Recensione: Una perfetta sconosciuta di Alafair Burke e due chiacchiere con Giulia De Biase

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Buongiorno lettori,

con un ritardo immenso vi parlo di “Una perfetta sconosciuta

e della nostra chiaccherata con l’editor del romanzo:

Giulia De Biase.

Trama

Immagina che la polizia arrivi a casa tua e ti mostri una foto in cui tu – con i capelli di quel tuo rosso inconfondibile, il tuo cappotto blu – stai baciando un uomo. Peccato che quell’uomo sia stato trovato morto trentuno ore prima, e tu non ricordi di averlo mai baciato. Anzi, lo conoscevi appena. Era il tuo nuovo capo, l’uomo che ti aveva dato in gestione la galleria per conto di un misterioso proprietario. Il lavoro dei tuoi sogni: ti era sembrato troppo facile, troppo bello per essere vero. Eppure tutto era andato liscio, la galleria esisteva davvero, avevi firmato un contratto regolare. Adesso, però, guardando quella foto capisci che non c’era niente di regolare. Niente di facile. Perché là fuori qualcuno sta cercando di incastrarti, anche se non riesci a immaginare il motivo. Qualcuno che sa molte cose di te. E che forse ti è molto vicino… In questo thriller in cui nulla è come sembra, Alice Humphrey vede crollare intorno a sé, come un castello di carte, ogni certezza. Compresa quella più importante: la sua stessa innocenza.

Intervista

“Questo è un romanzo che possiamo definire thriller psicologico perché ha sicuramente tutta l’impostazione del giallo: c’è un detective, un’indagine, dei morti a cui non si sa cosa sia successo e, allo stesso tempo, c’è una protagonista che in qualche modo si ritrova a non capire cosa stia succedendo intorno a lei.
Questo libro è stato uno dei più acclamati di Alafair Burke. Anche Michael Connelly ha scritto delle cose molto belle sul libro, sulla protagonista e sul modo in cui è facile identificarsi in qualcuno le cui certezze pian piano cominciano a crollare.
Quindi questo, diciamo, che è il punto di partenza della trama.
La Burke, in varie interivste, ha detto che le sue storie nascono da due cose: dalla sua esperienza come avvocato – da avvocato ha lavorato anche all’interno della polizia quindi ha visto veramente tante cose – e dalla cronaca.”

È molto importante il ruolo di editor nel mantenere intatta quella che è la voce dello scrittore; il rischio è che durante la traduzione si possa perdere la voce dell’autore. Mi chiedevo, secondo te, quali sono i tratti particolari della voce di Alafair Burke.

“Dipende dal libro, ma la Burke in questo caso è riuscita a gestire diverse voci e non è affatto facile. Sicuramente ha dimostrato una versatilità nel cambiare punto di vista. Ad esempio il poliziotto Hank è un mondo completamente diverso da Alice e così via, quindi questa è sicuramente una sua caratteristica. L’autrice è ancora più brava con i personaggi femminili e questo fa si che piaccia molto anche alle lettrici femminili, appunto.”

Qual è la tua scena preferita del romanzo?

“Devo dire che tutto l’approccio di Drew Cambell nella galleria è abbastanza divertente, anche perché in quella fase della lettura non sai cosa sta succedendo quindi secondo me l’autrice è proprio brava a farti pensare –No, dai, la sta fregando, però forse no-. Mi è piaciuto perché non era facile partire da una premessa così, una premessa che fa capire che c’è qualcosa che non va e poi riuscire a tenere alta la tensione. Mi è piaciuta molto anche tutta la parte dedicata a Becca: si capisce che c’è una mano femminile nel rapporto tra lei e il polizziotto.”

Un’altra caratteristica di questo libro è la copertina che è oggettivamente molto bella, ci racconti come è nata l’idea?

Questa non è la copertina originale e non ha nulla a che vedere con quella, quindi è proprio una nostra idea.
La nostra idea era quella di trasmettere qualcosa di concreto, quindi non paesaggi, non figura umana perché ultimamente c’è stato un certo abuso ed è quasi più “relegato” a narrativa femminile e storie d’amore.
Siamo partiti da alcuni punti di partenza: c’era una prova con un taxi giallo per rimandare a Manhattan, un’altra con due macchine e una con un guanto. Quest’ultima mi aveva colpito molto perché rimanda al giallo classico e abbiamo capito che fosse la cosa migliore. Per me era importante che il guanto fosse molto nitido e volevamo anche che il colore fosse unico e risaltasse.”

