Recensione e intervista: Dopo, tutto è più dolce di Camilla Dell’Orto Necchi

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Buongiorno lettori,

ho avuto l’onore di conoscere le due autrici che si “nascondono” dietro il nome di Camilla Dell’Orto Necchi e abbiamo parlato del loro romanzo “Dopo, tutto è più dolce“.

Scopriamolo insieme!

Trama

Bastano pochi giorni per trasformare una vita. Quella di Betta Bennet, da sempre dedita al lavoro di stylist, cambia all’improvviso, quando viene licenziata in tronco dalla rivista di moda per la quale lavora da anni. A ruota anche le altre testate con cui collabora e sulle quali ha sempre contato le danno il benservito e, da improvvida cicala quale è, si trova inaspettatamente sul lastrico. Con il lauto stipendio, se ne vanno l’appartamento in centro a Milano, gli inviti esclusivi, le sfilate, le feste e le indimenticabili vacanze a Formentera. Tutto ciò che Betta si era guadagnata con fatica. Tutto ciò che la rendeva felice. O almeno così pensava. È un po’ per caso e un po’ per necessità, quindi, che decide di provare a realizzare un sogno di sempre: una piccola società di catering, che non fornisca solo cibo, ma esaudisca i desideri delle persone. La filosofia di +DOLCE è semplice e lontana da tutto ciò che è business e ostentazione: il bello e il buono si possono fare con poco e, “con il cuore”, vengono ancora meglio. Ad accompagnarla nel viaggio, Tito, un socio ed ex-velista tanto disorganizzato quanto affascinante, una ciurma di camerieri improvvisati e dal cuore gentile, qualche amica generosa e un avvocato ostile e freddo come il ghiaccio (che ricorda, anche nel nome, l’indimenticabile Mr. Darcy). Tra successi e delusioni, scenografie fantasiose e piatti squisiti, Betta riuscirà a trovare la vera se stessa. Perché, a volte, le seconde possibilità aprono strade nuove e impensate. E regalano attimi di pura dolcezza.

Intervista

È una favola contemporanea.
Betta Bennet è una signora sui cinquant’anni che perde il lavoro e quindi perde tutto il mondo che si era creata tanto faticosamente. Si ritrova sul lastrico, costretta ad abbandonare una serie di agi e di frivolezze; però non si perde d’animo e riesce tenacemente a inventarsi una cosa che le era sempre piaciuta e insieme a un vecchio amico, che ha un ristorante, riesce a mettere su un catering che avrà una serie di successi dopo qualche intoppo.
Poi ci sono tutta una serie di figure di contorno che aiutano a descrivere la nostra società, i vizi, i vezzi, i rapporti tra genitori e figli, l’amicizia femminile e quella tra uomo e donna.

La protagonista non è più giovane ed è una figura che spesso nella narrativa viene trascurata. Si parla sempre di trentenni o quarantenni che però sono ancora nel pieno di tutte le possibilità che la vita riesce a dare ma nessuno guarda oltre. Abbiamo voluto concentrarci su un altra fascia di età, quindi su donne che non sono più nel loro fulgore ma hanno ancora forza, coraggio, motivazioni e riescono ancora a divertirsi, a perseguire delle passioni.

Anche perché le sensazioni che tu provi non cambiano: cioè se tu provi amicizia, amore, interesse, la tua emozione è la stessa quando hai venti, trenta, quaranta, cinquant’anni; per cui tu dentro se ti senti innamorata è esattamente come quando ne avevi venti o trenta. È quell’emozione lì. Vivi diversa, hai un vissuto diverso, magari hai avuto delusioni, sei più cauta o magari il contrario, badi meno alle apparenze, però l’emozione è sempre quella. E volevamo comnunicare questo aspetto.

C’è anche una nuova visione dell’amore e della solitudine: una volta si era anche più spaventati dello stare da soli. Invece ora le ragazze di una certa età sono anche più disincantate: intanto non vogliono più a tutti i costi un maschio, vogliono avere un compagno ma se non c’è non importa perché se si sta da soli, si può anche stare bene. Si può anche perseguire i propri interessi stando bene – aspettando con calma che qualcosa magari succeda perché comunque tutte pensano sempre che il principe azzurro prima o poi arriverà, però lo si aspetta con tranquillità e con molto più disincanto. E non sei disposto ad accontentarti, impari che per stare bene hai bisogno che qualcuno risponda a determinati valori, per cui non sei più disposta ad accettare solo per non stare da sola: se è quello lì bene, mi ci impegno; se devo fare fatica, faccio prima a stare da sola piuttosto che farmi andare bene qualcuno per forza.

È ambientato a Milano perché noi abitiamo a Milano ed è una realtà che conosciamo. Ci piaceva l’idea di raccontare Milano perché è in continuo cambiamento, c’è più vita, c’è sempre un gran fermento.

Ultima cosa è ovviamente il riferimento a quella che è sempre stata il grande modello di narrativa femminile che è Jane Austen, rendendola nei nomi, che sono un po’ storpiati, riprendendola più o meno nella struttura della storia d’amore – è un grande omaggio a lei, nel nostro piccolo.

Il protagonista maschile si chiama Tito ed è l’amico con cui lei inizia quest’avventura di catering. È l’amico di infanzia, un marinaio molto affascinante che continua a ripetere il mantra Stay beautiful a chiunque e che non si preoccupa mai di nulla.”

