Blog Tour “Le stanze dei ricordi” di Jenny Eclair ∼ Recensione & Il Salotto

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Buongiorno lettori!

Oggi vi presento la recensione di una piccola perla letteraria:

Le stanze dei ricordi” di Jenny Eclair.

Questa è la storia di Edwina e della sua casa al numero 137 di Kennington Road.

Vi parlerò un po’ di lei e di una delle sue “stanze dei ricordi”:

il SALOTTO.

Trama:

Londra, Kennington Road. La grande casa georgiana al numero 137 è in vendita. Tanto affollata un tempo, ora è soltanto un nido vuoto, troppo grande per una donna sola. Troppo carica di ricordi per chi non vuole più essere prigioniera del proprio passato. E così Edwina Spinner, ex artista e illustratrice, ha deciso di andarsene. Mentre conduce l’agente immobiliare di stanza in stanza, si sente trasportare indietro nel tempo. La sua mente torna a cinquant’anni prima, quando si era trasferita lì dopo le nozze, giovanissima, con il primo, grande amore. Torna ai suoi bambini, i gemelli Rowena e Charlie, così imprevedibili, così diversi. Torna al secondo marito e al figlio acquisito, che l’ha sempre detestata – e che lei ora non riesce nemmeno a nominare. Ogni angolo della casa è intriso della loro gioia, delle loro lacrime, del loro sangue. Ci sono porte da cui Edwina sente ancora risuonare risate cristalline. Altre che preferirebbe non aprire mai più, per non lasciare uscire i segreti più inconfessabili. Come il ricordo della notte che ha spezzato per sempre la sua famiglia. Ma nemmeno Edwina conosce davvero tutta la storia. La verità su quella notte è un mosaico al quale mancano alcune tessere: un indizio nascosto in un baule mai aperto, una confessione rimandata da troppo tempo. E, per scoprire tutta la verità, Edwina dovrà affrontare proprio l’unica persona che non avrebbe voluto rivedere mai più.

Straordinariamente avvincente, assolutamente imprevedibile, un romanzo che si tinge ora di suspense, ora di commozione, per raccontare i segreti e i drammi di una famiglia e ricordarci la forza dei legami di sangue e del perdono.

Recensione:

❤️❤️❤️❤️❤️

È rimasta aggrappata a questa casa fin troppo a lungo. Come l’edera sul retro, è arrivata l’ora di liberarsi. Deve chiudersi per sempre alle spalle la porta del civico 137. Prenderà con sé solo alcuni ricordi, riempirà una borsa di ricordi buoni, non le servono chissà che valigie. Sono tantissime le cose che può lasciare dietro di sé.

Edwina Spinner è una donna ormai anziana e sola. Un giorno tutto si fa più chiaro ai suoi occhi e nella sua mente si fa sempre più reale la decisione di mettere in vendita la casa a cui è tanto legata, così piena di ricordi tremendamente vividi e intensi.
Edwina si rende conto dei tanti disagi della casa, della manutenzione lasciata in sospeso e del disordine ma è sola e ogni giornata si sussegue più velocemente dell’altra.

È come se la casa le stesse dicendo di andarsene; il tempo assegnato a Edwina è scaduto, è il turno di qualcun altro. Questo posto ha bisogno di una mano più ferma di quella piena di macchie di vecchiaia che stringe il corrimano della ringhiera… la mia mano, si rende conto Edwina, la mia piccola, decrepita mano.

Quando accoglie in casa l’agente immobiliare, Edwina lo accompagna tra le stanze e simbolicamente compie un viaggio a ritroso nel tempo tra ricordi felici e tristi. Così, insieme alla protagonista, riviviamo i suoi ricordi, i suoi grandi amori e la sua famiglia tanto bella e unita quanto ora è distrutta.

