Blog Tour “La figlia di Odino” di Siri Pettersen ∼ Ambientazione

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Buongiorno lettori di tutti i mondi, 

oggi vi presento l’ultima tappa del blog tour dedicato a 

“La figlia di Odino”!

Trama

Immagina di essere privo di qualcosa di cui tutti gli altri dispongono. Qualcosa che rappresenta la prova della tua appartenenza a questo mondo. Qualcosa di talmente vitale, che senza di esso sei una nullità. Una piaga. Una leggenda. Un essere umano. Hirka, che ha quindici inverni, all’improvviso apprende di essere una figlia di Odino, una creatura putrida e senza la coda, proveniente da un altro mondo. È disprezzata, odiata e scacciata da tutti. Non riesce più a trovare una propria identità, e qualcuno la vuole eliminare affinché tutto ciò rimanga un segreto. Ma ci sono cose ben peggiori degli esseri umani e Hirka non è l’unica creatura ad essersi introdotta attraverso i portali…

Ambientazione

La figlia di Odino è un romanzo pieno di avventura, complesso e veramente avvincente. Sono contenta di potervi parlare dell’ambientazione perché è un pilastro importante della serie “The Raven Rings“.

Il mondo che fa da sfondo alla storia di Hirka è Ymslanda. È un mondo in cui tutti posseggono la coda e il Dono; tutti tranne Hirka.

La scrittura di Siri Patterson è ammaliante e molto ben descrittiva quindi lascerò che siano le sue descrizioni a parlare più delle mie.

ELVEROA

Hirka vive ai margini di Elveroa con suo padre. Elveroa è un piccolo paesino situato tra la capitale Mannfalla e la misteriosa città di Ravnhov.

Il paesino si trovava in una conca che si apriva verso il mare. I vecchi dèi avevano cercato di schiacciare i primi viaggiatori con il pollice; ma quelli erano del Nord, e non si erano dati per vinti. Così si erano fermati a vivere nell’impronta lasciata dal dito. Privi di difese in direzione del mare, ma protetti da rocce bluastre e fitti boschi che si estendevano fin dove Hirka riusciva a scorgere, a Est, verso la montagna di Gardfjella. A una certa distanza c’era l’Abisso, come una fenditura nella parete rocciosa. Il torrente Stridrenna sgorgava rumoroso e incessante da quella frattura, scorreva verso la vallata, e si snodava fino a raggiungere il mare. Le fattorie s’inerpicavano su per la scarpata verso le vette, circondate da piccoli fazzoletti di terra coltivata. Dal lato opposto della conca questi ultimi erano particolarmente fitti, perché lì era soleggiato per tutto il giorno.

A Elveroa, Hirka aiuta il padre a preparare cure, unguenti e rimedi per moltissime persone del villaggio ma nonostante le loro buone azioni Hirka viene sempre derisa per essere una “senzacoda“.

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MANNFALLA

Dopo quindici inverni, tutti i cittadini del mondo di Ymslanda devono recarsi a Mannfalla per il Rito, una prova in cui viene saggiato il proprio livello di Dono di fronte al Veggente e al sommo Consiglio.

Manfalla è la città in cui vive il Veggente. È il centro di tutto il mondo di Ymslanda: è qui che vi si reca per il Rito ed è questo il luogo a cui tutti agognano per poter servire la propria fede nel volere del Veggente.

Tutto ciò che aveva sentito dire su Mannfalla era vero. La città avrebbe potuto accogliere in sé mezzo mondo. Case di tutte le forme e i colori possibili e immaginabili si addossavano le une alle altre. In alcuni punti formavano una rete di vie, in altri sembravano piazzate a casaccio, come rocce dopo una frana. L’abitato si allargava a ferro di cavallo intorno al fiume Ora, disseminato di navi e barchette sottili che sembravano fare soltanto la spola tra le due rive. E un po’ ovunque in città spuntavano guglie grigie.

