Recensione e intervista: Favola splatter di Beppe Tosco & Francesco Tosco

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Buongiorno pancakes, 

oggi vi presento una favola moderna..

Scopriamola insieme!

Trama

Un silos colmo di tonnellate di cocaina esplode su Milano e scatena follie e psicosi. Un comandante dei carabinieri e due ragazzi lottano per la sopravvivenza in una città impazzita. Milano. Tra 15 anni.
Gheorge Pop è un criminale pieno di idee brillanti. L’ultima, davvero geniale, è quella di riutilizzare la cocaina che – una volta evacuata dai suoi consumatori – abbonda nelle fogne di Milano: raccoglierla, filtrarla, ripulirla, e rimetterla in circolazione. Little Virgin, la chiama (raffinato inglesismo per Madunina). Un tragico giorno d’estate, però, un temporale fa cadere un’enorme gru sul deposito in cui Pop tiene ammassate tonnellate di droga da ripulire, che trascinate dal vento si spargono sopra Milano. E la città impazzisce: i freni inibitori scompaiono, e gli operosi cittadini di Milano si abbandonano ai loro desideri più nascosti. Desideri che, nella stragrande maggioranza dei casi, si rivelano essere estremamente violenti.
Vendette, violenze, omicidi dilagano per le vie di Milano, e, come se non bastasse quello che succede davvero, qualcuno si diverte a gettare benzina sul fuoco attraverso il web, dove spopola l’hashtag #MilanoFiesta, che viralizza e diffonde all’infinito le immagini e i video della follia.
In questo contesto inizia l’odissea di uno strano trio: Vladi, un ragazzino di origini russe strutturalmente orfano; Lola, adolescente tanto impaurita quanto decisa, e il comandante dei carabinieri De Leo, che – non potendo fare nulla per fermare l’ondata di violenza – decide che la cosa migliore da fare sia provare a salvare almeno i due ragazzini. E intanto si domanda: ma è possibile che sia stata solo una nuvola di droga a scatenare tutto questo?

Intervista

Da dove è nata questa storia?

“Tutto è nato da un sogno. Una notte sogno di andare da un produttore cinematografico che mi chiama e mi fa ‘Guardi, ho letto la sceneggiatura, è una figata. Facciamo un film della madonna.’ Io nel sogno sapevo di aver scritto una sceneggiatura. Mi sveglio ma la sceneggiatura non me la ricordo; ricordo solo la scena con il produttore e l’argomento che era sulla violenza della follia – una violenza diversa. La storia è ambientata a Milano e non a Napoli perché a Napoli si ammazzano ma hanno un motivo, il denaro, la droga, il potere. Qui ci ammazziamo senza motivo, qui esce uno perchè da i numeri prende il piccone e uccide; o il tassista perché gli ammazzano il cane, prende e ammazza; sono cose normali? Quindi non c’è un’altra follia nel mondo, che io vedo costantemente: il pubblico negli studi televisivi sono dei pazzi. Tu lasceresti un figlio tuo di un anno a uno del pubblico di Uomini&Donne per mezza giornata? Ce lo lasci? E ti dicono, ma no fa il pubblico di Uomini&Donne sarà normale! Sono matti, non sono normali, se gli fai un test non sanno rispondere, non danno risposte sensate. E allora ho pensato, ma questa follia? Proviamo a creare una storia. E poi il resto è una trama un po’ che fa parte del nostro mondo culturale che sono Tex Willer, Salgari.. E poi c’è la citazione di questa ‘folie à deux’ che invece sono andato a studiare; la follia collettiva per cui io sono pazzo, tu sei pazzo, quello vicino che è normale e dopo un po’ dà i numeri pure lui, esiste.”

“Il disturbo psicotico compulsivo, o folie à deux, è una sindrome psichiatrica nella quale una convinzione paranoica o delirante viene trasmessa da un individuo all’altro. La stessa sindrome condivisa da più di due persone può essere chiamata folie à trois, folie à quatre, folie à famille o anche folie à plusieurs (follia di molti).” Ernest-Charles Lasègue e Jean-Pierre Falret

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Il romanzo sembra un flusso di coscienza di situazioni di più personaggi raccontato in terza persona. Hai deciso di intrattenere o ti è venuto proprio così?

