Recensione: Bulle da morire di Emanuela Da Ros

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Buongiorno lettori,

oggi vi presento la novità della collana Feltrinelli Up:

“Bulle da morire”

Scopriamolo insieme!

Trama

“Ho appena iniziato la mia prima estate dopo la prima liceo… Mi rendo conto solo ora di aver sbagliato tutto.”

Primo anno di liceo. Stefania e Giada sono migliori amiche e compagne di banco da sempre. Giada è una ragazza mite, introversa, amante della natura, che adora passare il tempo libero in campagna, nella stalla di suo nonno. Forse è per questo che Eli e Bea, considerate le più belle della scuola, iniziano a prenderla in giro e a emarginarla. Stefania se ne rende conto, si sente in colpa nei confronti dell’amica ma non vuole essere tagliata fuori dal gruppo. Così decide di ubbidire alle due “cattive” e di ignorare Giada. Una scelta che la tormenta, una scelta quasi obbligata. Stefania entra a far parte del trio insieme a Eli e a Bea, inizia a truccarsi, a postare selfie ammiccanti sui social e si trasforma giorno dopo giorno in un clone delle due bulle. Finché una sera, in discoteca, la situazione precipita…

Recensione

❤️❤️❤️❤️❤️

È il primo anno di liceo per Stefania e Giada, amiche da sempre. Il liceo artistico è una nuova avventura da affrontare insieme, dividendo lo stesso banco come sempre. Purtroppo in un giorno qualunque di inizio anno, Giada viene presa di mira da due ragazze della classe perché vedono nella loro compagna una ragazza indifesa, diversa e soprattutto una ragazza incurante dell’opinione altrui.

Una mattina qualunque di una settimana qualunque, Elisabetta e Beatrice hanno iniziato a prenderla in giro.

Quello che inizia con battute, frecciatine sul modo di vestire, sull’odore di campagna che Giada si porta dietro diventa ben presto qualcosa di più in un crescendo sempre più veloce e terribile. Nel loro processo di alienazione coinvolgono anche Stefania che si ritrova costretta a scegliere tra la sua migliore amica e l’omologazione, il sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Eli e Bea mi stavano costringendo a scegliere tra Giada e il resto della classe. Perché avrei dovuto accontentarmi di Giada? D’accordo: era la mia quasi migliore amica di sempre, ma non mi andava di essere fuori dal gruppo.

Stefania si ritrova così in un vortice di eventi, bugie e situazioni che, una dopo l’altra, le sfuggono di mano ma imperterrita si ostina a soffocare la sua coscienza per seguire la propria codardia.

Emanuela Da Ros ci regala un romanzo breve che evidenzia quanto il bullismo sia diventanto un problema reale, fisico e incontenibile.

Lo stile dell’autrice è perfettamente adeguato alla voce narrante di Stefania: irriverente, semplice e diretto. Uno stile che dona un tocco in più alla caratterizzazione della protagonista.

Il seguito è palloso. Ma neanche tanto. Noi tre, quasi allo scoccare della mezzanotte, con un tappeto arrotolato sotto il braccio, raggiungiamo in fila indiana la lavanderia a gettoni. I fari di qualche auto di passaggio illuminano un marciapiede inumidito dalla guazza della sera.
[..] Mi viene in mente un film di Hitchcock, ma sono troppo rinco per ricordarmi titolo e trama.

Stefania è l’altra faccia delle vittime del bullismo: è la figura che sta dietro le quinte, colei che si lascia coinvolgere pur di non restare fuori dal gruppo. A un certo punto della narrazione, la protagonista stessa si rende conto di ritrovarsi a vivere tre vite: quella famigliare, quella che interpreta per restare nel gruppo e quella nella sua testa in cui domande e sensi di colpa si rincorrono senza fiato.

La mia terza vita, quella silenziosa, in realtà faceva un baccano del diavolo. Ma nessuno, a parte me, ne sentiva l’eco.

Nonostante sia la vittima, Giada è un personaggio più defilato eppure colei che ho apprezzato di più. Inizialmente è incurante delle angherie che subisce perché trova conforto nella certezza che Stefania è sempre la sua migliore amica ma quando Stefania si allontanerà in maniera sempre più evidente anche Giada dovrà venire a patti con la situazione.
Eppure non si arrende: perdona, guarisce, rassicura e combatte. Continua a sperare in qualcosa di più bello.

Oltre le vicende principali possiamo notare il ruolo degli insegnanti, quello dei genitori assenti.. ci sono tante sfaccettature in questa storia e proprio per questo motivo può essere letta da diverse fasce di età.

Emanuela Da Ros in modo delicato eppure graffiante spinge l’attenzione su un tema importante senza usare toni paternalistici o di rimprovero.

Per questo motivo spero che “Bulle da morire” arrivi anche ai più giovani perché potranno trovare una storia di bullismo, riscatto e soprattutto speranza