All’interno di Mannfalla c’è un luogo ancora più importante che racchiude il cuore stesso di questa civilità: Eisvaldr, definita “La città in fondo alla città“.

Con il tempo Eisvaldr è aumentata sempre di più, costruendo mura intorno alle lussuose abitazioni dei consiglieri e delle loro famiglie.
È il centro pulsante dell’alto rango della società e a ogni battito di ciglia prosegue la sua ostentazione di ricchezza e privilegi.

Davanti a lui, Eisvaldr si stendeva in tutta la sua magnificenza. Era la ricca propaggine di una città ancora più grande: Mannfalla. Bianche mura delimitavano i confini tra la città e la sede principale del Veggente. Al di là delle mura, c’era una realtà diversa. Da lassù tutto sembrava tranquillo e ordinato, ma Urd sapeva che là fuori viveva gente che conduceva una vita ordinaria che lui disprezzava. Lavoravano, sudavano, mangiavano, dormivano e si accoppiavano gli uni con gli altri. Per le strade c’era odore di sterco di cavallo, perché lì erano in pochi a tenerle pulite. Specialmente ora che si avvicinava il Rito e che la gente arrivava da tutte le parti, alcuni con figli e animali al seguito. In quel periodo dell’anno, le zone più povere della città facevano venire il voltastomaco, per via della puzza e del rumore. E quell’anno era peggio che mai. 

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RAVNHOV

Ultimo ma non meno importante luogo da citare è Ravnhov.
Ravnhov è una città situata dietro le montagne, è un luogo impervio e difficile da raggiungere e la sua popolazione si tiene ben lontana dall’autorità del consiglio e del Veggente.

La situazione è molto tesa e Mannfalla continua a guardare a Ravnhov più come a un nemico che a un alleato.

Ravnhov era potente. Era un vecchio feudo, e una vera spina nel fianco per il Consiglio. Ravnhov era l’unico luogo al mondo che Mannfalla non avrebbe mai potuto convertire, malgrado le due città si trovassero soltanto a qualche giorno di distanza l’una dall’altra. Ma tra di loro c’era Blindból. Il cuore oscuro di Ymslanda. Le montagne impenetrabili che tutti temevano e da cui giravano alla larga. Dunque mentre le altre regioni avevano riconosciuto, una dopo l’altra, l’autorità del Consiglio, Ravnhov aveva mantenuto la propria indipendenza. Ormai non avevano più debiti, e diventavano ogni giorno più potenti.

Ravnhov viene descritta così: tantissime case di legno e pietra abbarbicate sul fianco della montagna, un luogo molto diverso da Eisvaldr e Mannfalla.

C’erano molte strade: alcune si inerpicavano verso l’alto, altre si inoltravano fino al cuore della città. Alcune di esse erano talmente anguste che c’era a malapena spazio a sufficienza per lei. Le case erano state costruite tutte addossate, come se dovessero essere unite contro il freddo. Erano ammassi di pietra e legno contro il fianco della montagna. In alcuni punti erano inclinate le une verso le altre, in maniera tale che non si vedeva neanche il cielo. Avevano spesse imposte e tetti a punta, carichi di paglia. Qui abitavano molte più persone che a Elveroa. 

 
Spero di avervi intrigati con questi luoghi magnifici!
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Questa è l’ultima tappa del blog tour dedicato al romanzo
e se partecipate potreste vincere una copia di “La figlia di Odino“!
 
Ripassiamo insieme le tappe:
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Su Paranormal Books Lover ~ Vi presento Siri

Su La tana di una booklover ~ Personaggi e fan art

Su Words of Books ~ Playlist

Su Le Tazzine di Yoko ~ Recensione in anteprima e 10 motivi per leggere il romanzo

Su My Crea Bookish Kingdom ~ Moodboard, estratti/segnalibri

Qui!  ❤ ~ Ambientazione

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