Come è nata la storia?

“È basata su una storia vera. Lo spunto è nato da una cosa che mi è successa: ho sempre fatto la giornalista e a un certo punto ho perso il lavoro per la crisi editoriale. Facevo la corrispondente e ho dovuto inventarmi un’altra vita e un altro lavoro. Questo è stato lo spunto da cui procedere. Poi è stata lei, Betta, è andata per conto suo ed è stato anche bello vederla crescere. Per cui quando ci siamo rese conto che lei andava con le sue gambe, che aveva la sua personalità.. allora siamo tornate a correggere le cose che all’inizio magari sembravano troppo riferite a noi. È stata una cosa molto carina da vivere insieme, molto divertente e anche molto arricchente che ci ha unito e appassionato.”

Come è andato il lavoro a quattro mani? 

“Non è stato sempre semplice però è venuto. Devi essere sicuramente molto in sintonia, come siamo noi che siamo amiche da anni; per cui ti metti insieme, cominci a elaborare una storia e poi veramente ti metti insieme e racconti..
Poi magari una scrive un pezzo, una scrive l’altro, si rivede, si legge, ci si confronta e si discute, ma il segreto è l’armonia. È stato tutto molto divertente.”

La cover vi piace? È molto modaiola. Mi piace molto anche la cartina all’interno del libro.

“Si, è molto bella. Rispecchia benissimo il romanzo e l’illustratrice è stata bravissima.
La cartina, invece, è di un’altra illustratrice ma della stessa creatrice del titolo: una nostra cara amica anche lei molto brava.”

E per quanto riguarda il titolo? 

“Ha un doppio significato. Significa che dopo una brutta esperienza tutto è più dolce e il catering che lei fonderà si chiama più dolce. A un certo punto lei dice proprio ‘Perché la vita non può essere più dolce?‘ e da lì le viene in mente di chiamare il suo catering Più dolce.”

Più si lambiccava il cervello meno le veniva in mente qualcosa. Più si affannava e meno trovava ispirazione.
Finché, dopo un’animata discussione con Tito su come presentare nuovi dolci che aveva commissionato a Marcello senza metterlo al corrente, Betti era sbottata con un: “Ma perché la vita non può essere un po’ più dolce?”. E quel “più dolce” aveva cominciato a ronzarle in testa.
Certo, era un invito a indulgere in qualche leccornia di troppo ma, anche, un’esortazione alla vita, che dopo averla strapazzata così tanto avrebbe ora potuto essere più clemente, più misericordiosa o, anche solo, più dolce.

Se il libro fosse un piatto da servire, cosa sarebbe?

“Una meringa!”

Recensione

❤️❤️❤️❤️

Dopo questa simpatica chiacchierata con le due autrici di “Dopo, tutto è più dolce” eccomi qui con la recensione!

Betta, come avrete letto, si ritrova di punto in bianco senza il lavoro che tanto amava e che le dava l’opportunità di mantenere un alto livello di vita. Quindi, oltre a dover abbandonare lo splendido appartamento in centro Milano e la casa a Formentera, perderà anche i pranzi al sushi e tutte quelle occasioni mondane che riempivano le sue giornate.

Nonostante non sia più giovane e abbia perso tutti questi agi, Betta non si arrende e decide di reinventarsi: grazie all’aiuto dell’eterno amico Tito, apre una attività di catering “Più dolce“.

Perché non provarci davvero a mettersi in gioco in un campo completamente nuovo? Invece di fissarsi sulle sempre più deprimenti – e poco redditizie – collaborazioni giornalistiche, perché non cambiare del tutto? In fondo, glielo avevano sempre riconosciuto tutti un talento naturale per organizzare feste. E fare feste le era sempre piaciuto, anche con budget ridotti.
[..] Più ci pensava, più si sentiva scaldare il cuore. Poteva provare a fare un catering. Non solo cibo, ma cibo bello da vedere, presentazioni che cambiassero a seconda del gusto del cliente, food styling da realizzare con poco. Bastavano idee, idee semplici per creare eventi grandiosi.

Le difficoltà sono dietro a ogni angolo, ma Betta è determinata e non si perde d’animo – una caratteristica che ho amato moltissimo. Grazie alla sua genuinità, al suo entusiasmo e impegno riuscirà a conquistare una buona clientela e ad organizzare feste veramente meravigliose.

Questa è la storia di Betta ma anche un po’ di tutte noi quando capita qualcosa che ci sprona a reinventarci e ritrovare un equilibrio che la vita ci ha fatto perdere. 

La storia di Betta ha uno sfondo di ironia e romanticismo che vi conquisterà. Lo stile di Camilla Dell’Orto Necchi è incalzante e coinvolgente e accoglie il lettore in una storia fresca, divertente e molto.. saporita.

Betta Bennet è adorabile, innovativa e piena di vita; è un personaggio pieno di sfaccettature che la rendono ancora più reale.

L’ambientazione è l’ulteriore tocco vincente del romanzo: Milano diventa una città tutta da scoprire, da vivere e assaporare; una città affascinante, viva e mondiale a portata di pagina.

Dopo, tutto è più dolce” è un romanzo frizzante, alla moda e perfetto per le vostre vacanze che siano mondane o meno!