Ho voluto raccontare un’ansia che io provo veramente. Abbiamo costruito un sistema sbagliato e ne stiamo pagando le conseguenze. Così non va avanti. Però io non riesco a pensare a una cosa senza vedere il lato umoristico, e poi siccome ho questo da vivermi, magari vedrò la fine della civiltà lquando sarò più vecchietto.
Devo cercare di pensare prima di tutto che questo è anche causa mia perché non ho fatto niente per evitarlo ma voglio divertirmi fino alla fine. Voglio vedere cosa succede: se è un’epidemia, se è una rivoluzione sociale, cosa sarà sarà. Però sono curioso perché la vita almeno questo te lo deve concedere.”

Quanto c’è di te e di tuo figlio nei tre personaggi principali?

“C’è tanto ma io non mi sono accorto subito. Io mi sento tutti e tre. Prima mi sento Lola, che rispecchia mia madre. Infatti l’ho descritta come lei con zigomi alti, naso un po’ schiacciato e molto decisa. Probabilmente Diego è il padre che vorrei essere, quindi più macho, più forte; un padre che può essere in grado con la forza fisica di salvare i figli, che è il sogno di qualsiasi padre. Cosa c’è di più forte che dire io sto veramente proteggendo e allevando i miei figli? Poi forse non è nemmeno la cosa più utile, perché l’aspetto più utile è cercare di star loro vicino, di capire quando sono sulla strada per diventare adulti e rispettarli come esseri adulti. Io ho tanti amici che hanno un rapporto strano con i figli perché hanno continuato a trattarli da ragazzini quando avevano sedici/diciassette anni e questi poi gli viene voglia di mandarti a quel paese.
Quindi sono tutti e tre per diversi motivi.”

Il falco da dove esce?

“Dalla voglia di poter descrivere in qualche modo. Io facevo molta radio, Radio 2, e lì facevamo delle cose che erano fantasia allo stato puro e a un certo punto facevo una specie di parodia di un editore che pubblicava i libri che sono venuti male – i Tex Willer di merda. Raccontavo come un avvoltoio, non un falco, descriveva dall’alto il cerchio di carovane che si fa quando arrivano i pellerossa. C’era Tex Willer che comandava e c’era l’avvoltoio che vedeva questo cerchio formarsi.. Scendevi giù e c’era Tex Willer che discuteva con Susan, che doveva parcheggiare il carro in retromarcia.
Mentre scrivevo il libro ho pensato: ma io come faccio a poter descrivere delle cose, a saltare da un luogo all’altro? E allora ci ho messo il falco.”

Quanto siamo distanti dalla distopia che hai descritto? Ci manca solo il container di cocaina oppure dobbiamo aspettare ancora qualche anno?

“Aspettare qualche anno. In realtà io ho iniziato il romanzo senza tutto questo e stava fermo perché partiva la follia solo dagli studi televisivi, senza motivo. E tutti coloro che lo leggevano mi chiedevano: ma perché? Da cosa nasce?
Allora ho riscritto tutto cercando di far tornare le cose. Ho ancora dei pezzi dello studio televisivo, che ho tenuto perché erano dei dialoghi esileranti, però troppo lunghi. Allora ci ho fatto attraversare Lola, facendola scappare attraverso gli studi.
Inoltre, c’è un aspetto nel romanzo che viene dalla mia cultura che è basata prima di tutto su Topolino. Il Walt Disney di adesso racconta una storia – bella o brutta che sia – ma è lineare. Invece i primi Walt Disney aprivano dentro la storia degli episodi a sé stanti: Topolino inseguiva un bandito, ma magari gli succedeva una cosa che la grammatica del racconto di adesso non prevede più; tu devi andare dritto per la tua storia, non fermarti a divagare. Invece qui lo so che ci sono delle divagazioni, ma l’ho fatto apposta, le ho lasciate.
È come il presepe: tu hai la Madonna, Giuseppe e Gesù bambino, però vai a vedere come è fatto il pastore che porta la pecora, vai a vedere quella che tira l’acqua o il collo alle oche, perché è anche quello il bello del presepe. E ho pensato di farlo anche in ‘Favola splatter‘, che poi descrive quello che Milano è: una specie di presepe malvagio dove alla storia principale si uniscono sotto storie.”