Edwina si domanda cosa direbbe il giovane agente immobiliare se lei adesso si girasse e gli dicesse: «Ho vissuto in questa casa con un uomo che è morto all’improvviso su una spiaggia. Avevamo due bambini. Ho sposato un altro che aveva una moglie prima di me e un figlio che non sono mai riuscita ad amare. Questa casa è intrisa fino allo scheletro del nostro sangue, del nostro sudore, dell’amore, delle risate, dei tradimenti. Posso anche lasciarla, ma frammenti di me resteranno qui, il pavimento di legno sarà sempre fradicio delle mie lacrime. Potreste passarci l’aspirapolvere, ma non vi libererete mai completamente di noi. C’è il nostro DNA dappertutto..»

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Jenny Eclair ha saputo creare un romanzo commovente e così coinvolgente che vi trasporterà lontano nei ricordi.

Ho apprezzato molto il suo stile delicato che sa accogliere e accompagnare il lettore lungo tutta la durata del romanzo.

Il romanzo è diviso in piccole parti anche se inizialmente sembra essere incentrato sulla figura di Edwina, ma poi la voce narrante diventerà Fern e poi Lucas e poi ancora Edwina – permettendo così al lettore di scoprire pagina dopo pagina tutte le verità nascoste.
Inoltre, mi piace come l’autrice abbia saputo adeguare il suo stile ai diversi tipi di narrazione passando da un’anziana signora a una giovane donna e poi ancora a un uomo adulto.

Edwina resta il mio personaggio preferito; è la protagonista indiscussa, la regina della casa e la donna grazie alla quale la famiglia è nata e vissuta. Il suo carattere combattivo, un po’ al vetriolo e allo stesso tempo pieno di amore mi ha conquistata.

Il guaio di essere una moglie e una madre, decide Edwina, è che senti come tuo dovere impedire che accada qualcosa di male alla tua famiglia, ma è un compito improbabile. Il destino è per sua natura capriccioso: nella vita le cose brutte arrivano da sé, e non è che se finisci nella merda una volta significa che non ci finirai più.

“Le stanze dei ricordi” è un romanzo in cui si intrecciano drammi, amore, segreti e ricordi; una storia dolce amara che mi ha trasmesso un po’ di tristezza condita con quell’immancabile e meravigliosa speranza che cambia anche le prospettive più buie.

Il sangue, decide Edwina, è forte e ci trascina come la marea.

Come avrete notato tutto ruota intorno a questa magnifica casa londinese che ha visto nascere, crescere e vivere la famiglia di Edwina.

Ora parliamo del SALOTTO. 

Dipinsero questa stanza di un blu notte scuro. «Il salotto», annuncia Edwina, e Lee annuisce. Ovviamente. Le persone eleganti dispongono di un vocabolario tutto loro per quanto riguarda la casa, non hanno il soggiorno o la veranda, hanno il salotto e il giardino d’inverno [..]
«Un tempo ero così orgogliosa di questo salone», confida Edwina a Lee.

Questa stanza ha visto giorni migliori, pensa Edwina, affondando nel divano di velluto e ricordando il salotto al suo meglio, tutto addobbato in occasione dei Natali e profumato di pino. I quadri fanno sì che questo salone assomigli più che mai a un museo. Un luogo disabitato, una biblioteca con annessa galleria d’arte priva di visitatori. Questa stanza è quella dove si sente di più il bisogno di una famiglia… forse anche di un cane? Sì, un cagnolino. Edwina non è più paurosa come un tempo, tutte le cose peggiori che potevano accadere sono già accadute. Un cane cosa vuoi che le faccia? Le morderà le caviglie? Le farà la pipì sul tappeto? E capirai!
«Forse in Cornovaglia prenderò un cane», borbotta Edwina.

Per Edwina, quindi, il salotto della casa di Kennington Road è un luogo in cui si riunivano a festeggiare il Natale, un luogo che se potesse parlare racconterebbe di una famiglia unita, piena di vita e di sapere.

In qualche modo, questa visione del salotto esprime anche la mia: il mio non è sinonimo di relax come lo è per molti ma è più quel luogo in cui ci si riunisce per le grandi feste in compagnia, un luogo accogliente, caldo e pieno di vita in cui mi sento accolta e coccolata. 

E voi come vivete il vostro salotto?

Raccontatecelo

e scoprite insieme a noi le stanze dei ricordi che rendono unica la casa di Edwina:

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