Blog tour “Il marciume” di Siri Pettersen: ricapitoliamo (Il Primo Libro)

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Buongiorno popolo di Ymslanda,

siete pronti a fare un ripasso di “La figlia di Odino”?

Vediamo cosa è accaduto nel primo libro di Raven Rings! 

Trama

Nella serie Raven Rings i classici elementi della letteratura fantasy vengono reinventati. Non troverete profezie, dragoni o spade magiche. Certamente c’è la magia ma questa parola non compare mai nei testi. La protagonista è piena di risorse, vive emarginata e come una selvaggia al nord. Non è una “prescelta” e non ha poteri speciali. In realtà, ciò che la distingue dagli altri è proprio questa mancanza di capacità soprannaturali che invece gli altri posseggono.

Immagina di essere privo di qualcosa di cui tutti gli altri dispongono. Qualcosa che rappresenta la prova della tua appartenenza a questo mondo. Qualcosa di talmente vitale, che senza di esso sei una nullità. Una piaga. Una leggenda. Un essere umano.

Hirka, che ha quindici inverni, all’improvviso apprende di essere una figlia di Odino, una creatura putrida e senza la coda, proveniente da un altro mondo. È disprezzata, odiata e scacciata da tutti. Non riesce più a trovare una propria identità, e qualcuno la vuole eliminare affinché tutto ciò rimanga un segreto. Ma ci sono cose ben peggiori degli esseri umani e Hirka non è l’unica creatura ad essersi introdotta attraverso i portali…

Ripassiamo il primo capitolo:

Con una narrazione alternata tra tre punti di vista – Rime, Hirka e il terribile Urd – Siri Pettersen disegna una storia complessa, intrigante e unica nel suo genere – e se lo avete letto sapete cosa intendo!

Hirka ha quindici inverni e vive insieme al padre nel piccolo paesino di Elveroa. Il mondo in cui vive è un luogo fantastico governato da un Consiglio composto da dodici membri che, attraverso la loro sapienza e la loro vicinanza al Dono, seguono le direttive del Veggente per governare l’intera terra di Ym.

In un mondo in cui il Dono scorre nelle vene di tutti gli abitanti e ognuno di loro è dotato di una coda, Hirka si sente da sempre fuori posto ed emarginata perché un lupo le ha strappato via la coda quando era ancora molto piccola. Se l’assenza della coda non la rende abbastanza fuori posto, il fatto che Hirka non sappia richiamare la Terra e quindi che sia priva del Dono è il campanello d’allarme per qualcosa di molto più grande di lei.

Quando il suo amico d’infanzia ed erede di un membro del Consiglio, Rime An-Elderin, torna a Elveroa porta con sè una notizia sconvolgente per Hirka: il Rito è stato anticipato e di lì a poco tempo Hirka dovrà dirigersi a Mannfalla insieme a tutti gli altri ragazzi di Elveroa.

Il Rito è un avvenimento molto importante nella loro cultura e consiste nel presentarsi davanti al Veggente e al Consiglio, dare prova del proprio Dono per poi essere indirizzati verso il proprio futuro. Nella radicata convinzione che il Veggente protegge il loro mondo dagli Orbi, esseri leggendari e malvagi, il Rito è un passaggio obbligato ma per una ragazza priva del Dono, è un patibolo da cui non può sfuggire viva. Così Thorrald capisce che non c’è altra scelta che confessarle la verità riguardo alla sua nascita e fuggire, rinnegare il Consiglio e il Rito nella speranza di trovare rifugio nelle terre del Nord, a Ravnhov.

«Sei venuta al mondo senza coda, nel cerchio di pietre di Ulvheim, e non sei capace di evocare. Non so da dove vieni né chi tu sia, ma dobbiamo andarcene comunque. Se appartieni ai Senzacoda… se sei una figlia di Odino…»
Quella parola fu come una pugnalata al cuore, per Hirka.
«Se sei un menskr, il Consiglio lo scoprirà nel corso del Rito. Tu sei mia figlia. Nessuno porterà a termine il compito affidato a Olve. Io non voglio rischiare di perderti».

