Intervista e giveaway: La vita in due di Nicholas Sparks

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Buongiorno cupcakes alla vaniglia, 

oggi vi propongo una bellissima intervista

al grande Nicholas Sparks

e la possibilità di ricevere una copia autografata di “La vita in due“!

Scopriamolo insieme..

Trama

Seguii il loro sguardo e in quel momento pensai che London fosse la neonata più preziosa nella storia del mondo. Avremo una vita bellissima. Noi due.

A trentaquattro anni, Russell Green ha tutto: una moglie fantastica, un’adorabile bambina di cinque anni, una carriera ben avviata e una casa elegante a Charlotte, in North Carolina. All’apparenza vive un sogno, ma sotto la superficie perfetta qualcosa comincia a incrinarsi. Nell’arco di pochi mesi, Russ si trova senza moglie né lavoro, solo con la figlia London e una realtà tutta da reinventare. E se quel viaggio all’inizio lo spaventa, ben presto il legame con London diventa indissolubile e dolcissimo, tanto da dargli una forza che non si aspettava. La forza di affrontare la fine di un matrimonio in cui aveva tanto creduto. Ma soprattutto la forza straordinaria di essere un padre solido e affidabile, capace di proteggere la sua bambina dalle conseguenze di un cambiamento tanto radicale. Alla paura iniziale, poco alla volta, si sostituisce la meraviglia di ritrovare dentro di sé le risorse che servono per fare il mestiere più difficile del mondo, il genitore. Russ scopre di saper amare in un modo nuovo, di quell’amore incondizionato che non deve chiedere ma solo offrire. E forse per questo potrà anche rimettersi in gioco con una donna alla quale dare tutto se stesso.

Come il suo protagonista, anche Nicholas Sparks si è messo in gioco e ha vinto la partita. Perché, nel romanzo La vita in due, ha saputo raccontare non solo la storia d’amore tra un uomo e una donna, ma la verità di un sentimento tanto delicato e profondo quanto l’affetto che lega un padre e una figlia.

Intervista

A quale libro sei legato di più? E perché?

“Il libro a cui mi sento più legato è ‘I passi dell’amore‘ anche perché io mi sento legato al personaggio di Landon. È l’unico personaggio dei miei romanzi che io posso dire di essere stato, nel senso che io ho avuto diciassette anni quindi posso entrare in rapporto con lui avendo vissuto le stesse esperienze come diciassettenne. Invece Noah, per esempio, è un ottantenne e io non ho ancora ottant’anni e non posso essere quella persona.”

I tuoi romanzi hanno viaggiato in tutto il mondo e hanno incontrato i lettori di tutto il mondo sia in forma scritta che sul grande schermo. Com’è da scrittore vedere tutte queste tue storie prendere vita?

“Intanto è divertentissimo oltre che molto emozionante. Credo di essere il secondo autore che vede il suo lavoro trasposto in opera cinematografica; il primo che è il top della classifica è Stephen King, dopo di lui ci sono io e poi tutti gli altri autori.
Mi piace moltissimo lavorare in questo modo perché ovviamente scrivo affinché il mio pubblico possa godere delle storie che invento ed è sempre una grande emozione sapere che ci sono dei lettori che leggono il mio libro però se il libro non viene letto è un’ulteriore emozione sapere che invece possono godere di questa storia sul grande schermo.

Quando scrivi hai già una scaletta precisa di come andrà a finire il libro o sono i personaggi a prendere le decisioni?

“Il processo della redazione di una storia, di mettersi lì e scrivere un romanzo può durare una settimana oppure anche cinque anni. Dipende. Inizio a scrivere quando ho già un’idea ben precisa di come saranno l’inizio e la fine della storia che voglio scrivere. E poi le altre cose sono forse meno importanti, però ho già un’idea generale di quali saranno i punti principali che vado a toccare, quali saranno le svolte che si verificheranno all’interno della storia stessa. Devo avere un’idea piuttosto generale dei personaggi principali, proprio le caratterisiche basilari – età, sposati, divorziati, vedovi, se si tratta di un primo amore. Se conosco già tutti questi elementi poi mi metto a scrivere e a quel punto il processo prende piede e i dettagli si sviluppano durante la scrittura.”

Quando scrivi hai già in mente quello che sarà lo screenplay del film che poi verrà realizzato o è una cosa che viene dopo?

“Quando concepisco l’idea e mi metto a lavorare provo a mettere insieme tutti i tasselli che faranno la mia storia e cerco di concepire queste idee in modo tale che possano funzionare sia per un romanzo che per un film. Se non riescono a soddisfare entrambi questi metodi artistici, allora respingo queste idee. Molto spesso, infatti, mi capita di abbandonare questi progetti proprio perché non li trovo originali per entrambi i mezzi espressivi. Quindi se non sono originali per un libro, rifiuto l’idea e la stessa cosa vale per il film. Se invece è una storia che può essere originale per entrambi allora mi metto a scrivere. Quando sono occupato sulla stesura del libro penso soltanto al mio libro, questo è il mio focus principale. Quando ho terminato di scrivere il libro, allora mi occupo della sceneggiatura.”