Recensione

❤️❤️❤️❤️

Alice Humphrey è disoccupata ormai da otto mesi e quando le si presenta la svolta nei panni di Drew Cambell le sembra davvero “troppo bello per essere vero” ma decide di rischiare e buttarsi in questa nuova avventura.

“D’accordo. Domani lo incontro. Ma con l’iscrizione al club del cinismo rinnovata e lo stronzometro al massimo.”

Il lavoro che Drew le ha proposto è la gestione di una piccola galleria nel Meatpacking District e il primo compito di Alice è proprio  l’organizzazione dell’inaugurazione della mostra di Hans Schuler. La serata ha un gran successo, ma il giorno dopo tutto precipita quando la galleria viene assediata da proteste e giornalisti senza scrupoli. La situazione per Alice è terribile e, ancora peggio, il suo capo Drew è irreperibile. Quando finalmente riesce a contattarlo, prendono appuntamento per vedersi il giorno dopo in galleria ma quando Alice arriva trova Drew in una pozza di sangue e la galleria completamente svuotata. A peggiorare una situazione già tragica, è la polizia che le sottopone una foto in cui lei sta chiaramente baciando Drew. Alice conosce a malapena il suo capo ed è certa di non averlo mai baciato, ma se non è lei quella nella foto, chi è? E perché la donna fa di tutto per assomigliarle?

Alice abbassò lo sguardo sulla donna immortalata nello scatto e si riconobbe, gli occhi socchiusi, le labbra increspate, leggermente all’insù, posate teneramente sull’angolo della bocca di un uomo. Sembrava felice. In pace. Per quanto beata fosse la sua espressione nella foto, vederla le causò un’ondata di terrore. Inspirà a fondo per ricacciare indietro la nausea.
“Sa come si dice, signorina: un’immagine vale più di mille parole.”
Alice Humphrey capì che quel bacio le avrebbe rovinato la vita, perché soltanto trentuno ore prima aveva camminato nel sangue di Drew Campbell sulle mattonelle bianche del pavimento della galleria d’arte in cui lavorava. Aveva cercato goffamente di sentirgli il battito, ritrovandosi a tastare uno strato di pelle morbida e fredda. 

Alternati ai capitoli dedicati a Alice, ci saranno anche le storie di Joann Stevenson e di sua figlia Becca e quella di Hank Beckman: all’apparenza sono storie senza alcune legame ma durante la lettura trovano il loro posto all’interno della trama mozzafiato come piccoli tasselli di un puzzle creato da un’autrice di primo livello.

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Privo di fronzoli e accessori inutili, lo stile e la narrazione di Alafair Burke è essenziale e diretta. L’autrice ha saputo intessere una tela fatta di misteri, suspance e tradimenti.

Una caratteristica che mi ha colpito molto è che i personaggi sono misteriosi anche all’occhio del lettore: l’autrice fa loro indossare delle maschere da cui si separano pagina dopo pagina, svelandoci finalmente chi sono davvero nel profondo della loro anima. Per questo motivo, la tensione è altissima e ci sono diversi colpi di scena inaspettati.

Alafair Burke è stata bravissima anche nei continui cambi di scena e di narrazione tra i personaggi principali, anche se il perno di tutta la storia è Alice stessa, caratterizzata magnificamente. Ogni volta che pensa di essere a un passo dalla soluzione, spuntano nuovi indizi che la inchiodano al caso e se inizialmente risulta essere un personaggio un po’ ingenuo, con il passare del tempo acquisisce una nuova forza che me l’ha fatta apprezzare ancora di più.
L’autrice ci pone davanti a un fatto davvero inquietante: potrebbe capitare a ognuno di noi ciò che è successo a Alice e cosa faremmo in quel caso? Io sono certa mi farei prendere dal panico!

“Una perfetta sconosciuta” è un romanzo intenso, intrigante e davvero coinvolgente. È un thriller psicologico che vi coinvolgerà fino all’ultima pagina, trascinandovi in un inquietante interrogativo.. “Chi sei, se non puoi fidarti di nessuno?