Hirka fatica ad accettare la verità e non vuole abbandonare la propria casa per colpa del Consiglio, né fuggire nella speranza che la temibile arma del Consiglio, Kolkagga, non li trovi. Per questo motivo confida a Rime di non sapere evocare la Terra, ma senza dirgli apertamente che lei è completamente priva del Dono, che lei è il marciume, menskr.

Rime accetta di darle una mano e ideano un piano per riuscire a superare il Rito senza che nessuno si accorga di nulla, ma non sono pronti al loro destino.. e qui la storia inizia a farsi sempre più complessa!

Mentre Hirka è alle prese con i propri timori e con la sua esistenza stessa, Urd Vanfarinn a Mannfalla è riuscito a prendere il posto del padre all’interno del Consiglio. Finanalmente è al potere e il suo piano prende forma pagina dopo pagina, un subdolo e malvagio personaggio che vuole creare caos e paura all’interno del suo stesso mondo.

Quando a Elveroea si sparge la voce che Hirka non si presenterà al Rito, lei e il padre si spaventano e capiscono che la loro fuga non passerebbe più molto inosservata. Thorrald, un uomo una volta molto più in forze, decide di morire piuttosto che rallentare la fuga di Hirka.

Kolkagga. Le Ombre Nere, tanto potenti che il padre aveva preferito la morte a loro. Lui che viveva sempre. Erano gli altri a morire. Ad ammalarsi. A mollare. Suo padre viveva. Era tutt’altro che un affamatore di corvi: non temeva alcuna battaglia. Era così che era fatto, e così le aveva insegnato a essere. Eppure ora al mondo c’erano cose che potevano far sì che scegliesse l’Altromondo..

Mentre Rime torna a Mannfalla con la nonna Ilume, una dei dodici del Consiglio, Hirka prende quelle poche cose che significano qualcosa per lei e brucia la casa che per anni l’ha accolta e tenuta al sicuro insieme a Thorrald, volge le spalle a Mannfalla, a Elveroa e a Rime e si dirige verso Ravnhov.

Una volta arrivata a Ravnhov, Hirka scopre un luogo in cui viene accettata e ben accolta ed instaura un buon rapporto con Eirik, il capo, l’emblema della ribellione contro Manfalla e il Veggente. Qui scopre tradimenti, piani di conquista e scongiura un attentato alla vita di Eirik, che rimane gravemente ferito. Convinta che l’attentanto sia avvenuto per colpa della sua presenza a Ravnhov, Hirka decide di partire per Mannfalla nella speranza che il piano di Rime possa concludersi nel migliore dei modi.

Poco dopo il suo arrivo nella grande capitale del regno, Hirka partecipa al Rito ma il piano va a rotoli quando la Portatrice del Corvo non avverte la magia scorrerle nel corpo e il terrore dilaga.

“Il Veggente ce ne scampi! Una figlia di Odino. Una figlia di Embla.” La Portatrice del Corvo stringeva spasmodicamente il trespolo. “Il marciume. Il marciume a Ymslanda!”
“Voi non capite..”, disse Hirka, ma non riusciva a sentire la propria voce. Era scoppiato il caos. La gente si era alzata in piedi. Alcuni stavano lasciando di corsa la sala. Altri gridavano. Hirka sentiva echeggiare delle parole: erano estranee a lei come a tutti gli altri, lì dentro. Figlia di Embla. Cieca alla terra. Menskr. Marciume. 

Nel caos che ne segue, Hirka viene imprigionata nelle segrete, Rime si nasconde nella sala del Consiglio e origlia la riunione che ne segue mentre Urd cerca di convincere gli altri membri a non condannarla a morte per portare a termine il suo terribile piano. Dopo essere riuscito a guadagnare tempo con il Consiglio, Urd libera Hirka dai sotterranei e ingaggia i suoi servitori per poterla fuori dalla città ma Rime, sconvolto da ciò che ha sentito durante la riunione e con l’unico obbiettivo di salvare Hirka, riesce a raggiungerla e a fuggire con lei.

Durante lo scontro, Hirka scopre che Rime è diventato parte di Kolkagga, gli assassini del Consiglio e ne rimane sconvolta, ma lei è l’unica che riesce a vedere oltre le apparenze e che conosce ciò che alberga davvero nel cuore del suo amico. Rime, dal canto suo, ha rinnegato il proprio giuramento per salvarla, è pronto a tutto pur di proteggerla; è pronto anche a pagare la vita dei suoi compagni quando li raggiungono nei pressi di Ravnhov e lui e Hirka sfuggono per un pelo all’imboscata di Kolkagga prima e degli Orbi poi.

