Trilogia delle tre spade‘ e secondo me è il meglio che si poteva fare negli anni ’80/’90 come innovazione e varietà stando molto seri, senza diventare buffo o grottesco nel tentativo di spezzare i luoghi comuni. Poi Martin senza dubbio, non è così famoso senza un motivo.”

Ti sei rivolto a qualcuno in particolare o a qualsiasi lettore tra giovani e grandi?

“Ho cercato di restare su questo crinale in cui se lo prende un sedicenne in libreria dopo Licia Troisi gli piace, però contemporaneamente se lo vedo io che ho un’età e un backround diverso può piacere anche a me. Spero di parlare anche a un lettore fantasy abbastanza evoluto da essere contento di trovare delle cose che siano eccentriche.

Recensione

❤️❤️❤️❤️

Le mura di Cartavel” può essere definito il primo assaggio della serie dedicata agli “Eroi perduti” che conquisterà tantissimi lettori:  Simone Laudiero accompagna il lettore all’interno di un mondo fantastico, in cui la città di Cartavel resiste alla terribile avanzata della flotta di Sarmora e durante questa faida infinita una giovane ragazza tenta di trovare un’antica tomba nascosta tra le antiche mura della città, una scoperta che le concederebbe il titolo ufficiale di Rassin, cacciatrice di tesori.

Ma la tomba era lì, se lo sentiva, e quando l’avesse trovata sarebbe stata una scoperta così straordinaria da meritarle un posto d’onore accanto a Lacke e Nescorio, far piangere d’orgoglio il Vecchio e costringere Alamor, Wadden e Cunzio a chinare il capo al passaggio di Rassin Ronac.

Con questo romanzo l’autore si concentra non solo sulla storia – intrigandoci con misteri, miti, azione e tesori – ma anche sull’ambientazione dandoci un assaggio di quello che è il ‘mondo’ da lui creato e solo alcuni dei personaggi che lo popolano.

Gli eroi perduti – Le mura di Cartavel” promette azione, intrighi, suspance, amicizia e tradimenti. Gli amanti del fantasy non possono lasciarselo scappare!

Degli Eroi Perduti, o più precisamente degli Eroi della Prima e della Seconda Era, si parlava in canti e leggende antichi come la civiltà stessa. Avevano vissuto durante la Prima Era, quando gli uomini erano in lotta contro i Vale, i giganteschi mostri venuti dal mare. Dotati di poteri straordinari, di armi e navi infuse della magia più potente, gli Eroi Perduti avevano sfidato i Vale e li avevano sconfitti, ponendo fine alla Prima Era e dando inizio alla Seconda, l’Era degli Uomini.

Non vedo l’ora di leggere ancora le avventure della giovane Rassin: adoro Runac!

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Inoltre vi ricordo che c’è anche il bellissimo prequel: “Gli eroi perduti – Ronac e Raila“, lo trovate QUI.

Nell’isola di Marghecis si prega il mare. È alla distesa sconfinata della Croce Azzurra che gli abitanti affidano i resti dei loro cari, racchiusi dentro grandi anfore e seppelliti nei fondali. Ma neppure il rispetto per i morti può fermare Rassin Maned della Torre Dorata, la gilda nota dalle sponde dell’Impero Lucente ai domini della feroce Sarmora. È tra queste sacre anfore che si nasconde l’oro di una mitica città sommersa, e Maned è deciso a profanarle. Le sue giovani figlie, Ronac e Raila, cercano di dialogare con gli isolani e fermare la rivolta, ma una sorte tragica si abbatte sulla maggiore: andrà in sposa a un uomo che non ama, rinunciando per sempre ai propri sogni. Solo diventando una Rassin potrà sperare di ribellarsi a un matrimonio che non ha scelto, riportando alla luce un’immensa, inattesa ricchezza. Ronac e Raila dovranno lottare per determinare il proprio destino, sullo sfondo di un paesaggio arso dal sole che ricorda le antiche civiltà del Mediterraneo e sarà teatro delle battaglie che infiammeranno la saga «Gli Eroi Perduti».