Recensione

Cosa succederebbe se una mente criminale riuscisse a recuperare la cocaina dalle fogne e renderla nuovamente pura e utilizzabile? Questo è il piano di Gheorge Pop che dopo mesi e mesi di lavoro è riuscito ad immagazzinare in un silos tonnellate di Little Virgin, il suo modo per rendere omaggio alla “Madunina” di Milano.
E così ha inizio una favola, splatter, ma pur sempre favola quindi partiamo dall’inizio.

C’era una volta una notte tempestosa, il vento vorticava e la pioggia batteva incessantemente. Ignari di ciò che stava per accadere, i nostri eroi erano presi dalla loro vita quotidiana: Lola assisteva svogliatamente a un programma di cucina negli studi televisivi di Milano; Vladi era a casa con la zia; il comandante dei carabinieri De Leo era alle prese con un turno di notte presso la sua caserma di viale Umbria. La tempesta non dava segno di diminuire la sua intensità, tanto potente da scardinare la gru del cantiere dove si innalzava il silos, che vi cadde inesorabilmente sopra. Così davanti agli occhi esterefatti di Gheorge, i suoi sogni di gloria e denaro si dispersero nel vento insieme all’enorme quantità di Little Virgin.

Da questo momento è un’escalation di follia in tutta la città. Il falco dall’alto ci accompagna e, tenendo sempre d’occhio i tre eroi della favola, ci da un’idea generale di tutto ciò che sta succedendo per la città: violenza, omicidi, furti.. una città nel caos e i tutti i suoi abitanti, privati delle inibizioni, tirano fuori il loro lato più terribile e oscuro. 

Il falco è il metodo che l’autore ha usato per dare una visione  di tutta Milano e potersi spostare liberamente dai tre protagonisti ad altri personaggi che fanno da cornice alla storia. Queste divagazioni, oltre che essere una novità, sono anche molto intriganti perché l’impressione è che tutto sia strettamente concatenato e tra le pagine serpeggia un’aria di attesa e di tensione per ciò che accadrà ai nostri eroi.

Beppe e Francesco Tosco hanno creato una romanzo composto da mille sfaccettature, tagliente e divertente allo stesso tempo. 

Come si suol dire, è più difficile far ridere che piangere ma “Favola splatter” non si limita a far sorridere. L’effetto è quello di uno schiaffo in pieno viso, mitigato da un sorriso e una carezza di positività. 

Un esempio dell’humer nero che caratterizza l’anima di Beppe Tosco, una scena che mi ha fatta sorridere e inorridire:

A maggio, invece, una donna ha partorito e gettato il neonato in un cassonetto. La sorte ha voluto però che in quel cassonetto di neonato ce ne fosse già un altro.
E la sorpresa per la donna è stata tale che, rinsavita, ha chiamato aiuto consentendo che fossero salvati entrambi i bambini.

Dietro le risate troviamo una visione del futuro molto concreta ed efficace e come ogni favola che si rispetti “Favola splatter” vuole insegnarci qualcosa, criticando ma con positività e voglia di vivere. 

Col naso in alto e il cuore in basso. E la mano nella mano. Hänsel nella mano di Gretel, Gretel nella mano di Hänsel.
Che ansia, che commozione, e che paura, pensare per un istante di essere lì, in quel luogo lì, al posto loro. 

Uno stile che avvolge e conquista, una storia fuori dal comune eppure non molto lontana dalla nostra realtà: “Favola splatter” vi regalerà ore di svago e di riflessione, regalandovi una storia accattivante e unica nel suo genere. 

La domanda che vi vorrete porre è: quanto accade è dovuto alla coca dispersa per Milano e quanto alla follia nuda e cruda delle persone?