Hirka e Rime trovano salvezza e rifugio a Ravnhov ma Rime non riesce più a frenare il suo desiderio di verità: vuole parlare con il Veggente anche a costo di essere ucciso per tradimento se dovesse essere catturato, vuole parlare con Lui, scoprire perché il Consiglio non segue le Sue direttive; ha dedicato tutta la sua vita a servirlo e ora che il mondo sta andando a rotoli deve aggrapparsi a Lui e alla sua somma sapienza. Così Rime decide di tornare a Mannfalla per una missione quasi impossibile e Hirka lo accompagna: si avventureranno nella casa del Veggente, dove nessun altro è mai stato.

Raggiunse il centro dell’albero. Il punto in cui il tronco si ramificava in tutte le direzioni. Il luogo in cui abitava Lui. S’issò sul bordo, e poi entrò nella cavità centrale.
Era vuota.
Hirka si rese conto di non essere sorpresa. Una parte di lei non aveva mai creduto che l’avrebbero visto. Avevano fatto tutta quella strada per nulla? Aveva forse abbandonato la torre? Abbandonato il suo stesso albero? Rime aveva detto che il Consiglio si era riunito senza di Lui. Se n’era forse andato via? Era malato? Morto? Lo avevano spostato altrove? Oppure..

In un crescendo di tensione e disperazione per l’assenza del Veggente, arriva Ilume e Rime smaschera la grande e intricata bugia dietro la quale il Consiglio si è nascosto per centinaia di anni. In un impeto di rabbia distrugge l’albero sacro del Veggente e un attimo prima che arrivino le guardie, Urd li raggiunge e uccide Ilume davanti ai loro occhi. (Ilume non ci mancherà!)
Riescono a fuggire ma la scoperta che non esiste nessun Veggente è devastante per Rime quanto non lo è per Hirka. Rime ha votato la sua intera vita in un credo superiore e il pensiero che sia stata tutta una menzogna lo distrugge ma l’incredibile, forte e temeraria Hirka è lì per lui in una scena che ho adorato alla follia!

Rime era sempre stato quello forte, tra loro due. Era quello che la doveva educare. Ora si stava annullando sotto i suoi occhi. Non poteva lasciare che accadesse.
“Chi sei tu, Rime?”
“Lo sai meglio di chiunque altro, no? Lo hai detto tu stessa. Io sono un assassino per conto del Consiglio. Io sono un omicida in nome di un falso veggente. Io sono già morto.”
Hirka si tirò in avanti, fino a sedergli di fronte. Gli appoggiò le mani ai lati del viso. Era così dolorosamente bello. Non aveva mai visto occhi così. Iridi selvagge, color grigio chiaro, in cui la sua anima lottava in cerca di un appiglio.
[..] “Chi sei?”, ripeté Hirka.
“Sono Rime. Rime An-Elderin”.
“E cos’è importante per Rime An-Elderin?”
Lui rise, quasi in tono canzonatorio. Le sue mascelle si contrassero sotto le dita di Hirka. “Le sue parole. Le parole del Veggente erano importanti. L’unica cosa importante”.
“Quali erano le parole del Veggente, Rime?”
“Forza. Amore. Verità. Giustizia.”
“Queste parole sono ancora importanti? Senza di Lui? [..] Vuoi dirmi che combattevi per un corvo? Un pennuto?! O hai combattuto per ciò che lui rappresenteva per te? Ciò che era per te esiste ancora, anche se Lui stesso non esiste più. Per mille anni, il Veggente è stato la risposta a tutto ciò che sappiamo, e Ilume aveva ragione! Che Lui esista o meno è irrilevante! Perché esiste un Rime An-Elderin. La forza è importante, per Rime?” Rime la fissava. “Rispondimi, Rime.”

[..] “Sono Rime Al-Elderin”, le mormorò tra i capelli. “La forza è importante. L’amore è importante. La verità e la giustizia le avremo. Non nel Suo nome, ma nel mio”.