Per quanto riguarda “La vita in due“, quanto c’è di te in questo romanzo?

“Questo libro è stato ispirato dal mio personalissimo rapporto con le mie figlie e dalla mia paura della paternità.”

Come mai in questo libro hai messo un personaggio femminile davvero antipatico? Solitamente nei tuoi libri le donne sono sempre abbastanza privilegiate, hanno ruoli positivi e in questo c’è il personaggio di Vivian che è veramente insopportabile.

“Devo dire che alle donne piace moltissimo il personaggio di Vivian. Rispetto alla domanda devo dire che volevo rendere questo romanzo il più autentico possibile per Russ e presentare anche il suo personaggio nella maniera più autentica possibile. Si trattava di un processo di guarigione per lui, di superare delle difficoltà. Volevo illustrare la sua situazione nella maniera più veritiera, far sentire proprio la disillusione che provava, far vedere quanto era arrivato a toccare il fondo, era il punto più basso della sua esistenza; stava soffrendo, era confuso, la rabbia che provava, le incertezze, dovevano assolutamente essere trasmesse e percepite in maniera autentica. Una volta che questa percezione poteva essere toccata con mano, leggendo le pagine del libro si entrava in questo ciclo e si poteva finalmente godere del vero potere della guarigione che la famiglia ti dona. 
E penso di aver scritto che Vivian era una mamma perfetta, adorava sua figlia; è solo che non adorava più il suo Russ, succede.”

C’è un messaggio che con questo libro vuole trasmettere alle generazioni più giovani?

“Nelle mie storie di solito non inserisco messaggi però devo aggiungere che comunque i ragazzi quando crescono subiscono una loro evoluzione: quando sono piccoli credono che i loro genitori siano perfetti, poi crescendo speriamo riescano a capire che sono stati dei bravi genitori che hanno fatto del loro meglio per crescere i loro figli. Quindi nel mio libro sta a noi cercare di esplorare questo concetto, volevo offrire questa possibilità di decidere se e quando i ragazzi e i genitori sono pronti per affrontare la vita.

In questo libro si parla di un altro tipo di amore, quello tra padre e figlia. Che tipo di padre sei?

Io sono un padre straordinario.
Sono un genitore che affronta l’educazione dei propri figli e la loro crescita in maniera molto semplice. Ho un unico obbiettivo nell’educarli: far si che siano dei ragazzi sani a livello emotivo e che diventino degli adulti altrettanto sani a livello emotivo. Non mi do tanta pena come fanno altri genitori per tutte quelle cose complicate, per tutte le altre cose che succedono nella vita. Io sono così. Penso che si impari molto più dagli errori che si commettono che non dai propri successi e questa è una cosa che io ho sempre ricordato ai mie figli. Quindi dico loro delle cose sempre molto semplici e dirette: guardate, la vita non è giusta, quello che vuoi ottenere non sarà mai quello che otterrai realmente perché sono due cose separate e distinte, tuttavia la vita è tua, sei tu a essere padrone della tua vita. Vuoi studiare e andare bene a scuola? È una tua decisione. Sappi che per me la scuola è stata un grandissimo aiuto, mi ha sostenuto in tante cose. Non vuoi studiare? Non ti interessa andare a scuola? Ebbene, allora ne pagherai tu, sulla tua pelle, le conseguenze.

Certo, do grande importanza alle regole primarie quindi no alle droghe, però saranno loro che forgeranno la loro esistenza, diventeranno chi vogliono, un po’ come la vita di ognuno di noi. Ognuno di noi ha avuto quattordici/quindici anni, le regole che tu come genitore imponi hanno un valore fino a quell’età più o meno. I genitori possono influenzare i figli fino a quell’età e dopo che tu hai dato di tutto e hai fatto del tuo meglio saranno loro a decidere chi diventare.

Parlando dell’istruzione e della scuola, ha anche una fondazione per l’istruzione. Per cui volevo chiederti questo passaggio della scuola nella tua vita. 

“L’istruzione per me è stata veramente importante. Ha cambiato la mia vita. Se non avessi frequentato l’università, probabilmente non sarei diventato l’autore che sono oggi. Quindi è vero, l’istruzione cambia la tua vita. Bisogna imparare ad amare lo studio, è una delle lezioni più importanti che si può trasmettere ai propri figli perché è una cosa che devi imparare a fare durante tutta la tua vita. Devi sempre imparare e studiare in tutte le aree dove ti sentirai coivolto. E come succede in “La vita in due“, Russ deve imparare a diventare un genitore, altrimenti se non imparerà ad essere quel genitore non diventerà mai la persona che lui ambisce a diventare. E quando parlo dello studio e dell’istruzione ai miei figli io dico sempre loro: la scuola vi insegna una cosa davvero importante e cioè che dovete talvolta fare delle cose che non amate fare ma dovete farle molto bene. Quindi questa è la lezione più importante che si può trasmettere ai propri figli sulla scuola.”

Fatemi sapere cosa ne pensate e in bocca al lupo a tutti voi lettori!

 

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