(Giubilio! Immenso giubilio! Immaginatevi una canzone di sottofondo e questa scena… è tagliata ma fidatevi, ce l’ho nel cuore!)

Una volta tornati nel territorio di Ravnhov, Hirka comprende che il suo destino è allontanarsi da Ym, salvare tutti e impedire agli Orbi di passare tra i portali aperti, parrebbe, a causa della sua presenza. Hlosnian, l’ammaliapietre che viveva a Elveroa, è anche lui a Ravnhov ed è disposto ad aiutarla ad attraversare il passaggio ma Rime le chiede di aspettare sette giorni: il tempo di tornare a Mannfalla, convincere il resto di Kolkagga delle menzogne del Consiglio e uccidere Urd per tutto ciò che ha fatto.

Quando il tempo scade, Hirka si dirige verso il cerchio di pietra, dentro un cratere sulla vetta della montagna: è il passaggio per un altro mondo, quel mondo a cui deve far ritorno. Prima che Hlosian possa iniziare, arriva Urd con diversi guerrieri e la fa prigioniera per offrirla agli Orbi in cambio di salvezza e potere per se stesso. Fortunamente Rime, i suoi compagni Kolkagga e alcuni guerrieri di Ravnhov li raggiungono in tempo e in una battaglia all’ultimo sangue riescono a salvare Hirka e Hlosian ma la magia scaturita è potente e viene risvegliato il drago che dimora nella montagna che erutta fuoco e lava distruggendo ogni cosa intorno a sé.
I nostri protagonisti riescono a salvarsi grazie a un passaggio che li porta dritto nella sala del rito a Mannfalla e Rime in preda alla rabbia, attorniato dai corvi e dominato dal Dono che esplode potentissimo dentro di lui smaschera il Consiglio davanti a tutti e si erge a capo di esso.

“Sono figlio di Gesa, figlia di Ilume della casata An-Elderin. Sono qui per rivendicare il mio diritto al seggio.
Basta con le menzogne, Eir. Avete fallito. Urd è morto. Dilaniato da quegli Orbi che aveva portato qui. Per tutti questi giorni il nemico era tra di voi, ma non lo avete riconosciuto. Non avete fatto nulla. Sono qui per rivendicare il mio diritto al seggio.”

Dopo il caos nella sala del Rito, squassata dal Dono di Rime, Hirka si risveglia nell’accampamento di Kolkagga a Blindból dove è stata portata per tenerla al sicuro dal caos di Mannfalla perché le ipotesi sono tante e variegate: Hirka ha ucciso il Veggente, Hirka è il veggente stesso, è a causa sua che il Veggente non esiste, lei è il marciume..
Nonostante un periodo di guarigione e allenamento sotto le direttive del capo di Kolkagga, Hirka non dimentica il proprio destino, vorrebbe rinnegarlo, ma sa che è solo questione di tempo prima che debba andarsene verso un mondo ignoto. Dopo la cerimonia di passaggio di potere tra Eir e Rime – cerimonia alla quale lei partecipa travestita da Kolkagga per non farsi riconoscere da nessuno, men che meno da Rime – è giunto il momento di abbandonare Ymslanda.
Quando si appresta agli ultimi saluti, irrompe Rime e fa di tutto per impedirle di partire ma Hirka sa che il suo destino è quello – anche solo per fermare l’avanzata di quegli esseri terribili e tremendamente malvagi che sono gli Orbi. 

Ed è così, con un saluto e una promessa a fior di labbra, che il primo capitolo di Raven Rings si conclude:

“Urd aveva trovato un modo. Anch’io troverò un modo. Ti troverò. E ti porterò la verità sul marciume.”
Hirka sentì che ci credeva. Lei invece no. Ma si lasciò ugualmente infiammare da quelle parole.
[..] Hirka si liberò a malinquore dalla stretta di Rime. “Segui i corvi”, disse, e alzò le spalle. Rime non rispose. Lei si rimise la sacca, ed entrò tra le pietre.
Lo spazio tra i mondi la inghiottì.

Ecco tutte le stupende tappe! Fatemi sapere cosa ne pensate 📚

E ricordatevi che “Il Marciume” vi aspetta in libreria! 

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